Tarquinia – La spiaggia di Pian di Spille è tra quelle più colpite dall’erosione.
L’ombra di un pesante danno ambientale è sempre più ampia e trascina al suo interno anche le antiche fornaci romane.
Scoperto nel 1986 grazie al crollo di una formazione sabbiosa, il sito si trova a tre chilometri a nord dal complesso residenziale di Marina Velca ed è poco frequentato dai bagnanti per via della notevole distanza da percorrere a piedi.
Il tratto di sabbia che distanzia l’acqua dalla costruzione è poco più di un fazzoletto, che quando il mare è mosso avanza fino a corrodere i resti dell’opera, edificata in età repubblicana (dal 509 al 27 avanti Cristo) e composta da almeno quattro camere di combustione.
“Il mare si sta prendendo i resti archeologici di migliaia di anni fa, e chi ne ha l’autorità non fa nulla per salvaguardare questo tesoro – spiega Tommaso Stefani, Fsi – Riconquistare l’Italia, autore delle foto -. Abbiamo un immenso patrimonio naturale e artistico, e tante persone a cui potrebbe essere offerto un lavoro legato alla tutela e salvaguardia di tutto ciò”.
Poche, nel corso degli anni, le persone o le associazioni che hanno mostrato interesse verso lo studio e il recupero delle fornaci. Una di queste è la Società tarquiniense d’arte e storia che ha sede via delle Torri, all’interno del centro storico. L’11 luglio 2019, nella lizza della torre di Dante, Ilenia Marini e Alessandra Sileoni hanno presentato la conferenza “Le fornaci di Pian di Spille: una fabbrica di anfore vinarie lungo la costa tarquiniese” in cui si è parlato di come erano strutturate, cosa producevano, chi le gestiva e chi ne era proprietario.
Samuele Sansonetti
Multimedia: Fotogallery: Le antiche fornaci romane di Pian di Spille
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY