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Il giornale di mezzanotte - Viterbo - Stefano Severini è uno dei leader del movimento nazionale che il 15 giugno ha portato in piazza 37 mila persone in tutta Italia - FOTO E VIDEO

“Noi infermieri siamo quelli che danno la vita…”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “Siamo quelli che scendono in campo, danno la vita e lavorano quotidianamente in reparto”. Il ritratto dell’infermiere, fatto da un altro infermiere. Stefano Severini, 35 anni, viterbese. Una laurea in infermieristica, una magistrale e un master in corso, in coordinamento. 

Lui è uno degli organizzatori della manifestazione dell’altro giorno in piazza dei caduti a Viterbo. Tra il Giano bifronte degli Almadiani, la chiesa dalla doppia facciata, e viale Marconi dove un tempo scorreva l’Urcionio.

La manifestazione del movimento nazionale infermieri. Il 15 giugno. Oltre 37 mila infermieri in 3o piazze d’Italia. Viterbo inclusa. Città che, forse senza rendersene troppo conto, è entrata da tempo a far parte di un network di manifestazioni che pian piano stanno penetrando e si stanno innervando con il tessuto sociale urbano e il profondo malcontento che lo caratterizza in questa fragile e turbolenta fase successiva all’emergenza Covid. In attesa dell’autunno, quando casse integrazioni e casse dello stato saranno finite o prosciugate e tutti i nodi, con licenziamenti al seguito, verranno al pettine.


Viterbo - il flash mob del movimento nazionale infermieri

Viterbo – Il flash mob del movimento nazionale infermieri


“Non apparteniamo a nessun sindacato – spiega Severini -, a nessuna bandiera politica, a nessun partito. Siamo semplicemente infermieri e siamo professionisti”. Lo aveva detto anche prima, megafono in mano, quando spiegava alle persone di passaggio le ragioni dell’iniziativa. “Siamo senza affiliazioni politiche, partitiche o sindacali”. “E’ bene specificarlo”, ha poi aggiunto.



Manifestazioni che si presentano in modo spontaneo e che a Viterbo hanno preso piede da settimane. Come in tutto il resto d’Italia. Facendo della città dei papi un pezzo di questo contenitore “nazionale”, concetto cui si ispirano quasi tutti gli eventi di piazza organizzati finora, che col passare dei giorni sembra mostrare sempre più un lessico comune. Dalla mobilitazione delle filiere economiche che ruotano attorno all’offerta turistica alle mascherine tricolore. Fino al movimento nazionale degli infermieri.


Viterbo - Stefano Severini

Viterbo – Stefano Severini


Una figura professionale, quella dell’infermiere, che nel corso degli ultimi trent’anni ha vissuto un cambiamento radicale conquistando un’autonomia propria. Sul piano sia lavorativo che sindacale. Diventando infine, soprattutto oggi, dopo l’emergenza Covid, un soggetto a se stante all’interno delle aziende ospedaliere, ma ancora agli inizi sul fronte dell’organizzazione, e della rivendicazione, sindacale che all’interno di un ospedale rappresenta una delle potenze in campo.


Viterbo - il flash mob del movimento nazionale infermieri

Viterbo – Il flash mob del movimento nazionale infermieri


Un soggetto che tuttavia non ha ancora un tavolo indipendente su cui negoziare la propria posizione “e – come ha detto Severini – un riconoscimento adeguato, sia a livello sociale che economico”. Infermieri che durante la Fase 1 del Coronavirus non solo si sono buttati nella mischia senza pensarci un solo istante, ma quel che più conta hanno fatto vedere a tutto il paese una competenza tale che ormai lambisce quella dei medici. Insomma, sono stati fondamentali se non addirittura decisivi. Soldati che si sono guadagnati il grado di ufficiali combattendo direttamente sul campo di battaglia. Non più il capo sala di una volta, a sua volta decisivo negli ospedali di una volta, ma ragazzi e ragazze con due lauree e un master in corso. Come Stefano Severini. 


Viterbo - il flash mob del movimento nazionale infermieri

Viterbo – Il flash mob del movimento nazionale infermieri


Difficilmente, oltretutto, inquadrabili all’interno di una struttura sindacale classica come possono esserlo quelle delle tre principali confederazioni, Cgil, Cisl e Uil, sempre molto forti e radicate all’interno della sanità ma che nel corso degli anni hanno visto una lenta ma progressiva perdita di consensi, e deleghe, a tutto vantaggio di forme di sindacalismo autonomo di diversa ispirazione. Cosa che non si registrava più dagli anni ’70 e ’80. Con il sindacalismo di base e di quartiere dell’autonomia operaia. Una ricerca d’autonomia, anche questa volta. E anche questa volta in contrapposizione con le principali organizzazioni sindacali che per un verso o per un altro non sono mai riusciti ad inquadrare le tipologie di lavoro precario venute fuori in questi ultimi 40 anni in Italia.


