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Rimborsi non dovuti per il figlio trapiantato, padre assolto ma finisce a processo la madre

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L'avvocato Luigi Mancini

L’avvocato Luigi Mancini

Viterbo – (sil.co.) – Rimborsi non dovuti per le spese sostenute dalla famiglia durante il ricovero del figlio malato al Bambin Gesù per un trapianto di midollo osseo, nonostante il padre sia stato assolto lo scorso 10 aprile il processo continua per la madre imputata in concorso col marito per indebita percezione di erogazioni a danno dello stato.

I fatti risalgono a otto anni fa e per fortuna il bambino sta bene. 

Al centro della vicenda scontrini e fatture per le spese sostenute, nel 2012, ben oltre il ricovero del bambino, rimasto al policlinico per due mesi. Nel mirino, in particolare, il contratto d’affitto, stipulato per la durata di 60 giorni, mentre il padre, presentando secondo l’accusa carte false, ha chiesto rimborsi per un anno di locazione.

Per la donna il processo si è aperto ieri mattina con l’ammissione delle prove davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone, in quanto l’imputazione a suo carico venne spiccata, a sorpresa, il giorno del rinvio a giudizio del marito, quando si scoprì che aveva apposto la sua firma su alcuni documenti. 

Il marito è stato assolto  “per non aver commesso il fatto”, dopo che l’accusa aveva chiesto che l’imputato venisse condannato alla pena di un anno e due mesi.

Parte civile la Asl con l’avvocato Daniela Piccioni, già costituita davanti al gup.

Il difensore Luigi Mancini ha ricordato al tribunale che nove mesi fa il marito dell’imputata, da lui assistito, fu assolto dallo stesso collegio presieduto dal giudice Mautone. Collegio che, nonostante la sentenza di assoluzione del coimputato, non sarebbe incompatibile. Considerato che la sentenza presto passerò in giudicato, l’ex imputato, come chiesto dal legale, potrà essere sentito come testimone all’udienza del prossimo 4 aprile, quando si cercherà anche di chiudere il processo. 

Nel corso del processo a carico del marito è stato sentito il  maresciallo della guardia di finanza di Viterbo che si è accorto delle anomalie, nonché la donna romana che aveva affittato ai genitori l’appartamento vicino all’ospedale dove sono rimasti soltanto per due mesi, agosto e settembre 2012, pagando un canone complessivo di 1800 euro. “Dovevano restare più a lungo, ma hanno lasciato l’appartamento prima, dicendo che il figlio era stato dimesso”, ha spiegato la teste, negando che l’imputato abbia pagato affitti anche nel periodo da ottobre 2012 fino al 2014, come risulta invece dalle richieste di rimborsi.

“Ci siamo accorti che le richieste di rimborso per gli affitti non erano regolari perché erano delle scritture private, senza alcuna registrazione allegata, un’anomalia. Come lo erano gli scontrini fiscali e le ricevute per altre spese, la maggior parte senza indicazione del luogo dove era stato consumato il pasto e via dicendo, quanto meno incompleti. Ci siamo insospettiti e abbiamo approfondito”, ha spiegato il maresciallo Giuseppe Graziano. 


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