Viterbo – “La Asl di Viterbo è pronta, se mai servisse, a gestire con professionalità gli eventuali casi di Coronavirus che potranno esserci. C’è un percorso ad hoc per chi dovesse essere prelevato da casa in ambulanza e da oggi ci sono due posti letto in terapia intensiva dedicati”. La direttrice generale della Asl di Viterbo Daniela Donetti fa il punto su come i sanitari della Tuscia si stanno preparando alla possibilità che vengano riscontrati dei pazienti viterbesi positivi al Covid-19.
Al momento le persone contagiate e ricoverate sono due, la studentessa e il docente universitario di Agraria, che si trovano allo Spallanzani. Gli altri tre positivi, il medico di Belcolle fratello del professore e le mogli di entrambi gli uomini, sono a casa.
Ci sono nuovi casi di contagiati viterbesi oltre i cinque già segnalati mercoledì?
“No non ci sono stati altri casi. E solo due sono le persone ricoverate, entrambe all’istituto Spallanzani di Roma. Non mi chieda chi sono, io non diffondo nomi o profili. Ma confermo che sono soltanto quei due dell’altro ieri”.
La Asl di Viterbo come si sta preparando ad eventuali nuovi casi positivi?
“Stiamo seguendo pedissequamente i protocolli operativi che sono stati diffusi per il Coronavirus. Il sistema, come potete immaginare, è molto dinamico: le procedure operative vengono aggiornate quotidianamente, ma al momento stiamo organizzando una formazione specifica per circa 2500 operatori”.
C’è un percorso dedicato qualora qualcuno presentasse i sintomi riconducibili al Coronavirus?
“Certamente sì. C’è una ambulanza del 118 adattata ad hoc e ci sono una serie di procedure di gestione, e anche di sanificazione degli strumenti, che sono pronte per essere applicate da oltre due mesi. Abbiamo la tensostruttura allestita all’esterno di Belcolle che è il primo posto in cui chi accusa sintomi compatibili con il virus verrebbe portato. Poi o viene dirottato verso lo Spallanzani oppure gestito a Viterbo”.
Belcolle, dunque, è pronto anche ad accogliere malati di Covid-19 che necessitano di terapia intensiva?
“Sì da oggi lo è. Da oggi sono attivi due posti letto di terapia intensiva dedicati. Tra l’altro il nostro reparto di terapia intensiva è stato rimodernato con attrezzatura nuova proprio l’anno scorso con una spesa di 550mila euro ed è davvero un fiore all’occhiello della sanità. Però si tratta di un openspace e quindi non poteva andar bene in quel modo per questa emergenza visto che chi è affetto da Covid-19 ha necessità di isolamento. Da oggi, però, abbiamo predisposto due letti in isolamento e altri quattro saranno pronti il 20 marzo. Inoltre nel reparto di Week surgery abbiamo altri sei posti letto di area critica. Questo vuol dire che siamo assolutamente dimensionati qualora arrivino dei casi anche a Viterbo”.
I sindacati del Nursid Up segnalano una carenza di mascherine, detergenti e dispositivi vari di protezione per il personale, specialmente nell’ospedale di Civita Castellana. E’ così?
“No. Non è assolutamente vero. Le mascherine ci sono, i detergenti erano finiti, ma li abbiano già ripristinati. I dispositivi medici di protezione individuale sono stati messi in sicurezza e vengono usati in maniera appropriata proprio per far sì che non si rimanga senza, vista anche la grande richiesta a livello internazionale. Questo in tutte le strutture ospedaliere della nostra Asl”.
C’è anche chi segnala rischi di contaminazione tra il personale del reparto di Malattie infettive di Belcolle e quello di Oncologia negli spogliatoi. Ci sono zone promiscue o personale che lavora nei due diversi reparti senza adeguate protezioni?
“Assolutamente no. Come ripeto seguiamo strettamente delle procedure igienico-sanitarie precise. Se non fosse così anche in passato avremmo fatto danni in certi reparti e invece non è mai successo perché c’è grande professionalità, cura ed attenzione. Anche se il personale fosse in parte condiviso non c’è alcuna promiscuità. Oncologia e Malattie infettive sono reparti organizzati in pool, ma separati”.
E’ vero che nei giorni scorsi ci sono stati casi di persone con polmoniti resistenti alle terapie ricoverate a Belcolle gestiti senza mascherine, per le quali poi sono stati richiesti dei tamponi di Coronavirus, mai fatti?
“No, non è così. Noi ricoveriamo polmoniti da sempre. Tutti i protocolli per le polmoniti sono gli stessi da sempre e non si possono adottare misure eccessive in relazione ai fatti recenti, solo per gestire la propria ansia emotiva. Noi che siamo la sanità dobbiamo applicare le procedure e basta. Le malattie infettive non sono nate col Coronavirus. In passato abbiamo gestito casi altamente pericolosi con grande professionalità, questa è la nostra quotidianità. Le mascherine vanno usate quando serve e quando lo dicono i protocolli e noi questo facciamo”.
I ragazzi della Casa dello studente che sono in quarantena come stanno? Li controllate?
“Stanno tutti bene. Abbiamo un filo diretto con loro anche tramite l’università e Lazio Disco. La situazione è sotto controllo e ci accertiamo quotidianamente che vada tutto bene”.
Francesca Buzzi
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