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Viterbo - Teatro Caffeina - Un Vittorio Sgarbi, in grande spolvero, regala un'esaltante e suggestiva lezione su uno dei più straordinari geni di tutti i tempi - FOTO E VIDEO

“Leonardo un artista in competizione con Dio…”

di Alessandro Gatti
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Viterbo - Vittorio Sgarbi racconta Leonardo da Vinci al teatro Caffeina

Viterbo – Vittorio Sgarbi racconta Leonardo da Vinci al teatro Caffeina

Viterbo - Vittorio Sgarbi racconta Leonardo da Vinci al teatro Caffeina

Viterbo – Vittorio Sgarbi racconta Leonardo da Vinci al teatro Caffeina

Viterbo - Vittorio Sgarbi racconta Leonardo da Vinci al teatro Caffeina

Viterbo – Vittorio Sgarbi racconta Leonardo da Vinci al teatro Caffeina

Viterbo - Vittorio Sgarbi racconta Leonardo da Vinci al teatro Caffeina

Viterbo – Vittorio Sgarbi racconta Leonardo da Vinci al teatro Caffeina

Viterbo - Vittorio Sgarbi racconta Leonardo da Vinci al teatro Caffeina

Viterbo – Vittorio Sgarbi racconta Leonardo da Vinci al teatro Caffeina

Viterbo – “L’immagine, come la musica, ha il potere di un linguaggio universale e la pittura è stata, per Leonardo da Vinci, un atto mentale. In quanto atto della mente è intuizione assoluta. Uno strumento nelle mani dell’artista per entrare in competizione con Dio. Una sfida per dare forma sempre nuova al Creato in divenire”. Un Vittorio Sgarbi in grande forma regala un’esaltante e suggestiva lezione su uno dei più grandi artisti di tutti i tempi.

Ieri sera, al teatro Caffeina, il critico d’arte ha tenuto una lectio magistralis su Leonardo da Vinci dimostrando concretamente, e ancora una volta, la sua teoria in merito alla contemporaneità dell’arte. Lo ha fatto parlando di un artista per il quale “disegnare è astrazione ideale che conferisce concreta forma al Creato”.

Nel corso della serata Sgarbi ha spiegato come per Leonardo da Vinci “la realizzazione di un’opera d’arte sia il risultato di una perfezione ideale. Perfezione ideale che è nella mente di Dio quando crea il mondo e che rivive poi nell’artista quando è lui in prima persona a espandere lo stesso creato di Dio”.

Ecco dunque che Sgarbi sottolinea come “il genio di Leonardo da Vinci non risieda nel voler imitare o riprodurre una realtà oggettiva come in una mimesis artistica, quanto piuttosto nel voler creare. Creare dando un corpo concreto a quella realtà che immagina con assoluta perfezione, e in primo luogo, nella sua mente”.

“Leonardo da Vinci vuole entrare in competizione con Dio – spiega Sgarbi -, vuole farlo per mezzo di un’arte gravida di futuro. Un’arte carica di un tempo che non è il suo, ma il nostro”.

“Siamo nel 2019 – sentenzia Sgarbi -, esattamente 500 anni fa moriva Leonardo da Vinci. La sua vita è stata lunga come la mia. Lui vive nelle opere che ha lasciato alla storia e vive in me che guardo quelle opere senza tempo. Vive in me che sono oggi; nel mio tempo. Quando Leonardo immagina di poter volare lo ha già fatto ed ha, in questo modo, anticipato la nostra epoca suggerendo alle tecnologie del futuro come mettere in atto la sua idea di creazione”

Ed eccolo tornare, dunque, quel concetto tipico che Sgarbi ha più volte ribadito nei suoi svariati interventi: “Tutta l’arte è contemporanea”. Era stato questo il leit motiv del suo saggio dal titolo L’arte è contemporanea. Ovvero l’arte di vedere l’arte, edito da Bompiani lo scorso 2012.

Anche ieri sera, e ancora per una volta, Vittorio Sgarbi ha ribadito l’idea che l’arte è in continuo divenire. La visione di un arte che “si presenta all’uomo contemporaneo, che la osserva, come perpetuo e perentorio crearsi del mondo”.

Il tempo della contemporaneità diventa quindi “un dato semplicemente cronologico e non ideologico”.

Ancora una volta Sgarbi ha invitato l’osservatore a “concentrarsi sul qui ed ora dell’arte, guardando all’opera come un qualcosa che è esistito e continua a vivere” in chi, nel suo tempo, continua ad ammirarne la bellezza e, sempre nel suo tempo, continua a interpretarne e ricercarne il significato.



Ed è proprio sulla linea di questi concetti che lo sguardo critico di Sgarbi assimila l’agire del genio artistico di Leonardo da Vinci a quello di artisti cari alla nostra contemporaneità.

Viene citata a questo proposito “La fontana orinatoio di Duchamp”.



“Anche qui – osserva Sgarbi -, viene preso un oggetto reale e tolto dal proprio logico contesto. Una cosa reale e di uso quotidiano che viene privata del proprio senso logico, per essere astratta e trasformata così in un’idea artistica”.

Come Duchamp lascia che l’oggetto di uso comune si trasformi in opera d’arte, una volta tolto dal suo contesto per mezzo dell’astrazione, così Leonardo da Vinci lascia che molte delle sue opere restino volutamente incompiute, “poiché la mano dell’artista non può arrivare dove è già arrivata la sua mente”.

“In Leonardo come nei contemporanei del Dadaismo, l’arte non è la perfezione del tratto o il frutto di una mano abile, né la ricerca minuziosa di come miscelare e accostare i colori. L’arte è piuttosto il tentativo di dare una forma alla perfezione di un’idea”, sottolinea Sgarbi.

E’ quest’idea, pertanto, ad essere sufficiente a se stessa a tal punto che, nelle opere leonardesche lasciate incompiute, come L’Adorazione dei Re Magi agli Uffizi o il San Girolamo dei Musei Vaticani, “la mano arriva a non avere più niente da raccontare”. La mano è dell’uomo, il pensiero è di Dio.

Alessandro Gatti 


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3 settembre, 2019

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