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Sutri - Il sindaco Vittorio Sgarbi ha inaugurato così le esposizioni a Palazzo Doebbing in corso dal 26 giugno al 17 gennaio - Una collettiva con 250 opere - FOTO E VIDEO

“Avete rotto il cazzo… venite a vedere le mostre a Sutri”

di Daniele Camilli
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Sutri – “Avete rotto il cazzo! Venite a vedere le mostre a Sutri”. Così, d’amblè. E alla fine di una lunga intervista con il Tg 5. Vittorio Sgarbi, critico d’arte, deputato, sindaco di Sutri. Poco prima è stato espulso dall’aula di Montecitorio per aver attaccato magistrati e deputate. Portato via di peso.

Qualche ora dopo è al paesello. A Sutri, di cui, come lui stesso ha detto “è patrono e sindaco”. Per inaugurare la collettiva “Incontri a Sutri. Da Giotto a Pasolini”. Dal 26 giugno al 17 gennaio del prossimo anno. Una mostra ideata da Vittorio Sgarbi e prodotta da Contemplazioni. Con il sostegno di Intesa Sanpaolo.


Sutri - L'inaugurazione della mostra a Palazzo Doebbing

Sutri – L’inaugurazione della mostra a Palazzo Doebbing


Alle spalle di Sgarbi, e in faccia al Tg 5, Palazzo Doebbing che il sindaco patrono ha rimesso in tiro mettendoci dentro una collezione ben fatta e frutto di un attento lavoro di ricerca su un territorio, soprattutto quello della diocesi di Civita Castellana, passato al setaccio. 

In mezzo, l’efebo di Sutri, che da solo vale veramente la pena. Un piccolo capolavoro ritrovato. Una grande battaglia vinta. L’efebo sta a Palazzo Doebbing. E non è poca cosa.



“Sono diventato sindaco di Sutri – ha dichiarato Sgarbi – perché da ragazzo ero passato lungo la Cassia vedendo Villa Staderini in prossimità dell’anfiteatro. Luoghi di poesia rimasti nella loro dimensione arcadica, e nella mia mente”. Sgarbi ricorda pure che là attorno abitano tanti attori, scrittori e registi “che hanno scelto la Tuscia come un paradiso misterioso e segreto”. Una specie di buen retiro dove poter continuare a dire qualcosa che non sia solo alla luna. E poi, case e terre costano pure di meno. 


Sutri - Vittorio Sgarbi

Sutri – Vittorio Sgarbi


Da Giotto a Pasolini. Dodici mostre e 250 opere esposte, che coprono un arco temporale che va dal VI secolo ad oggi, raccontando la vita di uomini e donne legati tutti da una personale e originale vocazione verso la ricerca del bello.


Sutri - Vittorio Sgarbi

Sutri – Vittorio Sgarbi


“E’ il terzo anno che faccio grandi mostre”, ha detto Sgarbi. Appresso a lui il codazzo di sempre. Quello sempre pronto a ridere delle battute. Anche quando, poco prima che iniziasse la conferenza stampa di apertura con un’oretta buona di ritardo, scoppia un lungo battibecco tra Sgarbi ed Emanuele Riccucci, suo ufficio stampa. Al punto che Riccucci stesso si innervosisce visibilmente. Tant’è che poi Sgarbi lo consola tenendogli il gomito appoggiato sulla spalla. Davanti a tutti. E tra i due torna il sereno.


Sutri - Vittorio Sgarbi e Nicola Acunzo

Sutri – Vittorio Sgarbi e Nicola Acunzo


La risata scoppia pure quando Sgarbi se la prende con il posto che governa. Sutri, “il primo bene di proprietà materiale della chiesa – ha sottolineato il sindaco durante il intervento – che fonda la chiesa. Noi siamo nel luogo di fondazione del potere temporale della chiesa”. Per poi aggiungere, “l’incontro doveva essere alle 11. Poi mi sono detto, ma perché alle 11? Mettiamolo alle 4 del pomeriggio. Per me un’ora intermedia per far venire le televisioni. Poi gli ospiti, alle 18,30. Però, siccome la confusione regna in questo paese dove io sono patrono e sindaco, l’organizzazione è quella per cui non c’era l’altoparlante, l’attore ha parlato senza, la banda è arrivata all’improvviso per i cazzi suoi (tutti a ridere ndr). Non vige un grande ordine. Questa è una finta presentazione”.


Sutri - Vittorio Sgarbi ed Emanuele Riccucci

Sutri – Vittorio Sgarbi ed Emanuele Riccucci


Tra gli ospiti ci sono anche i deputati Felice Mariani dei 5 Stelle, commissione cultura, scienza e istruzione, e Nicola Acunzo del gruppo misto. Pure lui della stessa commissione. E pure loro se la ridono quando Sgarbi invita tutti a visitare la mostra “con assembramento e senza mascherine”. In polemica con le misure adottate dal governo per l’emergenza Covid. “Un virus della mente”, l’ha definito Sgarbi. Che è valso soprattutto per chi adesso non c’ha più un euro in tasca.


Sutri - L'efebo

Sutri – L’efebo


Il Palazzo è stupendo, l’allestimento notevole, le mostre organizzate da Sgarbi per certi aspetti un vero e proprio unicum. “A Roma – ha detto infatti Sgarbi – a parte Raffaello, in questo momento non c’è una mostra così importante. Non c’è la volontà di chiamare con diverse malie persone che arrivano in un posto bellissimo e vedono in questo palazzo le mostre che abbiamo organizzato. E questo può valere per tutta la Tuscia”.


Sutri - Felice Mariani

Sutri – Felice Mariani


Una mostra con due fuochi. Il primo è Giotto. Una sola opera. Un’altra è della sua bottega. “Una croce – ha spiegato Sgarbi nelle sue vesti di critico – testimonianza della maturità fiorentina del pittore. Insieme a questa c’è anche un’opera giovanile di Giotto della fine del duecento che è una Madonna terminale di una croce che è stata largamente studiata dalla critica ed è oggi tra le opere riscoperte di questo primo grande pittore moderno italiano”. 


Sutri - La mostra a Palazzo Doebbing - Giotto

Sutri – La mostra a Palazzo Doebbing – Giotto


Il secondo è Pasolini. Le foto di Dino Pedriali valgono da sole l’intera mostra. “Per la loro duplice polarità estetica e storica”. Direbbe lo storico dell’arte Cesare Brandi. Un capolavoro che oggi è possibile vedere a Palazzo Doebbing perfettamente allestito. Pier Paolo Pasolini morirà due giorni dopo. Il 2 novembre 1975. All’idroscalo di Ostia. 


Sutri - Le mostre a Palazzo Doebbing - Pier Paolo Pasolini

Sutri – Le mostre a Palazzo Doebbing – Pier Paolo Pasolini


“Pasolini – ha detto Sgarbi – ha vissuto alla torre di Chia i momenti più felici della sua maturità, poco prima di essere ucciso. Alla torre, dove è stato fotografato dal ventitreenne Dino Pedriali che lo ha ritratto nudo dietro le vetrate in un momento di massima potenza vitale, prima che due notti dopo si trovasse nella condizione di passione e di morte che lo ha portato poi a diventare, anche nella nostra dimensione mitologica, una leggenda. La morte lo ha consacrato. La morte santifica. Come è accaduto con Falcone e Borsellino. Ma lui nel momento della vita e della felicità stava in Tuscia. Nella torre dove è stato fotografato”.

Daniele Camilli


 Multimedia: Fotogallery: Le mostre di Palazzo Doebbing – Video: “Da Giotto a Pasolini”

“Da Giotto a Pasolini, un messaggio di speranza per guardare con fiducia al futuro”


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26 giugno, 2020

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