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Talucci e Della Rocca: “Attentati per una mancata autorizzazione a un locale notturno”

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Rinaldo Della Rocca

Rinaldo Della Rocca – Vittima di un attentato incendiario di Trovato e Rebeshi quando era al Silb

Maxi rogo al Poggino - Le auto incendiate

Maxi rogo al Poggino – Le 12 auto incendiate a Della Rocca in via Mainella

Luca Talucci

Il presidente del Silb, Luca Talucci – Gli è stata devastata la macchina sotto casa

Luca Talucci - L'auto devastata dai vandali

L’auto di Talucci devastata a picconate a Santa Lucia

Roberto Grazini

L’imprenditore Roberto Grazini

Viterbo - Esplosioni a Santa Barbara - Viterbo - Il camion della Grazini Traslochi incendiato

Il camion della Grazini Traslochi incendiato a Santa Barbara

Viterbo – Mafia viterbese, il collegio ci dà un taglio. Sfoltita con un’apposita ordinanza la lista del pubblico ministero Fabrizio Tucci e delle difese, per un totale di 34 testimoni venuti meno. Il presidente Gaetano Mautone ieri ha invitato a stringere sugli episodi relativi alle accuse di furto, danneggiamento ed estorsione aggravati dal metodo mafioso a carico di Pavel Ionel, Manuel Pecci e Emanuele Erasmi, i soli imputati nel processo e gli unici dei tredici arrestati nel blitz del 25 gennaio 2019 che hanno scelto il rito ordinario.

Gli altri dieci, tra cui i presunti boss Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi, sono stati già giudicati col rito abbreviato davanti al gup di Roma e condannati, lo scorso 11 giugno, con il riconoscimento dell’aggravante del 416 bis, ovvero dell’associazione di stampo mafioso. 

L’avvocato Carlo Taormina, che con Fausto Barili difende il parrucchiere Pecci, accusato di essersi rivolto a Trovato per risolvere una controversia civile con un cliente che gli aveva fatto scrivere da un avvocato per una depilazione venuta male, ha chiesto di sentire il legale, uno dei testi esclusi, in quanto agli atti c’è solo un’intercettazione del boss che racconta a uno dei sodali di una telefonata che sarebbe intercorsa tra lui e l’avvocato sull’argomento. Il tribunale si è riservato.

Non è stato nel frattempo sentito l’imprenditore Roberto  Grazini, comunque presente in quanto citato dall’accusa, vittima di uno degli attentati incendiari del gruppo criminale italo-albanese, che gli ha bruciato un camion in piazzale Porsenna, a Santa Barbara, la notte tra il 7 e l’8 gennaio 2018, pochi giorni dopo l’attentato alla rivendita di auto di Rinaldo Della Rocca, in via Mainella al Poggino (Divorate dalle fiamme 12 auto nel piazzale di una concessionaria). 

Sono stati invece sentiti, oltre a un carabiniere, sia Rinaldo Della Rocca che il presidente del Silb, Luca Talucci, in quanto ci sarebbe un collegamento tra l’attività del sindacato dei gestori dei locali da ballo e l’attentato. Anzi, due attentati. Uno anche contro Talucci, cui la notte tra il 21 e il 22 novembre 2018 è stata devastata a picconate la macchina parcheggiata sotto casa nel quartiere di Santa Lucia (Di notte sfasciano la macchina del sindacalista Talucci). 


Attentati contro due sindacalisti del Silb per ottenere il controllo dei locali da ballo

Secondo Della Rocca e Talucci entrambi gli episodi sarebbero riconducibili alla mancata autorizzazione all’apertura di un locale notturno di Rebeshi, il Range di via della Palazzina, chiesta a maggio-giugno 2017. E forse anche all’astio per le mancate serate al Theatrò, affittato nell’autunno 2017 a due “concorrenti” romeni di Rebeshi, anche loro presi di mira dalla banda che gli ha fatto trovare attaccate sull’ingresso delle discoteca le solite teste mozzate di animali.

Rebeshi, che avrebbe voluto l’esclusiva delle serate da ballo per stranieri, l’avrebbe presa male e avrebbe deciso di intimidire chi, secondo lui, poteva mettergli o gli aveva messo i bastoni tra le ruote. Talucci e Della Rocca, all’epoca entrambi componenti del Silb (, avrebbero partecipato ai lavori della commissione vigilanza e sicurezza del comune. “Senza però avere diritto di voto. Il Silb assiste i gestori, dice loro cosa fare e su richiesta se il locale può andare, ma non decide, non valuta”, hanno spiegato.

