Viterbo – (sil.co.) – Riscuote per un anno la pensione della madre morta, assolta perché il fatto non costituisce reato la figlia.
Secondo l’accusa l’imputata, una viterbese sulla sessantina, avrebbe dovuto informare l’Inps del decesso – pur non essendo emersa la volontà di porre in essere una truffa – essendo illegittimo incassare la pensione di una persona defunta, facendo finta di niente e lasciando che l’accredito della mensilità, da parte dell’Inps, finisca periodicamente sul libretto di famiglia cointestato anche al familiare passato a miglior vita.
La figlia però sarebbe stata ignara, così come lo stesso Inps. Se ne sarebbe accorto il direttore dell’ufficio postale.
“Pensavamo che a informare l’Inps ci avesse pensato l’agenzia di pompe funebri”, ha spiegato ieri mattina il marito, citato tra i testi della difesa dall’avvocato Virna Faccenda. “Per noi è stato un anno tragico. In otto mesi abbiamo celebrato tre funerali: prima è morto mio suocero, dopo sei mesi è morta mia suocera e dopo due mesi è morto mio cognato. In più ho avuto dei problemi di lavoro. Quando, dopo circa un anno, ci ha chiamati il direttore delle Poste per dirci che sul libretto cointestato veniva ancora accreditata la pensione, siamo corsi subito all’Inps”, ha proseguito.
Era il 12 maggio 2015: “Mia moglie ha spiegato a un addetto dell’Inps cosa era successo e cioè di avere percepito indebitamente la pensione al posto della beneficiaria sua madre da aprile 2014 ad aprile 2015, impegnandosi a restituire i circa ventimila euro indebitamente percepiti”.
“In quell’occasione, però, le hanno fatto firmare l’impegno a pagare in sei rate mensili da 3500 euro l’una, e non ce l’abbiamo fatta. Mia moglie era ed è casalinga e io ho una piccola impresa che stava attraversando un periodo di crisi. A marzo 2017, allora, sono tornato all’Inps, chiedendo di fare una rateizzazione più lunga a un importo inferiore, perché, ho spiegato, avrei dovuto percepire cinquemila euro al mese per poter poter versare 3500 euro al mese per sei mesi”, ha testimoniato il marito dell’imputata, cui sarebbe stato detto che non era possibile.
E’ finita che per la moglie è scattata la denuncia penale e si è trovata imputata davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, per il reato previsto all’articolo 316 bis del codice penale.
Oltre al difensore Virna Faccenda, lo stesso pm Massimiliano Siddi ha chiesto ieri l’assoluzione dell’imputata, accordata dopo una brevissima camera di consiglio dal collegio, con la formula “perché il fatto non costituisce reato”.
– Riscuote per un anno la pensione della madre morta, figlia a processo
