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Viterbo - La denuncia dei detenuti al Consiglio d'Europa - Il Comitato antitortura: "C'è uno schema di maltrattamenti inflitti deliberatamente" - Dalle manganellate agli insulti, le accuse dei carcerati

“Pestaggi a Mammagialla, c’è una squadretta punitiva di poliziotti”

di Raffaele Strocchia
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Viterbo - Il carcere Mammagialla

Viterbo – Il carcere Mammagialla

Viterbo – A Mammagialla esisterebbe un gruppo punitivo della polizia penitenziaria. Emerge dall’ultimo rapporto del Comitato antitortura del consiglio d’Europa, dopo il sopralluogo effettuato lo scorso marzo nel carcere di Viterbo. Sono stati gli stessi detenuti, che hanno denunciato “un numero considerevole di maltrattamenti da parte del personale”, a far “riferimento all’esistenza di una squadretta, ovvero di un informale gruppo di intervento punitivo della polizia penitenziaria”. “Numerosi prigionieri – scrive il comitato – hanno indicato alcuni agenti carcerari e ispettori come i responsabili di diversi episodi di presunti maltrattamenti. Le accuse riguardano soprattuto il personale del Gom, il Gruppo operativo mobile, che opera nell’unità di detenzione separata 41-bis”. Ovvero nelle celle del carcere duro.

Nel rapporto si parla di manganellate e pestaggi: i detenuti sarebbero stati presi a calci, pugni e schiaffi su tutto il corpo. A uno sarebbero state addirittura bruciate le dita dei piedi, “per accertare – sottolinea il comitato – se stesse fingendo lo stato catatonico”. Un altro sarebbe stato colpito in testa con le chiavi delle celle, che sono di metallo. Non mancherebbero neppure gli insulti razzisti. “Provocazioni”, secondo i carcerati. “I presunti maltrattamenti –  riporta il comitato – sarebbero avvenuti principalmente sulle scale non coperte dalla videosorveglianza e nella sezione d’isolamento. Sono stati inflitti ai prigionieri che avrebbero avuto comportamenti di sfida, durante le ricerche dei cellulari o dopo un alterco con il personale di custodia”.

Il detenuto al 41-bis a cui sarebbero stati bruciati i piedi, ha anche denunciato di essere stato preso a manganellate sulle gambe da “sette Gom entrati nella sua cella con l’equipaggiamento antisommossa”. Mentre un altro sarebbe stato “assalito alla schiena da otto agenti penitenziari che lo avrebbero spinto facendolo cadere, per poi prenderlo a calci e pugni su varie parti del corpo”. La commissione europea antitortura evidenzia che, “in diversi casi, nelle cartelle cliniche dei detenuti sono state trovate voci compatibili con i maltrattamenti denunciati”. E i referti parlano di dolori alle ginocchia e gonfiori alle braccia, di contusioni, ecchimosi ed ematomi alle mani e tra gli occhi e le tempie. Un carcerato avrebbe “lamentato una visione offuscata dall’occhio destro”. Di un altro il medico “riferisce che non sente correttamente e sospetta una lesione della membrana timpanica”. Poi lividi ed escoriazioni a gambe, orecchie, piedi, torace, zigomi e braccia. Ma c’è anche chi avrebbe detto alla delegazione del consiglio d’Europa di aver avuto “paura di sollevare accuse di maltrattamenti quando è stato portato dalle guardie carcerarie dal dottore per la mancanza di riservatezza dell’esame e per il tono intimidatorio del medico”.

Il Comitato antitortura del consiglio d’Europa si dice “seriamente preoccupato” e sostiene che a Mammagialla ci sia “uno schema di maltrattamenti spropositati e inflitti deliberatamente dagli agenti penitenziari, spesso come reazione punitiva per il comportamenti di alcuni detenuti”. E ricorda che “qualsiasi forma di maltrattamenti è illegale, totalmente inaccettabile e da sanzionare adeguatamente”. Poi conclude: “Il carcere di Viterbo, alla luce di questo apparente schema di maltrattamenti inflitti deliberatamente, ha certamente bisogno di una maggiore supervisione manageriale sul personale. Anche da parte delle autorità italiane, che dovrebbero migliorare la formazione del personale e indagare efficacemente sulle denunce sporte dai detenuti”.

Raffaele Strocchia


Articoli: Lega: “Vogliamo rispetto per il corpo di polizia penitenziaria” – Proietti (FI): “Solidarietà agli agenti di polizia penitenziaria di Mammagialla” – Sappe: “Dal Cpt ‘una sentenza’ superficiale e priva di contraddittorio” – Uspp: “A Mammagialla i torturati sono gli agenti penitenziari” – Costantino (Fns Cisl): “Nelle carceri si lavora male per sovraffollamento, strutture inadeguate e carenza di personale” – Capriccioli (+Eu): “Inquietante il rapporto su Mammagialla, intervenga il ministro Bonafede” – Il Cpt: “A Mammagialla detenuti pestati e maltrattati: a uno bruciati pure i piedi”


