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Il giornale di mezzanotte - Viterbo - Maria Immordino ieri mattina al parco Robinson ha ricordato Peppino Impastato, ucciso dalla mafia lo stesso giorno di Aldo Moro

“Non sopportava che le bestie soffocassero le brave persone”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “Quale che sia la posizione nella quale ci si confronta, qualche cosa rimane di noi negli altri e degli altri in noi”. Lo ha detto alla camera dei deputati il presidente della Democrazia cristiana, Aldo Moro. L’hanno prima che lui e Peppino Impastato vennero ammazzati. Lo stesso giorno. Il 9 di maggio del 1978.

Aldo Moro, fu ucciso dalle Brigate rosse, all’apice della lotta armata in Italia e di quella che il presidente della commissione stragi Giovanni Pellegrino definì “una guerra civile a bassa intensità”. Ma con più di 500 morti, diverse stragi, centinaia di migliaia di attentati e svariati tentativi di colpi di stato.


Viterbo - Maria Immordino

Viterbo – Maria Immordino


Ieri mattina a Viterbo, al parco Robinson in via Alessandro Volta, l’associazione Solidarietà cittadina della presidente Maria Immordino ha voluto mantenere viva la commemorazione di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia.


Aldo Moro e Peppino Impastato

Aldo Moro e Peppino Impastato


“Peppino Impastato – ha detto Immordino – non accettava che un gruppo di bestie soffocasse tante brave persone, che non avevano la forza di ribellarsi. Peppino è per noi un grande esempio e noi lo ricorderemo ogni anno. E lo faremo finché potremo. Nemmeno il Coronavirus ci può impedire di ricordare a tutti la figura straordinaria di Peppino Impastato”.


Viterbo - La commemorazione di Peppino Impastato

Viterbo – La commemorazione di Peppino Impastato


Peppino Impastato dimenticato fin da subito, perché l’uccisione del presidente della Democrazia cristiana spense tutti i riflettori su Impastato.

La punta di un iceberg che negli anni settanta prese tutta quanta la scena, con le grandi città che in Italia hanno sempre dettato la linea dell’immaginario di un intero paese.

Contemporaneamente, al sud si stava consumando un’altra guerra fratricida tutta interna alla mafia. Con il mondo rurale siciliano che, con le sue componenti più violente e organizzate, prese il sopravvento sulle città. Contrariamente a quanto stava invece accadendo nel centro nord.


Viterbo - Enrico Contardo

Viterbo – Enrico Contardo


Ieri, alla commemorazione di Peppino Impastato c’erano anche il vicesindaco Enrico Contardo, l’ex consigliera comunale Linda Natalini, Rossella De Paola, Daniele Di Cario, Franco Marinelli, Pina Filippi. Quest’ultimi tutti di Solidarietà cittadina.


Viterbo - Il parco Peppino Impastato

Viterbo – Il parco Peppino Impastato


I Corleonesi, proprio ai tempi di Peppino Impastato, che Contardo ha definito “esempio di lotta civile”, si organizzarono come brigatisti, solo a ranghi più stretti, come la Ndrangheta calabrese o i talebani in Afghanistan che proprio in quegli anni si stavano confrontando con i sovietici in Asia. E come panzer spianarono tutta la borghesia mafiosa siciliana di cui, ad esempio, Tommaso Buscetta era una delle espressioni. 

Lo stato non se ne rese conto perché impegnato sul fronte della distruzione delle organizzazioni armate di ispirazione comunista e, dopo un certo periodo di tolleranza, fascista. Con l’obbligo inoltre di contribuire a spegnere il più ampio movimento operaio e studentesco, con tanto di vasto scontro di classe a più livelli, che la storia d’Italia abbia mai visto.


Viterbo - Il parco Peppino Impastato

Viterbo – Il parco Peppino Impastato


Lo stato si rese conto della mafia, attestandone pure l’esistenza, quando i Corleonesi presero ad ammazzare i democristiani. Come avevano fatto i brigatisti appena dieci anni prima. Pio La Torre, del partito comunista, e Placido Rizzotto della Cgil una trentina d’anni prima, erano stati subito messi nel dimenticatoio. E quando i giudici Falcone e Borsellino affrontarono Riina e Provenzano si ritrovarono di fronte un’armata ben organizzata, che controllava le campagne e si muoveva con disinvoltura nel tessuto urbano e, peggio ancora, aveva tutta l’intenzione di scontrarsi con lo stato sul piano militare. A distanza di pochi anni dallo scontro, vinto dal generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso poi dalla mafia, con il brigatismo rosso.


Viterbo - Maria Immordino

Viterbo – Maria Immordino


Peppino Impastato, comunista di democrazia proletaria, venne ammazzato dalla mafia. Non solo all’alba dei Corleonesi, che distrussero la borghesia mafiosa siciliana e poi sfidarono lo stato. Peppino Impastato venne ammazzato anche ai tempi di Leonardo Vitale, il primo pentito di mafia che raccontò per filo e per segno come stavano le cose. Già all’inizio degli anni ’70. Solo che nessuno gli ha creduto. Lo stato lo ha rimesso in mezzo a una strada. Dove prima è impazzito, poi nel 1984 lo hanno pure ucciso. La mafia non esisteva. E non se ne doveva nemmeno parlare. Nonostante, qualche anno prima, tra la fine della guerra e l’inizio degli anni cinquanta, fece strage di lavoratori a Portella della ginestra e assassinò circa 400 sindacalisti. 


Viterbo - La Polizia locale

Viterbo – La Polizia locale


Peppino Impastato e Aldo Moro sono stati uccisi lo stesso giorno. Condividendo sicuramente gli stessi ideali repubblicani e democratici. Poi sul futuro dell’umanità le idee erano diverse. Ma tutti i due convergevano sul fatto che i valori della costituzione italiana, nata dalla resistenza e antifascista, non erano in discussione. E mai avrebbero dovuto esserlo. E su un’altra cosa sarebbero andati molto probabilmente d’accordo. Non si sarebbero mai aspettati di morire per nobili cause all’alba di tempi peggiori.

Daniele Camilli


Fotogallery: La commemorazione di Peppino Impastato 


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10 maggio, 2020

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