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“Tutti sanno che ceno a casa…”

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Donatella Ferranti

Donatella Ferranti

Viterbo – “”Tutti sanno che ceno a casa…”. Donatella Ferranti replica all’intervista in cui Luca Palamara, ex pm romano ed ex consigliere Csm, espulso dall’associazione nazionale magistrati parla proprio di Ferranti.

Oggi giudice di cassazione, dopo essere stata deputata del Pd. Quando era capogruppo del Partito democratico e presidente della commissione Giustizia alla Camera, per Palamara Ferranti avrebbe preso parte a cene in cui presume che si parlasse di nomine nella magistratura.

Al Corriere della Sera, Ferranti è netta: “Capisco il momento che sta passando – spiega Ferranti in un’intervista al quotidiano milanese – ma stavolta Palamara l’ha fatta grossa. Sto valutando se agire legalmente. Comunque no, tutti sanno che ceno a casa”.

E a pranzo: “Mai da sola. Nemmeno un caffè”. Palamara fa riferimento a incontri con l’ex presidente Anm, Albamonte. “No. Abbiamo età e abitudini diverse, poi quando ero in commissione giustizia dedicavo tutte le mie energie al parlamento e alla famiglia, come tutti quelli che mi hanno conosciuto sanno. Lavoravo dalla mattina alla sera, avevo i figli adolescenti, facevo avanti e indietro con Viterbo nel weekend”.

Possono esserci stati incontri casuali, insieme ad altre persone. “Ci possono essere stati incontri casuali. Conosco Albamonte dai tempi in cui ero segretario generale del Csm e lui uno dei magistrati segretari. Ma mai incontri programmati e tantomeno finalizzati alla gestione di nomine. Notizie di cene inopportune meritano di essere prese in esame solo davanti al giudice”.

Ferranti parla dei rapporti con le correnti e con l’Anm, lei che da magistrato era iscritta a Md. “Durante il mio mandato parlamentare non ho mai avuto cene o pranzi con esponenti dell’Anm o delle correnti. I miei incontri con esponenti dell’associazionismo giudiziario sono sempre avvenuti nelle sedi istituzionali, soprattutto in occasione d’indagini conoscitive preparatorie alle tante riforme in materia di giustizia cui ho preso parte”.

Il vicepresidente del Csm Ermini arriva dal Partito democratico, ma Ferranti fa sapere di non essere mai stata iscritta: “E poi, quando è stato eletto io non ero più in parlamento. Anche le mie richieste d’informazioni, sempre su colleghi validi e mai per pilotare le nomine”.

Dalle chat di Palamara, Ferranti s’informa per Francesco Salzano e chiede pure di Eugenio Turco. Nel primo caso: “Non per pilotare una nomina, era un intervento a garanzia di un collega di valore”. Mentre per Turco: “Persona stimatissima da tutti i magistrati e dal foro viterbese – risponde Ferranti – aveva fatto un grosso progetto anti corruzione con Cantone.

Mi rappresentarono che c’era una forzatura al contrario nei suoi confronti, io ho dato un contributo di garanzia. Poi non so nemmeno come è andata a finire”.

Per Ferranti c’è il tentativo di gettare ombre: “Io non ho chiesto nulla, anzi ho pagato il mio passaggio in politica in termini di carriera in magistratura, come è giusto che sia”.

 


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