Viterbo – (f.b.) – Un “cabarettista della politica”. Così era stato definito l’attuale senatore di Forza Italia Francesco Battistoni in un articolo pubblicato nel 2013 su un sito web locale di cui era direttore Paolo Gianlorenzo.
Un articolo fortemente critico che era valso al giornalista una denuncia per diffamazione. Il processo si è concluso ieri con l’assoluzione perché il fatto non sussiste.
Prima della sentenza Gianlorenzo è stato ascoltato in aula e ha dichiarato di non ricordare se all’epoca dei fatti (il 27 febbraio del 2013) fosse direttore o meno del sito sul quale venne pubblicato quel pezzo. “Non ricordo se ero direttore io stesso oppure un’altra collega” ha detto rispondendo alle domande del suo legale, l’avvocato Franco Taurchini.
L’articolo in questione descriveva Francesco Battistoni come un “cabarettista della politica locale” e poi, elencando il nome dell’esponente di Forza Italia insieme a molti altri volti noti della politica locale e nazionale, li etichettava come “parassiti”.
Espressioni che per il pubblico ministero avrebbero dovuto essere punite con una condanna a una multa di 516 euro perché “lesive della reputazione della parte offesa”. Tesi ribadita anche dall’avvocato Enrico Valentini, in rappresentanza del senatore Battistoni.
“Si tratta di un articolo di pura e sacrosanta critica politica – ha spiegato invece l’avvocato Franco Taurchini, nella sua arringa difensiva -. Al massimo possiamo dire che quei termini sfociano nella satira. Ma non si tratta certo di offese o di insulti. E tra l’altro Battistoni non chiese mai una rettifica oppure la rimozione dell’articolo in questione, tanto che il mio assistito è venuto a conoscenza dei fatti soltanto quando gli è arrivata la querela”.
Di personaggi politici definiti “parassiti della politica” in quell’articolo ce ne sono pure altri. Tra questi anche esponenti di partiti a livello nazionale come D’Alema o Di Pietro. “L’unico ad offendersi però è stato Battistoni…” ha fatto notare l’avvocato Taurchini in udienza.
Ed è anche per questo che la giudice Massini ha assolto Gianlorenzo. “Il termine parassiti non era rivolto solo alla parte offesa, ma anche ad altri in un discorso più ampio – ha spiegato – mentre l’epiteto “cabarettista della politica” non è un’affermazione diffamatoria”.
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