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“Angelini è un medico disponibile, gentile ed esperto”

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Viterbo - Daniele Angelini, primario pronto soccorso di Belcolle

Viterbo – Daniele Angelini, primario pronto soccorso di Belcolle

Aurora Grazini

Aurora Grazini

Montefiascone - I funerali di Aurora Grazini

Montefiascone – I funerali di Aurora Grazini

Montefiascone - I funerali di Aurora Grazini - I genitori e la sorella

Montefiascone – I funerali di Aurora Grazini – I genitori e la sorella

Montefiascone – Morte di Aurora Grazini, il messaggio del sindaco di Fabrica di Roma al medico Daniele Angelini. Il primario del pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle è indagato per omicidio colposo dopo il decesso della sedicenne. “Caro Daniele – si legge nel post Facebook di Mario Scarnati, sindaco di Fabrica -, come cittadino e soprattuto come sindaco voglio esprimerti la mia solidarietà e quella di tutto il paese”.

Angelini è nato a Civita Castellana 49 anni fa, ma è residente a Fabrica. “Siamo onorati – continua Scarnati – di avere come cittadino un medico come te, sempre disponibile, gentile ed esperto. Sappi che puoi infinitamente contare sulla nostra stima e il nostro affetto”.

La pm Eliana Dolce ha iscritto Angelini, primario del pronto soccorso di Belcolle dal 2005, nel registro degli indagati per la morte di Aurora. Venerdì 14 febbraio è stato lui ad aver visitato la 16enne, arrivata in ospedale in ambulanza con accanto la madre alle 14,48. Alle 15,29 le dimissioni. Sembrerebbe che la ragazza lamentasse problemi respiratori e dolore al cuore, ma la Asl di Viterbo sostiene avesse solo ansia e crisi di pianto. Il medico le avrebbe dato un ansiolitico e fissato un appuntamento dal neuropsichiatra infantile per il lunedì successivo. Ma a casa Aurora avrebbe continuato ad avere crisi respiratorie e ad avvertire una certa debolezza. La mattina di sabato 15 febbraio il decesso, nella sua casa a Montefiascone.

“Io sto con lui”, ovvero con Daniele Angelini. È il messaggio che da martedì sera, ovvero poche ore dopo che al medico è arrivato l’avviso di garanzia, sta girando su Facebook. “Il primario dell’ospedale Belcolle – si legge nel post di cui non si conosce l’autore – viene raggiunto dall’avviso di garanzia per la morte della ragazza di Montefiascone. Va bene. È giusto. Ma cosa significa avviso di garanzia? Il nome corretto, intanto, è ‘informazione di garanzia’: serve a garantire il diritto alla difesa in determinati atti di indagine. Ora, interesse di tutti è quello di fare chiarezza riguardo le cause della morte di questa ragazza. Fin qui, nulla che strida”.

Il post continua: “Quello che mi indigna è la gogna mediatica. Quello che mi indigna è il titolone ‘acchiappa prede’ che punta al sensazionalismo melodrammatico. Perché è chiaro che faccia più notizia l’incompetenza, rispetto all’eccellenza. Vende più copie un colpevole sbattuto in prima pagina, di un uomo innocente. Questo mi indigna profondamente, soprattuto quando ancora nessun organo competente ha dichiarato la colpevolezza di alcuno”.

Non manca qualche offesa. “Quello che mi indigna è leggere i commenti di gentucola patetica, che non ha la minima capacità di giudizio, che non ha la minima competenza medica, che non ha mai letto un codice di procedura penale, ma che sa perfettamente come puntare un dito contro qualcuno. Quello che mi indigna è l’evidenza di quanto piccolo e basso sia il nostro popoletto di ipocriti. Quello che mi indigna è il perverso piacere di condannare a priori una categoria, quella dei medici, che è sempre al centro del mirino. Senza considerare, ma perché in fondo dovrebbero mai soffermarsi a farlo, che dietro un camice c’è un uomo. Un uomo che combatte ogni giorno battaglie non sue. Un uomo che si sfinisce per salvare vite di estranei, con lo stesso impegno che impiegherebbe per salvare persone amate. Un uomo che quotidianamente si sente dare dell’incompetente da gente che tutto sa tranne di medicina e che si arroga il diritto della conoscenza. I medici salvano vite. Ma chi se ne frega. I medici restituiscono persone alle loro famiglie. Ma chi se ne frega. I medici regalano tempo a chi pensava di non averne più, ma chi se ne frega”.

Il messaggio si conclude: “Nessuno sa quali siano state le cause della morte della ragazza. Una tragedia a prescindere da tutto. Provo rispetto per la famiglia. Per il dolore che nessuno saprà mai consolare e giustifico ogni sfogo e ogni dichiarazione. Ma penso anche al primario dell’ospedale. Al professionista e all’uomo. Sono certa che abbia fatto tutto quanto fosse nelle sue possibilità. E non lo credo perché io lo conosca. Non lo credo perché ero là. Lo credo perché esiste la professionalità e la preparazione. Lo credo perché ho rispetto profondo per le persone. Lo credo perché non ho prova del contrario”.

Ieri nella chiesa di San Flaviano a Montefiascone l’addio ad Aurora. Il paese si è fermato. Il tantissimi si sono stretti al dolore della famiglia Grazini. In chiesa non si riusciva ad entrare e il sagrato era pieno di gente. Tantissimi i ragazzi, gli amici e i compagni di scuola della sedicenne. La sua classe ha steso uno striscione: “Ce lo siamo giurati, non ti scorderemo mai”. E in cielo hanno fatto volare i palloncini bianchi. Il feretro è stato portato a spalla da papà Gianluca. Poi l’abbraccio, forte, con la moglie Anna Maria e la figlia Rachele.

Nel giorno dei funerali di Aurora la famiglia Grazini, tramite l’avvocato Giuseppe Picchiarelli, ha fatto sapere: “Vogliamo giustizia, non vendetta”. Il legale, al termine del rito funebre, ha detto: “È dannoso trasformare l’indagato in colpevole. Nessuno può essere trasformato in carnefice quando ancora non sappiamo cosa sia successo. Siamo in una fase embrionale, in cui non ci sono responsabilità”. Per l’avvocato Picchiarelli, “è assolutamente prematuro fare qualsiasi tipo di valutazione. Mi sento in dovere di precisare – ha concluso – che nel momento del ricordo, così difficile per la famiglia Grazini, c’è necessità di evitare che il legittimo desiderio di giustizia si trasformi in desiderio di vendetta”.


Articoli: La famiglia Grazini: “Vogliamo giustizia, non vendetta” – I funerali di Aurora Grazini: “Ce lo siamo giurati, non ti scorderemo mai” – Sedicenne morta, documenti e testimonianze hanno portato all’avviso di garanzia per il primario Angelini


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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