Vetralla – “È in cella da solo, in un ambiente ostile qual è quello del carcere. È anziano, sta male ed è molto sofferente. Spera di uscire il prima possibile”. L’avvocato Giancarlo Luzi è il legale dell’87enne condannato per aver violentato la sua badante, una 21enne bielorussa arrivata in Italia dopo il disastro di Chernobyl.
Luzi ha incontrato il suo assistito martedì, 24 ore dopo che per l’anziano si sono aperte le porte del penitenziario di Mammagialla. “È in cella da solo – racconta l’avvocato -, in una ambiente ostile qual è quello del carcere. Ha 87 anni e gravissimi problemi di salute. Sta male ed è molto sofferente. Resta comunque abbastanza sereno, ma solo perché è un uomo di vecchio stampo abituato alla sofferenza. Spera però di uscire di cella il prima possibile. Vuole tornare a casa”.
Per l’anziano, che soffrirebbe di malattie cardiovascolari e d’insufficienza respiratoria cronica, l’avvocato Luzi ha presentato al magistrato di sorveglianza un’istanza di espiazione della pena agli arresti domiciliari: l’87enne deve scontare tre anni e mezzo in via definitiva. “La documentazione è corposa – spiega il legale – e si fonda su una relazione redatta da un consulente della difesa in cui si attestano le varie malattie dell’uomo, che sono incompatibili con il regime carcerario”. Ma prima di esprimersi, il magistrato di sorveglianza avrebbe chiesto ai sanitari di Mammagialla di visitare l’anziano per accertare l’effettiva sussistenza delle patologie che impedirebbero la custodia in carcere. I medici dovranno poi redigere una relazione, che ancora non sarebbe finita sulla scrivania del magistrato. “Il mio assistito – conclude l’avvocato Luzi – ha un quadro di salute molto degradato e credo che la risposta dei sanitari del carcere si allineerà a quella del nostro consulente”.
È il 2005 quando la vittima, allora 19enne, viene in Italia scappando dall’inferno di Chernobyl. Rimasta orfana, viveva in un collegio in Bielorussia. A Vetralla trova una famiglia che la accoglie e le dà lavoro come badante. Ma quando l’anziano che accudisce diventa vedovo, per lei comincia l’incubo. È il 2007 e l’uomo, che è come un padre e al quale è tanto riconoscente per averla cresciuta e ospitata, ha 75 anni.
Un incubo fatto di palpeggiamenti, avances, richieste sessuali e lui che gira nudo per casa 24 ore su 24. Gli approcci fisici sarebbero stati cercati anche con violenza. Nell’estate del 2012 sarebbe arrivato a scaraventare la ragazza a terra facendola finire al pronto soccorso con una lesione allo sterno. Ma lei ricorda anche di essere stata sbattuta sul letto, di aver perso i sensi e di essersi ritrovata nuda al risveglio. Cinque anni di abusi, nel più totale silenzio della giovane. Per vergogna, paura di dover tornare in Bielorussia, gratitudine per essere stata accolta come una figlia e dipendenza economica dall’anziano. Alla fine riuscirà ad aprirsi con lo psicologo che la seguiva e con un’amica, che la convinceranno a denunciare.
In procura finiscono tre certificati medici e alcune conversazioni che la ragazza era riuscita a registrare. Per l’uomo inizia il processo, e nel 2015 il tribunale di Viterbo lo condanna a tre anni e nove mesi per violenza sessuale, lesioni e maltrattamenti in famiglia. Da quest’ultima accusa è stato assolto dalla corte d’appello di Roma, che ha accorciato la pena a tre anni e mezzo. La sentenza di secondo grado è però diventa definitiva, dopo che la Cassazione ha respinto il ricorso della difesa contro la pronuncia della corte d’appello. Lunedì i carabinieri di Vetralla hanno così eseguito l’ordine d’arresto in carcere e hanno portato l’anziano a Mammagialla. A 87 anni. Del caso se ne sta interessando anche dall’avvocato Giuliano Migliorati.
Raffaele Strocchia
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