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Viterbo - Peppe Sini (Centro ricerca per la pace) inizia lo sciopero della fame e si appella alla presidente del Senato Casellati affinché il provvedimento del governo sia bocciato

“Col decreto sicurezza sarà strage degli innocenti nel Mediterraneo”

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Peppe Sini del Centro di ricerca per la pace

Peppe Sini del Centro di ricerca per la pace

Viterbo – “Sciopero della fame contro il decreto sicurezza”. Peppe Sini, responsabile del Centro di ricerca per la pace, ha deciso di manifestare la contrarietà al provvedimento del governo in discussione al senato. Unendosi a chi già ha iniziato la forma di protesta.

“Anch’io – scrive Sini in una lettera indirizzata alla presidente del Senato Casellati – seguendo l’esempio di alcune persone amiche che digiunano già da oltre una settimana, inizio un digiuno nonviolento per testimoniare la mia opposizione al cosiddetto decreto sicurezza della razza bis, decreto che ha come effetto reale – mostruoso effetto – di provocare la morte di naufraghi innocenti.

Quei naufraghi nel Mediterraneo che i soccorritori volontari avrebbero potuto salvare, ma che il governo italiano, con questo decreto sabotando e perseguitando i soccorritori, ottiene il risultato di lasciare senza soccorso e in assenza di soccorso quelle vittime innocenti moriranno”.

La lettera di Sini è un atto di condanna contro quello che ritiene un provvedimento ingiusto. “È la strage degli innocenti nel Mediterraneo – continua la lettera di Sini – a poche bracciate dal nostro paese. È la strage dei naufraghi che l’Italia potrebbe e dovrebbe salvare. È la strage dei superstiti dei lager libici che l’Italia potrebbe e dovrebbe salvare. È la strage degli innocenti in fuga da guerre e fame, da dittature e schiavitù, innocenti che l’Italia potrebbe e dovrebbe salvare.

Salvare le vite è il primo dovere”.

Peppe Sini spiega le ragioni che lo hanno portato a scrivere alla presidente Casellati. “Credo che i miei sentimenti possano essere anche i suoi”.

Quindi argomenta: “Di questa strage degli innocenti anch’io mi sento responsabile – prosegue Sini – e il digiuno nonviolento è appunto un atto di assunzione di responsabilità, non una forma di ricatto morale verso altri, ma un’assunzione personale di responsabilità.

Essere umano sono e cittadino italiano, e di ciò che fa il mio paese io mi sento responsabile, come mi sento responsabile di ciò che accade nel mondo: della violenza che costringe le persone ad abbandonare ogni bene per sfuggire alla morte, degli orrori dei lager libici, della strage nel Mediterraneo, della ferocia mafiosa e schiavista”.

Sentire il peso, ma avere al tempo stesso poco margine di manovra. “Il mio potere è minimo, ma questo minimo potere devo esercitarlo per cercare di contrastare l’orrore, per cercare di difendere la vita, la dignità e i diritti di tutti gli esseri umani. È il dovere di ogni essere umano che voglia dare un significato alla propria esistenza.

La regola morale condivisa da tutte le grandi tradizioni di pensiero recita infatti: agisci nei confronti delle altre persone così come vorresti che le altre persone agissero verso di te. Salvare le vite è il primo dovere”.

Peppe Sini si rivolge a Casellati per il passaggio del decreto in senato. “Vorrei poter confidare che tante senatrici e tanti senatori condividano il punto di vista che è anche il mio: ovvero che salvare le vite umane è il primo dovere e che pertanto un decreto che ostacola l’adempimento di tale dovere è intrinsecamente illegittimo, e un’assemblea legislativa non può che rigettarlo.
E vorrei aggiungere che se sedessi nel consesso che lei presiede mi adopererei a porre una questione pregiudiziale di costituzionalità del decreto. Sono infatti persuaso che quel decreto confligga con alcuni fondamentali principi della Costituzione della Repubblica Italiana”.

Sini si pone e pone una domanda: “Come potrebbe un legislatore votare un provvedimento di cui abbia certezza, o anche solo il sospetto, che provocherà la morte di esseri umani innocenti?
Mi sembra che questo sia il punto decisivo”.

Da qui l’auspicio: “”Sarei infinitamente grato se lei e le sue colleghe ed i suoi colleghi voleste respingere quel decreto di cui con ragionevole certezza si può dire che: confligge con articoli fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana, confligge con elementi cardinali del diritto internazionale, ha come esito possibile (e si potrebbe anche dire: probabile ed a mio modesto parere certo) la morte di esseri umani innocenti”.


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5 agosto, 2019

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