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Calci, sputi e sgabellate, la vita del poliziotto nel carcere di Mammagialla…

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Viterbo – Calci, sputi e sgabellate. Anche lamettate. La vita del poliziotto penitenziario nel carcere di massima sicurezza di Mammagialla. La casa circondariale in via San Salvatore. A Nord di Viterbo. Subito dopo la zona industriale della città, a ridosso della Teverina che porta verso l’Umbria.

“Siamo esseri umani anche noi”, dice Simona Tuzi del sindacato Uilpa, una poliziotta che ieri  era in piazza con tutte le altre sigle sindacali per protestare contro una condizione lavorativa diventata ormai, come Tuzi stessa ha detto, “intollerabile. Ai limiti della sopportazione”.


Viterbo - La manifestazione della polizia penitenziaria di Mammagialla

Viterbo – La manifestazione della polizia penitenziaria di Mammagialla


“A Mammagialla ci sono diversi detenuti problematici – spiega Tuzi -. Quello che, però, spesso si dimentica è che anche il poliziotto è un essere umano. E delle sue azioni risponde sia dal punto di vista amministrativo che a livello penale. Abbiamo davanti un uomo e una donna che hanno una vita personale da gestire”.

Orari di lavoro a volte massacranti. In galera pure loro. Per ore. “Colleghi – prosegue Tuzi – che lavorano fino a 12 ore in condizioni di stress non indifferenti”. E capita spesso che “tanti colleghi, arrivati all’età della pensione scoprono di avere malattie cardiache”. “E a volte – Tuzi lo dice a fine intervista, a telecamera spenta, “ci scappa anche l’infarto”.


Viterbo - Simona Tuzi e Soccorso Napoli

Viterbo – Simona Tuzi e Soccorso Napoli


“Ci sentiamo abbandonati, disorientati, c’è malumore. Tanto – racconta un poliziotto che vuole restare anonimo -. Siamo sotto organico e la voglia di lavorare è sempre meno. Diversi colleghi preferiscono mettersi in malattia piuttosto che affrontare una vita lavorativa arrivata a un punto di non ritorno. Le aggressioni che subiamo sono continue. E dobbiamo stare zitti. A volte l’aggressione è diretta, con tanto di calci. C’è anche chi si taglia con la lametta. Da capo a piedi. Ed è un lago di sangue. pensare con malattie come l’aids oppure l’epatite che quando lo vai a prendere per portarlo in infermeria si agita. Poi c’è anche chi si taglia e ti dice di stare lontano. Aspettare che tutto sia finito. E a quel punto lo puoi prendere senza troppi rischi”.


Viterbo - Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Il carcere di Mammagialla


Ieri mattina la manifestazione della Polizia penitenziaria di Viterbo. In piazza anche i vertici nazionali dei sindacati. Tante le organizzazioni in campo. Almeno sette. Sappe, Osapp, Uspp, Cgil, Cisl, Uil e Cnpp. Spesso distinte, l’una dall’altra, in competizione tra loro. Bandiere e striscioni, portate in manifestazione, servono anche a questo. A differenziarsi. Una divisione evidente. Dai capannelli che di volta in volta si formano, distanti gli uni dagli altri. Talvolta emarginati pure all’interno delle loro rispettive confederazioni. “Guardie”, come un tempo venivano chiamate in modo dispregiativo, figlie di un dio minore. In piazza, con loro, sia venerdì, sia il più delle volte, sempre, soltanto il centrodestra. Il centrosinistra non si fa nemmeno vedere. Non s’è fatto mai vedere. E anche da parte della popolazione, la solidarietà è poca.


Viterbo - Il carcere Mammagialla

Viterbo – I detenuti del carcere di Mammagialla


Una condizione difficile. Il giorno di San Valentino, giorno del corteo della polizia penitenziaria per le vie del centro di Viterbo, dopo tanto tempo che non se ne faceva uno, nessun cittadino s’è aggregato. Sindacati uniti, ma isolati. I viterbesi pare proprio non ne vogliano sapere. Il carcere è lontano dalla città. Occhio non vede, cuore non duole. Partiti in cinquanta, sessanta da piazza del plebiscito sotto Palazzo dei Priori sede del comune, i poliziotti sono tornati da dove erano partiti. Sempre una sessantina. Come all’inizio. Con loro il senatore Umberto Fusco della Lega, il deputato Mauro Rotelli di Fratelli d’Italia e tutto il suo gruppo viterbese (Gianluca Grancini, Paolo Bianchini, Antonio Scardozzi), il sindaco Giovanni Arena di Forza Italia e il vicesindaco Enrico Contardo (Lega).


