Viterbo – (g.f.) – C’era una volta Forza Italia e c’è ancora. Non proprio in forma come un tempo, ma gli azzurri esistono e resistono. O almeno ci provano.
E se il presente non regala grosse soddisfazioni alle urne, ci si può rifugiare in un passato, quando i numeri sorridevano agli uomini di Berlusconi.
Sono tutti raccolti nel libro di Fabrizio Cicchitto, politico e saggista: “Storia di Forza Italia 1994 – 2018”.
Venticinque anni di storia presentati ieri sera in sala Regia a palazzo dei Priori, con il sindaco Giovanni Arena, il consigliere Giulio Marini, che il partito a Viterbo lo hanno fondato. Presente l’autore Cicchitto.
Non guarda solo alla storia, ma affronta anche il presente: “Quando sento Salvini parlare di sovranismo delle nazioni in Europa – dice Cicchitto – questo porterebbe le nazioni una contro l’altra armata”. E la Lega di Salvini non è quella della prima ora, di Bossi. “Il sovranismo di Salvini – continua Cicchitto – è diverso dalla prima Lega. Stiamo scherzando con il fuoco”.
Sul Carroccio: “Ha due storie – continua Cicchitto – c’è la prima, e poi Salvini, col quale è emerso il sovranismo e l’uscita dall’euro. Una contraddizione. Come reagirebbero le imprese del Nord? Una contraddizione”: Rispetto alla prima Lega, che portava avanti le istanze dell’imprenditoria settentrionale.
Su Forza Italia si augura che possa andare ben oltre il 5%. “Facendo politica – precisa Cicchitto – non facendo la ruota di scorta. Si rischia d’essere a copertura di una una coalizione che non è il centrodestra, ma destra destra. Questa è un’alleanza subalterna”.
Nel suo intervento, Arena torna alla “grande intuizione” di Berlusconi nel 1994 fondando FI: “Per far fronte a quella che poteva essere la vittoria dei comunisti”.
Il pericolo rosso è passato, adesso gli azzurri ne hanno un altro, non meno insidioso: “Oggi siamo qui a difendere il fortino”. Riferimento alla perdita di consenso: “Ma noi crediamo ancora al presidente Berlusconi che ci consentirà di tornare al governo del paese”.
Il momento politico non è facile. “Richiede a ognuno di noi una profonda riflessione e spero che si apra in Forza Italia, ma non in termini di rotture, con ripercussioni che sarebbero negative”.
Per Marini è stato un lungo periodo. A volte bello, altre meno. Tra i primi, sicuramente c’è una data: il 1997. “Quando al ballottaggio – ricorda Marini – abbiamo vinto il ballottaggio in provincia, per la prima volta dopo 40 anni.
Fui chiamato dal partito per girare uno spot e mi ricordo Berlusconi attentissimo a sistemarci persino i polsini della camicia. Come un padre. Era la sua intuizione, voler rappresentare un modello fatto di persone educate, anche formalmente corrette”.
Quello meno piacevole, il 2011 con la caduta del governo e l’arrivo del tecnico Monti: “Fu un dramma politico interno”.
A moderare l’incontro, Alessandro Fonti e tra gli interventi, quello di Ernesto Auci, opinionista politico. Per impegni, assente il senatore Francesco Battistoni. A portare i saluti del partito locale, il coordinatore provinciale Alessandro Romoli.
In sala, sindaci, amministratori e simpatizzanti. Non molti. Quelli che ancora tengono duro.




