Viterbo – (a.c.) – “Mi dispiace che noi viterbesi conosciamo e invochiamo poco santa Giacinta Marescotti. Lo dimostra chiaramente la scarsa presenza di oggi”. Lo dice il vescovo di Viterbo, Lino Fumagalli, nella chiesa di piazza della Morte, durante la messa per la festa della santa originaria di Vignanello.
Sui banchi della navata, accanto alla salma di Giacinta, ad ascoltare le parole di monsignor Fumagalli ci sono poche decine di persone. Tra loro il sindaco Giovanni Arena e i cavalieri del Sovrano ordine di Malta.
“Santa Giacinta è un esempio forte per la cultura contemporanea. È una delle figure più stimolanti, sia nella vita spirituale che nel servizio pastorale, e ancora oggi Viterbo beneficia di quella che fu la sua opera” dice il vescovo.
Fumagalli ripercorre la storia della santa, nata nobile e costretta dal padre all’ordinazione da suora nel monastero di San Bernardino a Viterbo. Un’esistenza inizialmente ribelle, trasformata “secondo un paziente disegno divino” in una vita di dedizione totale e di “amore incondizionato verso il Padre”.
“Pur rimanendo monaca di clausura, fu ambasciatrice di concordia e conversione tra i fedeli di Viterbo – ricorda il vescovo -. Attraverso queste persone che aveva riportato al Signore, Giacinta si fece carico delle povertà di Viterbo, che la società e la Chiesa del tempo non avevano visto. L’opera di assistenza agli anziani avviata da lei con l’ospizio di San Carlo si è tramandata fino a oggi, nel centro geriatrico Giovanni XXIII”.
“Vorrei che dedicassimo a santa Giacinta Marescotti le tante istituzioni di Viterbo – chiude il vescovo – affinché sostenga gli operatori, li renda capaci di attirarne altri e ci aiuti a testimoniare l’amore, più che con le parole e i riti, con la vicinanza nella sofferenza”.
Dopo la celebrazione, la tradizionale consegna delle Foglie di santa Giacinta a tutti i fedeli.
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