Viterbo - Mauro Rotelli

Viterbo – Mauro Rotelli


“La nostra – continua il suo racconto Tuzi – è una presenza fisica. I detenuti ci sputano addosso, minacciano la nostra famiglia. Ti dicono ‘so dove abiti e ti vengo ad aspettare sotto casa quando esco’. Tantissimi gli episodi di questo genere. Perché il detenuto è una persona che vive in una situazione di privazione di libertà e si sente compresso. La situazione è esplosiva, in particolar modo nel Lazio dove il taglio al personale è continuo”.


Viterbo - La conferenza stampa della polizia penitenziaria

Viterbo – La conferenza stampa della polizia penitenziaria


Nel carcere di Mammagialla, secondo gli ultimi dati del ministero della giustizia aggiornati al 31 gennaio di quest’anno, ci sono in tutto 593 detenuti, di cui il 51% (305) stranieri. Cinquanta detenuti sono rinchiusi nella zona del 41 bis. Capi mafiosi. Perché quello di Viterbo è un penitenziario di massima sicurezza. La sua capienza non dovrebbe superare le 431 presenze. Ciò significa che nella casa circondariale di via San Salvatore ci sono 288 detenuti in più rispetto al previsto. 

I poliziotti a disposizione sono 250… 343 in meno se confrontati con il numero dei carcerati. “Ne servirebbero 100 in più”, ha detto venerdì scorso il segretario nazionale dell’Uspp Pino Moretti durante la conferenza stampa convocata in sala consiliare immediatamente dopo il corteo dei poliziotti. I banchi dell’aula erano tutti occupati. Poliziotti con in mano un foglio A4 con su scritto: “siamo tutti sospesi”. In solidarietà con i colleghi. Dieci componenti della polizia penitenziaria di Mammagialla che hanno ricevuto l’avviso di fine indagine per presunti episodi di violenza nei confronti dei detenuti in cui sarebbero rimasti coinvolti. 


Viterbo - La manifestazione della polizia penitenziaria di Mammagialla

Viterbo – La manifestazione della polizia penitenziaria di Mammagialla


Detenuti problematici anche dal punto di vista sanitario. “E tutto è peggiorato – sottolinea Tuzi – con la chiusura, nel 2015, degli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), sostituiti dalle residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems)”.

“Un detenuto tossico – commenta la sindacalista della Uilpa – che chiede in continuazione gocce e medicinali. Tavor (uno psicofarmaco ndr) e affini per placare gli squilibri. Molti minacciano di tagliarsi, tagliarci o spaccare tutto. Una situazione seria. Siamo in uno stato di emergenza che non viene fatto trapelare all’esterno”.


Viterbo - Luca Floris

Viterbo – Luca Floris


Agenti di polizia non più neanche tanto giovani. “L’età – spiega un altro sindacalista della Uilpa che si chiama Soccorso Napoli – va ormai dai 40, 50 anni a salire. Io stesso sono stato aggredito da un detenuto che mi ha tirato uno sgabello in testa. E sono riuscito a salvarmi svincolandomi al momento opportuno. Ci troviamo a gestire detenuti psichiatrici. Senza avere competenze e mezzi. A Mammagialla, per ogni reparto c’è un solo poliziotto che deve gestire 50 detenuti. Tra offese, minacce e lamettate. Quotidianamente. Dalla mattina alla sera. Un continuo accumulo di stress. C’è soltanto un poliziotto – ripete Napoli – ogni cinquanta detenuti. Dovrebbero invece essere due. E la situazione peggiora durante le pause pranzo, quando un agente si trova spesso a dover controllare due reparti, ossia 100 detenuti. Tutti quanto insieme. Come facciamo a difenderci?”.


Viterbo - La conferenza stampa della polizia penitenziaria

Viterbo – La conferenza stampa della polizia penitenziaria


Infine, in piazza, sempre ieri, Luca Floris del Sappe raccontava a Mauro Rotelli un assurdo. Riferendosi a fatti di cronaca neanche tanto lontani nel tempo. Accaduti a Mammagialla. “Due detenuti – spiegava al deputato di Fratelli d’Italia – Uno autogressivo, con propensione all’autolesionismo. L’altro autoaggressivo ed eteroaggressivo. Quest’ultima un tipo di aggressività diretta verso un oggetto esterno. Non potevano stare insieme. Il primo l’abbiamo messo da solo. Si è suicidato. Al secondo gli abbiamo dato un compagno di cella. L’ha ucciso. Come ti muovi sbagli”.

Daniele Camilli


 Multimedia – Fotogallery: Il corteo degli agenti di MammagiallaLa conferenza stampa della Polizia penitenziaria – Video: La manifestazione dei poliziotti dell’istituto penitenziario – La condizione di vita dei poliziotti

Articoli: “I poliziotti non sono torturatori e il carcere non è una discarica sociale”


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