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Ok all’istituzione del garante comunale per i diritti dei detenuti

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Viterbo - Il carcere Mammagialla

Viterbo – Il carcere Mammagialla

Giacomo Barelli

Giacomo Barelli

Viterbo - Massimo Erbetti

Viterbo – Massimo Erbetti

Viterbo – La prima commissione (Affari generali) dà il via libera alla figura del garante comunale per i diritti dei detenuti. Una conquista storica per la città di Viterbo. L’approvazione, all’unanimità, ieri mattina, durante la seduta della commissione nell’aula consiliare di Palazzo dei Priori. La proposta è dei consiglieri Giacomo Barelli (Forza civica) e Massimo Erbetti (Movimento 5 stelle).

Adesso la palla passa al prossimo consiglio comunale per l’approvazione definitiva.

“Il lavoro fatto in commissione – ha detto Barelli – è la migliore risposta che il consiglio comunale potesse dare alla drammatica emergenza del carcere di Mammagialla. Non posso che ringraziare i consiglieri Massimo Erbetti e Andrea Micci che con me hanno portato avanti questa iniziativa. La prova che la politica, quando lavora su problematiche concrete con competenza e capacità, produce effetti positivi per la città. Al di là di ogni schieramento”.

Il garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale è un’autorità di garanzia, collegiale e indipendente, che ha la funzione di vigilare su tutte le forme di privazione della libertà. Dagli istituti di pena alla custodia nei luoghi di polizia, fino alla permanenza nei centri di identificazione ed espulsione, alle residenze di esecuzione delle misure di sicurezza psichiatriche ai trattamenti sanitari obbligatori.

“Sul territorio – spiega Erbetti – operano anche i garanti provinciali e comunali che ricevono segnalazioni sul mancato rispetto della normativa penitenziaria e sui diritti violati o parzialmente attuati dei detenuti, rivolgendosi all’autorità competente per chiedere chiarimenti o spiegazioni, sollecitando inoltre gli adempimenti o le misure necessarie. Il loro operato si differenzia pertanto nettamente, per natura e funzioni, da quello degli organi di ispezione amministrativa interna e della stessa magistratura di sorveglianza”.

Il garante per i diritti dei detenuti di Viterbo verrà nominato dal sindaco, “scegliendo – come sta scritto nel provvedimento approvato dalla prima commissione – fra persone di indiscusso prestigio e di notoria fama nel campo delle scienze giuridiche, dei diritti umani e delle attività sociali negli istituti di prevenzione e pena e nei centri di servizio sociale”. Il garante, che svolgerà la propria attività gratuitamente, “resta in carica 5 anni”. L’incarico può essere rinnovato una sola volta.

La figura del garante, istituito per la prima volta in Svezia nel 1809 con il compito di sorvegliare l’applicazione delle leggi e dei regolamenti da parte dei giudici e degli ufficiali, nella seconda metà dell’Ottocento si è popi trasformato in un organo di controllo della pubblica amministrazione e di difesa del cittadino contro ogni abuso.

“Il garante comunale – prosegue Erbetti – può effettuare colloqui con i detenuti e visitare gli istituti penitenziari senza autorizzazione. Promuove inoltre l’esercizio dei diritti e delle opportunità di partecipazione alla vita civile e di fruizione dei servizi comunali delle persone private della libertà personale”.

Una scelta, quella di istituire la figura del garante, “dettata anche – ha sottolineato Barelli – dalla situazione esplosiva del carcere di Mammagialla che conta 612 detenuti per una capienza di 432 con un sovraffollamento di oltre il 40%, con 100 detenuti psichiatrici, di cui 20 definiti acuti”.

Il carcere di Mammagialla conta inoltre 175 boss mafiosi di secondo livello a fronte di una capienza di 150. “Solo nel 2018 – sottolinea Barelli – si sono verificati ben tre suicidi e nel 2019 un omicidio. Tutto ciò con una carenza di personale sorvegliante di circa 40 agenti in meno rispetto a quanti invece servirebbero. L’altissimo tasso di disagio sociale che caratterizza la popolazione carceraria viterbese evidenzia una situazione che rende indispensabile il potenziamento delle opportunità di inserimento sociale anche con l’obiettivo di prevenire nuovi reati”.

Daniele Camilli


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