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Viterbo - Maurizio Federici, segretario provinciale del Comitato 10 febbraio, durante la cerimonia in occasione del Giorno del ricordo - Questa mattina il corteo e la deposizione di fiori a Valle Faul

“Oggi ricordiamo chi è stato italiano due volte, per nascita e per scelta”

di Maurizia Marcoaldi
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Viterbo - Cerimonia in occasione del “Giorno del Ricordo”

Viterbo – Cerimonia in occasione del “Giorno del Ricordo”

Viterbo - Cerimonia in occasione del “Giorno del Ricordo”

Viterbo – Cerimonia in occasione del “Giorno del Ricordo”

Viterbo - Cerimonia in occasione del “Giorno del Ricordo”

Viterbo – Cerimonia in occasione del “Giorno del Ricordo”

Viterbo - Cerimonia in occasione del “Giorno del Ricordo”

Viterbo – Cerimonia in occasione del “Giorno del Ricordo”

Ferruccio Giurini

Ferruccio Giurini

Viterbo - Cerimonia in occasione del “Giorno del Ricordo”

Viterbo – Cerimonia in occasione del “Giorno del Ricordo”

Viterbo – “Oggi ricordiamo chi è stato italiano due volte, per nascita e per scelta”. Maurizio Federici, segretario provinciale Comitato 10 febbraio, è intervenuto così questa mattina alla cerimonia in occasione del “Giorno del Ricordo”. Il 10 febbraio, con la legge 92 del 30 marzo 2004, è la data in cui si rinnova la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe. Quest’anno la ricorrenza è stata anticipata per farla cadere in un giorno festivo. Una cerimonia voluta e organizzata da Silvano Olmi, dirigente nazionale del Comitato 10 febbraio, e Maurizio Federici.

A Viterbo questa mattina un corteo silenzioso, al quale hanno partecipato il sindaco Giovanni Arena e le rappresentanze provenienti da tutte le città della Tuscia. Una lunga sfilata  partita da piazza del Teatro e giunta a Valle Faul, dove c’è la piazza dedicata ai martiri delle foibe e a Carlo Celestini, ucciso e infoibato nella ex Jugoslavia. Il primo ad essere rintracciato dalle ricerche portate avanti dal Comitato 10 febbraio. 

“Oggi è un momento in cui ricordiamo una pagina bruttissima della nostra storia – ha detto il sindaco Arena -. Dobbiamo sempre ricordare e trasmettere alle giovani generazioni queste pagine della nostra storia. Il compito delle istituzioni è quello di non dimenticare e di ricordare a quanto male può portare l’odio razziale e la violenza ideologica. Ricordiamo con tanta emozione e tanta determinazione i nostri padri che hanno avuto solo il torto di voler continuare ad amare l’Italia e l’orgoglio di essere italiani“.

Ad aprire la manifestazione lo striscione con il nome del comitato. A sfilare anche un tricolore e gonfaloni di diverse associazioni combattentistiche e d’arma coordinate dal generale Ettore Scorza. Poi consiglieri comunali e diversi assessori. Tra loro anche i sindaci di Bassano in Teverina, Vejano, Civita Castellana, Capodimonete, Bagnoregio e Montefiascone. Presente anche il deputato Mauro Rotelli.

“Siamo qui come Comitato – ha sottolinaeto Silvano Olmi – perché sentiamo fortissimo il valore della partria e l’attaccamento ai nostri simboli che sono tutti racchiusi nel tricolore”.

Sono 15 i viterbesi che il Comitato 10 febbraio ha rintracciato come vittime del regime titino. 5 appartenenti alla guardia di finanza, 5 all’arma dei carabinieri, 3 alla polizia di stato, un impiegato della prefettura e un sergente dell’esercito. Quest’anno la cerimonia ha ricordato in particolare Fulvio Pulcinelli, agente di polizia nato nel 1923 e originario di Fabrica di Roma. Anche lui vittima delle foibe.

Silvano Olmi ha chiesto anche indirettamente al sindaco di Fabrica di Roma di intirolare una via a Pulcinelli perché “non si può morire così a soli 20 anni”.

Nel corso della cerimonia anche una testimonianza diretta. A prendere la parola è stato Ferruccio Giurini, scappato dal regime di Tito a soli 17 anni. Un ragazzo, che ora ha 88 anni, che tentò la traversata dell’Adriatico per cercare di raggiungere l’italia.

“Sono Ferruccio Giurini, nato a Zara il 28 febbraio del 1932 – ha esordito –. A 17 anni ho fatto la traversata dell’Adriatico a remi. Ero con 5 amici. Vi posso dire, ora che ho 88 anni, oggi non lo farei più. A quel tempo l’ho fatto perché avevo coraggio e sentivo l’amore per l’Italia”.

Finita la seconda guerra mondiale Zara è passata alla Jugoslavia. Molte persone provarono a lasciare la città anche prima della fine della guerra. Ferruccio Giurini ci provò nel 1949. Tentò la traversata dell’Adriatico, un viaggio che durò dal 26 agosto al 28 agosto del 1949. Lui e quattro ragazzi universitari, di origine italiana, avevano deciso di raggiungere l’Italia. Ferruccio fu contattato dal gruppo perché era uno sportivo, un campione di canottaggio. Partirono di notte, su una barchetta di fortuna. Furono raccolti in mare da un mercantile italiano e furono mandati in un campo di concentramento a Alatri, in provincia di Frosinone dove Ferruccio è rimasto per un anno per accertamenti. Poi è stato fatto uscire ed è tornato dai suoi affetti nel 1950. Da quel momento l’inzio della sua vita italiana.

Presente alla cerimonia anche il figlio di Ferruccio, Valter Giurini. Durante la mattinata anche il saluto e gli onori dedicati ai caduti di tutte le guerre di fronte al Sacrario di piazza martiri d’Ungheria.

“Le persone come Ferruccio sono italiani due volte: una per nascita e una per scelta – ha aggiunto Maurizio Federici -.Noi non siamo qui per odiare ma per ricordare”.

Tra gli interventi anche quello di Lina Delle Monache in rappresentanza delle provincia e quello di Salvatore Grillo in rappresentanza del prefetto.


Multimedia – Gallery: Cerimonia in ricordo delle foibe Video: Giornata in ricordo delle foibe


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9 febbraio, 2020

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