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Vetralla - Proseguono i lavori di restauro e consolidamento di uno dei complessi architettonici più importanti della via Francigena - FOTO

Tornano alla luce gli affreschi della chiesa di Foro Cassio

di Daniele Camilli
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Vetralla - La chiesa di Foro Cassio

Vetralla – La chiesa di Foro Cassio

Vetralla - La chiesa di Foro Cassio

Vetralla – La chiesa di Foro Cassio

Vetralla - Gli affreschi di Foro Cassio

Vetralla – Gli affreschi di Foro Cassio

Vetralla - La chiesa di Foro Cassio

Vetralla – La chiesa di Foro Cassio

Vetralla - Gli affreschi di Foro Cassio

Vetralla – Gli affreschi di Foro Cassio

Vetralla - La chiesa di Foro Cassio

Vetralla – La chiesa di Foro Cassio

Vetralla – Chiesa di Foro Cassio, ecco gli affreschi venuti alla luce durante i lavori di restauro e consolidamento di una delle più importanti stazioni di sosta della via Francigena.

La chiesa si trova a Vetralla, ha più di mille anni di storia e sta nel bel mezzo di una zona archeologica tutta da scoprire. A ridosso dell’antica via Cassia che passava proprio da queste parti.

“Il complesso – sta scritto sul sito internet della Rete delle dimore storiche della Regione Lazio – sorge sui resti del ‘Forum Cassii’ che, in epoca romana, è stato il più importante nucleo abitato del territorio di Vetralla. L’insediamento nacque inizialmente come stazione lungo la via Cassia ed è probabile che sia stato impiantato contemporaneamente all’apertura della consolare, intorno alla metà del II secolo a. C.”.

I lavori di restauro della chiesa di Foro Cassio sono iniziati nel 2010 dopo una lunga battaglia portata avanti da docenti universitari, come Enrico Guidoni ed Elisabetta De Minicis, dal museo della città e del territorio di Vetralla e dalla casa editrice Davide Ghaleb.

Ed è proprio ad Enrico Guidoni, scomparso nel 2007, che si deve l’attribuzione di due affreschi a Masaccio. La crocifissione e la Madonna in trono con bambino che si trovano vicino all’altare centrale.

Fino al 2000 la chiesa di Foro Cassio, che nel XIX secolo apparteneva ai Cavalieri di Malta, è rimasta in mano privata. Successivamente acquisita dal comune di Vetralla.

I lavori di consolidamento hanno permesso inoltre di rintracciare alcune strutture d’epoca romana che affiancano la chiesa. Studiate dagli archeologi e poi ricoperte.

“I suoi ruderi – scrivono su una rivista scientifica nel 2008 gli studiosi Simone Piazza e Carlo Tedeschi – nascondono ancora in larga misura le informazioni che archeologi e storici dell’arte potrebbero ricavare da uno studio sistematico delle strutture e degli apparati decorativi”.

I principali interventi pittorici scoperti grazie al recupero della chiesa sono invece tre. “L’intonaco della controfacciata che coincide con il primo intervento – spiegano Piazza e Tedeschi – è databile fra l’XI e il XII secolo”. “Un secondo intervento”, che risale al XII secolo, interessa “l’abside centrale (teofania e teoria di apostoli), le superfici circostanti (volto di uomo con barba e baffi), l’absidiola di destra (tracce di un decoro perlinato) e l’absidiola sinistra (Benedetto, resti di altri due santi e animali)”. C’è infine “una terza campagna pittorica”, risalente ai primi decenni del Trecento, che riguarda “l’abside centrale e le pareti laterali”.

“L’interno della Chiesa – prosegue il sito internet della rete delle dimore storiche della Regione Lazio – a navata unica terminante con 3 piccole absidi, è ricco di pitture realizzate tra l’XI e il XVII secolo. Sulla controfacciata è visibile una monumentale Crocefissione divisa in 3 sezioni. L’abside centrale mostra i resti di 2 strati di intonaco sovrapposti, nel primo dei quali sono riconoscibili le figure di 10 apostoli, distribuiti ai lati di una monofora contornata da una fascia rossa. Grazie ai recenti restauri, sono tornati alla luce diversi dipinti: un affresco con San Benedetto da Norcia, databile alla prima metà del XII secolo; un ritratto di Innocenzo III con scene di Santi che vanno dal XIV al XVII secolo e 2 affreschi raffiguranti la Madonna in Trono col Bambino affiancata da una Crocefissione, entrambi attribuiti a un giovane Masaccio di passaggio nel suo viaggio verso Roma, durante l’anno giubilare 1423”.

Daniele Camilli


Fotogallery: La chiesa di Foro Cassio


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2 febbraio, 2020

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