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Tribunale - Davanti al collegio una viterbese sulla sessantina - Avrebbe percepito indebitamente circa ventimila euro - Testimone il direttore dell'Inps

Riscuote per un anno la pensione della madre morta, figlia a processo

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Viterbo - La sede dell'Inps

Viterbo – La sede dell’Inps

Viterbo – (sil.co.) – Riscuote per un anno la pensione della madre morta, figlia a processo per indebita percezione di erogazioni in danno dello stato. Non avrebbe mai restituito all’Inps, pur promettendolo, i circa ventimila euro indebitamente percepiti.

Per lei, una donna viterbese sulla sessantina, è scattata la denuncia penale ed è finita nelle vesti di imputata davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, per il reato previsto all’articolo 316 bis del codice penale. Reato che scatta anche quando, come in questo caso, la pensione viene accreditata sul conto corrente cointestato a un familiare.

Secondo l’accusa, l’imputata avrebbe dovuto informare l’Inps del decesso – pur non essendo emersa la volontà di porre in essere una truffa – essendo illegittimo incassare la pensione di una persona defunta, facendo finta di niente e lasciando che l’accredito della mensilità, da parte dell’Inps, finisca periodicamente sul conto del familiare passato a miglior vita.

Non le è bastato andare all’Inps a distanza di un anno dal decesso della madre, ammettendo di avere percepito indebitamente la pensione al posto della beneficiaria da aprile 2014 ad aprile 2015.

E neanche impegnarsi a restituire in sei rate i circa diciannovemila euro indebitamente percepiti, compresa la tredicesima della defunta. 

Il processo è entrato nel vivo ieri con la testimonianza dell’allora direttore della sede Inps di Viterbo Danilo Siddi, attualmente a Frosinone, il quale ha spiegato che, non essendo venuto a conoscenza della morte del beneficiario, l’istituto aveva continuato a erogare regolarmente la pensione all’imputata, difesa dall’avvocato Virna Faccenda.

“La signora venne da noi spontaneamente. Era il 12 maggio 2015 quando ci informò del decesso del genitore avvenuto l’anno precedente. Facemmo degli accertamenti e lei si impegnò a restituire in sei rate la somma complessiva di circa ventimila euro che avevamo continuato a versare alla madre, non sapendo che fosse morta. Si è impegnata a restituire a rate, ma non ha mai pagato”, ha spiegato l’ex direttore Siddi interrogato dal pubblico ministero Stefano d’Arma. 

Si torna in aula per la sentenza il prossimo 14 luglio. 


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22 gennaio, 2020

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