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Zingaretti positivo al Coronavirus, adesso rischiano in tanti

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Nicola Zingaretti

Nicola Zingaretti

Roma – Adesso rischiano in tanti. Da Raggi a Conte. Dai presidenti di regione Toti, Bonaccini, Cirio e Marsilio a Oliviero Diliberto. 

Sulle ali di un politico che fissa decine di appuntamenti al giorno e stringe centinaia di mani, il Coronavirus vola più veloce che mai. Nicola Zingaretti potrebbe essere diventato un potente vettore di trasmissione. Suo malgrado. Senza volerlo. Perché è evidente che il presidente di una regione che contiene la capitale d’Italia, nonché segretario di un partito architrave del governo, abbia intense pubbliche relazioni.

La sua agenda, adesso, è setacciata come l’oracolo dei possibili contagi futuri. Nelle ultime due settimane Zingaretti è passato ogni giorno all’ospedale Spallanzani per essere informato sulle condizioni dei positivi e dei casi sospetti. Per dirne una. 


Gli ultimi spostamenti

Il 5 marzo era stato a una riunione a Roma con la sindaca Raggi, il prefetto Gerarda Pantalone e il loro staff, per poi andare a registrare l’intervista a “Porta a Porta”. Pare fosse presente anche Matteo Salvini, anche lui per l’intervista con Vespa. Lo stesso giorno, conferenza stampa in Regione sul Coronavirus, con l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato che ha già fatto sapere di aver fatto il tampone e di essere negativo. C’erano anche i direttori delle strutture che nel Lazio ospitano i cosiddetti “Covid Hospital”: il direttore generale del Gemelli, Marco Elefanti, e il direttore delle Malattie infettive dello Spallanzani, Nicola Petrosillo. Zingaretti consigliava di limitare le occasioni di incontro e sforzarsi a cambiare stile di vita; non è sfuggito il raffreddore di alcuni suoi collaboratori, sospetto come anche il più piccolo malessere nell’era dell’epidemia. 

Al Nazareno, il 4 marzo, il segretario del Pd aveva tenuto un’altra conferenza stampa, sempre a tema Coronavirus. Lo stesso giorno, sicuramente, Zingaretti ha incontrato Conte a Palazzo Chigi per un vertice sull’epidemia. Erano presenti i governatori di Liguria Giovanni Toti, Emilia-Romagna Stefano Bonaccini e Piemonte,  Alberto Cirio. C’era stato, nella stessa giornata, un incontro fra Conte e le parti sociali con un infinito elenco di presenze (tra cui quella di Zingaretti). Solo per leggerle bisogna prendere fiato: Cna, Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Confesercenti, Confindustria, Legacoop, Cgil, con il segretario Maurizio Landini, Cisl, con la segretaria Annamaria Furlan, e Uil. Zingaretti si è visto anche con il presidente del tribunale di Roma Francesco Monastero e con il preside di Giurisprudenza alla Sapienza, Oliviero Diliberto. 

L’incontro con Marco Marsilio, governatore dell’Abruzzo, era avvenuto invece il 2 marzo. Marsilio ha informato di essere per precauzione in isolamento volontario. 


L’aperitivo contro la paura e gli haters 

Il tutto solo negli ultimi giorni. Senza contare le due giunte regionali, i contatti quotidiani con i membri della segreteria del partito e tutta una galassia di appuntamenti minori che, però, hanno richiesto l’intervento del presidente.  Ed è solo una minima parte dell’agenda di Zingaretti. Una fitta rete di incontri in cui diventa difficile tenere il conto preciso dei potenziali contagiati. 

In quella cloaca che spesso diventano i social, parecchi non gli perdonano “l’aperitivo contro la paura” a Milano del 27 febbraio, in risposta all’invito del sindaco Beppe Sala per combattere il panico da Covid-19 in città. C’è chi ha augurato persino di morire a lui e al resto del Pd. Altro segnale che in tempo di Coronavirus, specie se sei uomo delle istituzioni, come fai sbagli. Perché sbagliare è quanto di più semplice possa capitare a chiunque a contatto con qualcosa di sconosciuto, come sconosciuto è il Coronavirus.

Si era visto già con il governatore della Lombardia Attilio Fontana, “massacrato” per quella mascherina indossata in diretta, annunciando il suo isolamento volontario, per via di una sua collaboratrice trovata positiva. Fontana, in realtà, faceva bene: il ministero della Salute raccomanda di indossare la mascherina quando si sospetta di aver contratto il virus (oltre che quando si hanno sintomi e si accudisce un malato). Voleva dare il buon esempio: lo accusarono di seminare il panico. E così Zingaretti. Ma al contrario: voleva placare la psicosi – come in tanti hanno provato a fare con hashtag e appelli a una vita normale – e invece ha contratto il virus. Linciato su un social. Ovviamente da leoni da tastiera con la verità in tasca, già certi che il virus sia stato contratto a Milano. E magari sanno pure da chi, senza alcun timore di sbagliare – beati loro! – in una situazione in cui si è capito che c’è una sola certezza: non si capisce niente. O comunque molto poco. 

Il contagio di Zingaretti, forse, insegna che tra la linea di chi getta acqua sul fuoco e quella di chi professa prudenza estrema, rasentando l’allarmismo, va premiata la seconda. Possibilmente puntando sempre all’equilibrio: niente panico, ma bisogna proteggersi.  

Holly Golightly


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