Orte – (a.c.) – “È stato un episodio sporadico, che per pura fatalità ha avuto il peggiore degli epiloghi. Imade Robinson è un ragazzo d’oro, non avrebbe mai voluto uccidere”. Luca e Maria Giulia Di Mari, gestori del centro d’accoglienza di Orte dove domenica notte si è consumata la lite sfociata nell’omicidio del 35enne nigeriano Eugene Moses, raccontano i momenti della tragedia.
“Ero a cena con la mia famiglia nel ristorante della struttura – racconta Luca Di Mari – quando è arrivato un ragazzo del centro che mi ha detto di correre nelle camere. Sono salito subito e ho trovato Moses che non aveva già più il battito al polso. Erano passati al massimo cinque minuti dallo scontro. Ho fatto chiamare i soccorsi e ho allontanato gli altri ospiti”.
“Subito dopo – continua Luca Di Mari – ho visto Imade, che mi ha raccontato quello che era successo. Era disperato. Ha aspettato i carabinieri e si è consegnato subito, senza fare resistenza. Imade è un ragazzo tranquillissimo, che è sempre andato d’accordo con tutti. Eugene invece lo avevamo già segnalato perché aveva creato qualche problema”.
Robinson, 21 anni, anch’egli nigeriano, avrebbe agito per difendersi dall’aggressione di Moses. Così sostengono i fratelli Di Mari.
“I presenti – dice Luca Di Mari – mi hanno raccontato che i due ragazzi hanno iniziato a spintonarsi per motivi futili. Poi Moses è andato nella sua camera a prendere un coltello e Imade, immaginando quello che stava per succedere, ha fatto la stessa cosa. Eugene ha attaccato per primo, Imade ha schivato il colpo e ha reagito. Una sola coltellata, che però è bastata a uccidere”.
“Robinson e Moses erano molto amici – aggiunge Maria Giulia Di Mari – ma nelle ultime settimane il rapporto si era deteriorato perché Moses beveva tutte le sere e Imade gli aveva fatto presente che il suo comportamento stava creando problemi. Eugene aveva reagito con delle minacce. La lite dell’altra notte è scoppiata perché Imade venerdì sera aveva prestato una sedia a Moses per la sua festa di compleanno e lui gliel’aveva restituita rotta. Dalle parole sono passati agli spintoni e alla fine Moses è andato a prendere un coltello in camera sua. Imade l’ha visto e ha fatto lo stesso. Erano ognuno di fronte alla rispettiva camera, quindi hanno fatto presto a capire cosa stava per succedere”.
“Il coltello di Robinson era molto più piccolo di quello di Moses, è veramente difficile uccidere un uomo con un colpo solo di quell’arma. Siamo convinti che sia stata una fatalità, anche perché Imade non è assolutamente una persona violenta” assicurano i fratelli Di Mari.
“Robinson era ospite del centro d’accoglienza dall’agosto 2016, è arrivato da noi direttamente dal barcone. Moses, invece, era già stato in altre strutture ed è arrivato qui ad aprile 2018” aggiunge Maria Giulia Di Mari.
Nel centro d’accoglienza attualmente sono ospitate 38 persone, “ma nel periodo dell’emergenza eravamo arrivati ad averne il quintuplo – racconta Luca Di Mari-. La nostra struttura è considerata da anni tra le migliori, la prefettura ci ha sempre dato grande fiducia e anche gli ospiti si sono sempre comportati bene. Quello di domenica notte è stato un episodio sporadico”.
“Io ero uno di quelli che aveva dei pregiudizi verso i migranti – conclude Luca Di Mari – ma gestendo questo centro mi sono accorto che non si può fare di tutta l’erba un fascio: ci sono anche dei casi problematici, inutile negarlo, ma tanti ragazzi che arrivano qui, come Imade, sono veramente delle brave persone”.
Alessandro Castellani