Le denunce dei detenuti a Mammagialla riportate nel rapporto del Comitato antitortura del consiglio d’Europa


“Comportati come un uomo”, e giù calci e pugni
“Un detenuto ha affermato che il primo febbraio 2018, mentre scendeva le scale che conducono al cortile, è stato presumibilmente assalito alla schiena da un gruppo di otto agenti penitenziari che lo hanno spinto facendolo cadere. Successivamente, gli avrebbero inflitto una serie di calci e pugni su varie parti del suo corpo. Il detenuto è poi stato riportato nella sua cella dagli stessi membri dello staff che gli avrebbero detto di ‘comportarsi come un uomo’.
Più tardi, nello stesso giorno, il detenuto ha chiesto di andare dal medico del carcere, ma sarebbe stato visitato in presenza del personale di custodia che avrebbe detto al medico che il detenuto era caduto sulle scale. La seguente voce è stata registrata nel suo fascicolo medico: “Dopo una caduta delle scale (riferita da un agente del carcere) l’esame obiettivo mostra una contusione ecchimica della regione orbitale e temporale destra, pupille uguali e reattive, contusione escoriata della mano sinistra, dolore alla palpazione del ginocchio destro”. Dal momento che il detenuto si sarebbe lamentato della visione offuscata dall’occhio destro, è stato sottoposto a un esame oftalmologico il 3 febbraio 2018: ‘Ematoma del sopracciglio inferiore e superiore destro e iperemia congiuntivale'”.

Colpito in faccia con la chiave della cella
“Un detenuto ha affermato che il 30 dicembre 2018, dopo un alterco con una guardia che lo avrebbe deliberatamente fatto inciampare al suo ritorno dall’esercizio all’aperto, sarebbe stato colpito in faccia dalla stessa guardia con una chiave di metallo della cella e sarebbe stato preso a calci.
Il detenuto, il giorno stesso, è stato visitato dal medico del carcere che nella cartella clinica ha scritto: ‘Piccola escoriazione nella regione zigomatica sinistra e un leggero gonfiore nella regione laterale del terzo distale del braccio destro. Secondo quanto riferito, è accaduto durante una lotta con un agente di polizia penitenziaria’”.

Gli bruciano le dita dei piedi e lo prendono a manganellate sulle gambe
“Un detenuto al 41-bis ha affermato che, il 16 gennaio 2019, un ispettore femminile sarebbe entrato nella sua cella e gli avrebbe bruciato le dita dei piedi con un accendino per accertare se stesse fingendo uno stato catatonico. Ha inoltre affermato che, il 26 gennaio 2019, un gruppo di sette agenti Gom sarebbe entrato nella sua cella con l’equipaggiamento antisommossa e gli avrebbe inferto diversi colpi di manganello alle gambe.
Il detenuto il 2 febbraio 2019 è stato visitato da un medico esterno che nel certificato allegato alla cartella clinica ha registrato: ‘Cicatrici e riepitelizzazione in seguito a lesioni da ustioni, due centimetri di larghezza; lividi su entrambi i piedi e sulle gambe; nessun livido nella parte superiore del corpo. Gli infortuni alle dita dei piedi potrebbero essere collegati a un’azione di autolesionismo, tenendo conto della vita precedente del detenuto'”.

Pestato dopo il ritrovamento di un cellulare
“Un detenuto ha affermato che il primo febbraio 2019, dopo il ritrovamento di un telefono cellulare nella sua cella, da un gruppo di agenti del carcere, che indossavano guanti di pelle nera, sarebbe stato preso a pugni su varie parti del corpo per un periodo prolungato. Il motivo del pestaggio sarebbe stato, apparentemente, quello di indurre il detenuto a spiegare come fosse riuscito a introdurre clandestinamente il cellulare nel penitenziario.
Il detenuto ha detto alla delegazione che ha avuto paura di sollevare accuse di maltrattamenti quando è stato portato dalle guardie carcerarie dal dottore per la mancanza di riservatezza dell’esame e per il tono intimidatorio del medico. Pertanto la voce medica afferma semplicemente: ‘Il detenuto è stato esaminato su richiesta della polizia penitenziaria. Si rifiuta di sollevare la maglietta e di abbassare i pantaloni, il che rende impossibile la visita. Mostra un atteggiamento non collaborativo'”.

Preso a calci e pugni sulle scale
“Un altro detenuto, anche lui coinvolto nell’operazione di ricerca cellulare di cui sopra, ha confermato separatamente le accuse e ha affermato che il primo febbraio 2019 è stato preso a pugni e calci su varie parti del corpo da un gruppo di agenti del carcere sulle scale che conducono alla sezione 2C del padiglione D1.
Alle 22 dello stesso giorno è stato visto dal medico del carcere che nella cartella clinica ha registrato: ‘Il detenuto è stato esaminato su richiesta del personale del carcere e mostra lividi escoriati sul torace, sul braccio sinistro e sull’orecchio sinistro. Si riferisce che non sente correttamente e si sospetta una lesione della membrana timpanica’”.


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22 gennaio, 2020

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