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“Eltsin sei un eroe…”

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Viterbo – “Eltsin sei un eroe”. Fa quasi impressione vederlo scritto. Su un muro in via Ascenzi, a Viterbo. A sinistra di palazzo dei priori con le scale che portano al consiglio comunale, accanto alla sala regia.

Celebrata da secchio e vernice, una scritta ormai sbiadita. Eltsin, l’ultimo dei sovietici e il primo dei russi, che mise fine all’Unione e aprì poi le porte a Putin.


Viterbo - Scritte politiche sui muri

Viterbo – Scritte politiche sui muri – “Eltsin sei un eroe” 


Scritte murali. Rovine della storia che, con l’arrivo di internet e social, sono diventate estremità urbane. Enigmi che di tanto in tanto compaiono allo sguardo, percepiti appena, e con la coda dell’occhio, passando per le vie del centro.

Enigmi di cui si percepisce l’esistenza, senza essere però più in grado di coglierne termini e natura. Ricordi che riaffiorano e percorsi di cui si avverte ancora la segreta affinità. Una storia che, tuttavia, non ha più statuto. Soltanto un nome. Quello che porta. Un contenuto manifesto che, per comprenderne il senso, serve uno scavo e un salto indietro nel tempo.


Viterbo - Scritte politiche sui muri

Viterbo – Scritte politiche sui muri 


Scritte politiche sui muri. La versione punk del dazebao. Il coinvolgimento diretto del tessuto urbano in una lotta politica che nel corso del novecento riscopre la sua radice sociale e si organizza per intervenire sui rapporti di produzione e le dinamiche economiche che ne conseguono.


Viterbo - Scritte politiche sui muri

Viterbo – Scritte politiche sui muri 


Scritte politiche partecipi anch’esse, con i suoi contenuti assoluti che non ammettono repliche, di un ‘vero’ che si impone non più come oggetto statico ma fatto creativo a fondamento di un sistema con tanto di caratteri universali. In sintesi, una fattività ontologica che si fa espressione di una forza di trasformazione politica e sociale. Manifesto murale, e morale, di un potere costituente in atto. Una forma del suo esercizio. Al tempo stesso verità statica e punto di arrivo di una ricerca personale. Perché quando si scrive sui muri, per quanto in gruppo di possa stare, si è pur sempre soli con se stessi e il contenuto che si imprime e poi impone allo sguardo dell’altro come richiamo all’essere e alla responsabilità del mondo. In quel momento lì.



“Al fin liberi siam”, al Pilastro, sulla facciata di una casa popolare. “Fischia il vento”, canzone partigiana della resistenza. Sempre al Pilastro, alle spalle del parco Peppino Impastato, c’è pure una scritta che richiama Fanfani, più volte presidente del consiglio tra il ’54 e il 1987. “No a Fanfani, no allo stato di polizia”. C’avrà almeno 40 anni, se non qualcosa di più. Contestava forse la svolta semipresidenzialista, intesa allora come autoritaria, che Fanfani avrebbe in qualche modo voluto dare all’Italia.


Viterbo - Scritte politiche sui muri

Viterbo – Scritte politiche sui muri 


“W Mao” e “W il professionale in lotta” stanno invece dalle parti da piazza Dante e via Mazzini dove, fra l’altro, campeggia ancora qualche falce e martello e qualche muro ripassato più volte a vernice senza troppa convinzione, da cui affiorano velate dal bianco le scritte di un tempo. “Morte al fascio”, “Tornate nelle fogne”, “Comunisti al rogo” e “Non votare”, con l’aggiunta “Scappa”. A volte vere e proprie stratificazioni di colori. Rosso, e poi nero, in prevalenza. In via fontanella del suffragio, “siamo realisti, esigiamo l’impossibile”. Direttamente dal maggio francese del ’68. Sopra “Heil Hitler” e croci celtiche. 


Viterbo - Scritte politiche sui muri

Viterbo – Scritte politiche sui muri 


Anni ’70, quando in piazza ci si ammazzava. “Una sparatoria tranquilla. Per una storia orale del ’77”, Odradek edizioni. Alla fine del libro una raccolta di scritte murali e altro per approfondire quel periodo e capire il senso di quei graffiti che, come relitti, riemergono anche dai muri viterbesi.


Viterbo - Scritte politiche sui muri

Viterbo – Scritte politiche sui muri


Anni ’90 e duemila, quando a Viterbo quel conflitto non s’era ancora spento o, peggio ancora, era da poco arrivato. “Sortirne tutti insieme. Una proposta alla città contro la violenza politica”, il pamphlet del 2006 di Stampa alternativa, curato da Antonello Ricci e Carlo Galeotti”, che in qualche modo lo racconta. “Sortirne tutti insieme – scrive Galeotti citando don Milani – è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia”.

“Nella notte tra il 3 e il 4 dicembre 2005 – riporta invece l’introduzione al pamphlet – in pieno centro storico a Viterbo si consuma un’aggressione di stampo squadristico ai danni di un giovane di sinistra. L’agguato segna in realtà il culmine di un lungo periodo di intimidazioni e minacce gruppettare”. Sembra un secolo fa, invece, storicamente, era l’altro ieri. Con tanto di bombe negli anni precedenti e gente che è finita in galera.


