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80mila euro di gioielli ricettati, “gravemente depresso” il sessantenne sotto accusa

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Viterbo - Tribunale - Carabinieri

 Tribunale – Carabinieri

Ronciglione – (sil.co.) – Colpo di scena al processo in cui un sessantenne d’origine pugliese, residente a Cellere, è imputato di ricettazione per un furto di gioielli del valore di oltre 80mila euro messo a segno in un’abitazione di amici di famiglia a Ronciglione nell’estate del 2015. 

L’uomo, che fu fermato con la refurtiva nelle tasche dai carabinieri di Copertino, in provincia di Lecce, sarebbe infatti sotto processo per fatti relativi allo stesso episodio in Puglia, dove una perizia psichiatrica lo ha però dichiarato “incapace stare a giudizio a causa di una gravissima forma di depressione”, seppure “reversibile” con opportune cure, secondo il medico che lo ha visitato, per il quale però l’imputato era “incapace di intendere e di volere al momento dei fatti”

Difeso dall’avvocato Giuliano Migliorati nel processo in corso davanti al giudice Giacomo Autizi del tribunale di Viterbo, ieri per lui sarebbe dovuto essere il giorno della sentenza. Ma vuoi per l’assenza della vittima, parte civile con l’avvocato Vincenzo Petroni, vuoi per l’esito della perizia psichiatrica, resa nota in questi giorni dal suo avvocato pugliese, l’udienza è stata rinviata al 24 febbraio, quando si saprà se nel frattempo le condizioni cliniche dell’imputato sono cambiate.

Intanto dalla Puglia sono venuti apposta due carabinieri con il grosso della refurtiva, che non è stata ancora riconsegnata alla vittima, in attesa di un riconoscimento dal vivo oltre a quello fotografico. Il giudice Autizi, essendo la donna assente per motivi di salute, ha deciso di disporre comunque il dissequestro, che adesso dovrà però essere disposto anche dal magistrato pugliese che ha in carico il caso. Ragion per cui la coppia di militari è ripartita per Lecce con il “tesoretto”, che dovrà essere riportato a Viterbo fra quattro mesi.

“In quell’oro c’è la storia di una vita, la vita della mia famiglia”m aveva detto la donna in aula all’udienza dello scorso 12 settembre. Solo due monili sono stati finora restituiti alla 59enne che ha sporto denuncia nel 2015: un serpente d’oro lungo 30 centimetri con gli occhi di rubino e un portachiavi con le iniziali dei genitori. 

Il resto, dopo oltre quattro anni, lo ha riconosciuto in fotografia. Ogni immagine un colpo al cuore.“Quello è il bracciale di oro antico che mi ha regalato mio marito al primo anniversario. Quella è la ‘emme’ d’oro che mi hanno regalato per i miei 50 anni. Lì c’è la medaglietta del mio gruppo sanguino ‘zero’. Là la medaglia regalata alla nonna dal circolo polivalente di Ronciglione. Gli orologi piccoli me li hanno regalati per la cresima e la comunione. In tutto questo oro c’è la storia di una vita, la vita di una famiglia”, ha detto e ripetuto più volte, commossa ed emozionata nel sapere che i gioielli sono stati ritrovati, anche se non le sono stati ancora restituiti. 

L’imputato è stato bloccato con le tasche rigonfie di gioielli in Puglia il 14 settembre 2015. Tra i molteplici oggetti d’oro spariti dall’abitazione della 59enne di Ronciglione, in pratica tutti i gioielli di famiglia, sono annoverati dieci spille, sei collane, cinque bracciali, un fermacravatta, anelli con topazi, brillanti, smeraldi e altre pietre preziose, un orologio da uomo e due da donna, sette paia di orecchini, sette punti luce. Per ora tornati in Puglia e custoditi tra i copri di reato. 


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