Viterbo - il flash mob del movimento nazionale infermieri

Viterbo – Il flash mob del movimento nazionale infermieri


Tipologie di lavoro precario che negli anni sono però riuscite a ricavarsi uno spazio di rappresentanza diverso in grado di prendere piede con richieste meno generali, rispetto a quelle del sindacalismo autonomo degli anni ’70, e più settoriali. Professionali. E con un’ispirazione ideale diversa. Sebbene non del tutto definita. E dove tutto più succedere. La fase, infatti, è ancora quella della tessitura.


Viterbo - il flash mob del movimento nazionale infermieri

Viterbo – Il flash mob del movimento nazionale infermieri


Gli infermieri del movimento nazionale chiedono “l’uscita dal comparto – dichiara Severini -, vale a dire una contrattazione esclusiva per la professione infermieristica. L’adeguamento del salario a livello di quelli degli altri paesi europei e la fine del vincolo di esclusività garantendo agli infermieri la libera professione. Come si fa già con i medici. Lo chiediamo perché siamo la spina dorsale di una sanità d’eccellenza”.


Viterbo - il flash mob del movimento nazionale infermieri

Viterbo – Il flash mob del movimento nazionale infermieri


Richieste avanzate in piazza il 15 giugno con un flash mob chiuso con il lancio dei palloncini in ricordo dei colleghi morti a causa del virus. Preso durante il lavoro e perché in prima linea. Identità e memoria. Riconoscersi come categoria autonoma, da qui l’uscita dal comparto, e scendere in piazza in quanto tale. Infine il ricordo dei propri caduti. In sintesi l’emergere di un nuovo soggetto sociale quanto meno sul piano delle relazioni sindacali. Consapevole inoltre del ruolo che ha giocato, e dell’alta professionalità che ha dimostrato, durante le settimane più dure del Covid. Composto poi, questo nuovo soggetto, da figure plurilaureate e ampiamente qualificate.


Viterbo - il flash mob del movimento nazionale infermieri

Viterbo – Il flash mob del movimento nazionale infermieri


Richieste contrattuali, quelle degli infermieri del movimento nazionale, che puntano anche al riconoscimento politico. “Chiediamo un incontro con chi ci governa – commenta Severini -. Un incontro con i ministri. Per sederci insieme e costruire un’assistenza sanitaria degna di questo popolo”. Insieme, che significa pure insieme e alla pari con Cgil, Cisl e Uil. Allo stesso tavolo ministeriale e con una piattaforma sindacale autonoma dove si chiede un contratto proprio per gli infermieri, che ad oggi sono inquadrati assieme ad altre figure professionali, e la libera professione. Cioè la possibilità di lavorare anche da privati, al di fuori dell’ospedale. Come fanno i medici. “I nostri cugini medici”, come li definisce Severini.


Viterbo - il flash mob del movimento nazionale infermieri

Viterbo – Il flash mob del movimento nazionale infermieri


Tra le altre istanze del movimento ci sono pure la lotta al demansionamento. “Siamo infermieri – dice Severini – e non tutto fare”. La stabilizzazione dei precari, lo scorrimento delle graduatorie, l’agevolazione della mobilità, l’aumento del personale a disposizione. Infine l’aumento del salario che, ad oggi, s’attesta attorno a un massimo di 1600 euro mensili. Per turni di lavoro che vanno da un minimo di 7 a un massimo di 12 ore al giorno. Senza tener conto dei doppi turni per compensare appunto la carenza di personale.

“Noi lavoriamo a turni che coprono le 24 ore – conclude Stefano Severini – suddivise in mattina, pomeriggio, notte. Tre turni che vengono ripartiti in base all’organizzazione aziendale. A volte, per compensare la carenza di personale, un infermiere si trova a fare doppi turni. Un turno può essere 6-7 ore mattina e pomeriggio. Fino alle 12 ore della notte”.

Daniele Camilli


 Multimedia: Fotogallery: Il movimento degli infermieri in piazza – Video: Intervista a Stefano SeveriniIl flash mob degli infermieri

“Non siamo eroi, vogliamo solo i nostri diritti”


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17 giugno, 2020

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