Viterbo - Scritte politiche sui muri

Viterbo – Scritte politiche sui muri


In via Matteotti, invece, una scritta ricorda altro. “Lutero vi sorveglia”. Luther Blissett, pseudonimo utilizzato negli anni ’90 da performer, artisti, riviste e squatter. Traeva casualmente spunto dal nome di un giocatore del Milan dei primi anni ’80. Muoveva però i passi da Guy Débord e dal movimento situazionista che in Italia ebbe la sua massima espressione nel lavoro di Gianfranco Sanguinetti che tra il 1975 e il 1978 scrive due capolavori. Assoluti, per quanto sconosciuti ai più. “Rapporto veridico sulle ultime possibilità di salvare il capitalismo in Italia” e “Del terrorismo e dello stato”.

Un movimento, “Luther Blisset”, che, nato a Bologna nel 1994, pare attorno alla cattedra di Umberto Eco, si diffuse poi in Italia e all’estero. Viterbo, che fu anzi una delle prime, inclusa. L’obiettivo era il sabotaggio della “società dello spettacolo”, come la definì Debord, cioè dei mass media e del sistema di informazione in generale. 


Viterbo - Scritte politiche sui muri

Viterbo – Scritte politiche sui muri


“L’intera vita delle società, in cui dominano le moderne condizioni di produzione – scrive Debord nel saggio pubblicato per la prima volta nel 1967 – si annuncia come un immenso accumulo di spettacoli. Tutto ciò che era direttamente vissuto si è allontanato in una rappresentazione”.

“Le immagini che si sono staccate da ciascun aspetto della vita – prosegue Debord – si fondono in un unico insieme, in cui l’unità di questa vita non può più essere ristabilita. La realtà considerata parzialmente si dispiega nella propria unità generale in quanto pseudo-mondo a parte, oggetto di sola contemplazione. La specializzazione delle immagini del mondo si ritrova, realizzata, nel mondo dell’immagine resa autonoma, in cui il mentitore mente a se stesso. Lo spettacolo in generale, come inversione concreta della vita, è il movimento autonomo del non-vivente”.

“Lo spettacolo si presenta quindi, contemporaneamente – aggiunge Debord – come la società stessa, come parte della società, e come strumento di unificazione. In quanto parte della società, esso è espressamente il settore più tipico che concentra ogni sguardo e ogni coscienza. Per il fatto stesso che questo settore è separato, è il luogo dell’inganno visivo e della falsa coscienza; e l’unificazione che esso realizza non è altro che un linguaggio ufficiale della separazione generalizzata”.


Viterbo - Scritte politiche sui muri

Viterbo – Scritte politiche sui muri


A Viterbo, “Luther Blisset” fu protagonista di un’azione clamorosa, inventandosi messe nere e sacrifici umani nelle campagne della città dei papi. E tra il 1995 e il 1997 i quotidiani ci caddero tutti. Al punto che la notizia finì anche su Studio Aperto. Una beffa che Luther Blissett rivelò successivamente durante Tv7, il settimanale del Tg1. Un po’ come le false teste di Modigliani ritrovate nei fossi medicei a Livorno nel 1984. Molti grandi critici d’arte, tra cui Giulio Carlo Argan e Cesare Brandi, non Federico Zeri, furono fin da subito certi dell’attribuzione delle opere all’artista livornese. Finché non uscirono fuori tre studenti universitari e un portuale che dissero d’averle fatte loro. Non solo, ma  Angelo Froglia, il lavoratore portuale dichiarò pure che si trattava di “un’operazione estetico-artistica per verificare fino a che punto la gente, i critici e i mass-media creano dei miti”. Un pugno nello stomaco ricordato forse da un altro graffito. Sempre a Viterbo, sotto la piccola entrata a destra di Porta Fiorentina, piazzale Gramsci alle spalle. “Argan – sta scritto a bomboletta – non capiva”.


Viterbo - Scritte politiche sui muri

Viterbo – Scritte politiche sui muri


Scritte murali, infine, come “ricordo del presente”, quello cioè, spiega Paolo Virno citando Bergson nel suo “saggio sul tempo storico”, “che appartiene al passato quanto alla forma e al presente quanto alla materia”. Con un punto critico che si porta appresso. “La sua trasformazione – sottolinea Virno – in un ‘falso riconoscimento'”. Nel ricordo del presente, “il virtuale viene in luce, facendosi valere accanto all’attuale”. Nel falso riconoscimento, viceversa, “il virtuale è abrogato nel modo più drastico, giacché prende l’aspetto di qualcosa che è già stato reale, di un atto accaduto in precedenza”. Un déjà vu, che viene a galla “quando si scambia la forma-passato, applicata al presente, per un contenuto-passato, che il presente ripeterebbe con ossessiva fedeltà. Difatti, “un presente possibile scambiato per un passato-reale”.

Daniele Camilli 


Fotogallery: Le scritte politiche del centro storico

– “Natasha ti amo”


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