In una occasione avrebbero incontrato insieme Rebeshi al Range, dopo che Talucci era stato accusato di avere scattato lui delle foto del locale e averle date al Comune dicendo che non era idoneo. “Rebeshi stava zitto. C’è stata invece una discussione molto animata, anche se con le mani in tasca, con un imprenditore viterbese specializzato nell’organizzazione di serate e una donna – ha spiegato Talucci, confermando quanto già detto da Della Rocca – tanto che io, rivolgendomi a Rebeshi, gli ho chiesto a che titolo parlasse l’altro, dal momento che l’autorizzazione l’aveva chiesta lui. Mi ha risposto laconico ‘lui è un mio socio’. Al che Della Rocca, visti i toni accesi, mi ha preso per un braccio e portato via”.  

A dicembre 2017 correva anche voce che Rebeshi, più che mai deciso ad aprire un locale da ballo, fosse interessato al Perfidia. Il presunto boss albanese, inoltre, avrebbe frequentato un noto bar sulla Cassia Nord, al cui titolare Talucci avrebbe detto che poteva fare intrattenimento musicale, ma non organizzare serate da ballo. Della Rocca ha inoltre venduto una Smart gialla, data alle fiamme, a una dipendente dei due romeni che hanno preso il Theatro (con l’idea di farci cinque serate, ridotte a due dopo i vari attentati). 

Ma per il presidente del Silb Talucci tutto sarebbe partito dalla mancata autorizzazione al nightclub di via della Palazzina: “Parlando con Della Rocca, dopo che gli hanno dato fuoco alle macchine, ci siamo detti che doveva essere per la discussione al Range”.

Della Rocca, che ha riaperto dopo tre mesi e dopo molte titubanze la concessionaria, in seguito all’attentato ha lasciato il Silb. 


Traditi da una foglia di lauro ceraso in una Picanto rubata

Traditi da una foglia di lauro ceraso in uno scarpone trovato all’interno di una Picanto rubata a Caprarola il 3 novembre 2017, trovata bruciata in via Campo Scolastico dopo l’attentato a Grazini. La macchina è stata utilizzata per mettere a segno tre attentati. 

“Visionando i filmati acquisiti dalle telecamere della videosorveglianza, abbiamo scoperto che la Picanto era stata usata per portare le due teste d’agnello al compro oro di Fabiola Bacianini, per incendiare le auto della rivendita di Della Rocca e per bruciare il camion della ditta di trasporti di Grazini”, ha detto il luogotenente Massimo Pastore del nucleo investigativo della compagnia dei carabinieri di Viterbo, spiegando che all’auto furono scattata 136 fotografie per poi ricostruirla in 3D e confrontarla con i filmati.

Al suo interno fu trovato lo scarpone con la foglia di lauro ceraso: “Abbiamo chiesto alla forestale di compararla con la siepe di lauro ceraso che delimitava il muretto alto due metri davanti alla concessionaria di della Rocca, saltato a fatica dai due soggetti, uno con una tanica di benzina da venti litri, la notte dell’incendio. Hanno lasciato la Picanto accesa all’angolo con via Fontecedro, scappando quando poco prima dell’una c’è stata l’esplosione, di cui si vedono i bagliori. La foglia era della stessa siepe”.  

Erano Rebeshi e Trovato, che come sua consuetudine il giorno dopo non ha resistito a passare un paio di volte davanti alla scena del crimine, come faceva spesso compiacendosi con se stesso, al telefono e anche parlando da solo in macchina, ignaro delle microspie. 


“Oh mamma mia bella”, dice Trovato dopo essersi ustionato

A Capodanno 2017 avevano dato fuoco a due auto di un noto pregiudicato d’origine campana e temevano ritorsioni. Per questo i primi di gennaio Trovato aveva lasciato la sua Audi A5 parcheggiata nel cortile davanti all’abitazione di via Monfalcone del pentito Sokol Dervishi, temendo una ritorsione e contando che lì, essendo il luogo lontano da occhi indiscreti e riservato ai condomini del palazzo, passasse inosservata. La recupererà la notte dell’attentato a Grazini, cui è stato bruciato un solo camion invece che tutti solo perché al boss è esplosa una bottiglia piena di benzina in mano e la fiammata gli ha ustionato una mano e un’arcata sopraccigliare rimasta scoperta sotto  il passamontagna. 

“Abbiamo capito che qualcosa era andato storto quando, riprendendo la macchina, su cui c’erano delle cimici, ha esclamato ‘Oh mamma mia bella’, presumibilmente riferendosi alle bruciature. Poi ha cercato un dermatologo, ha tenuto chiuso il negozio che gestiva lui per alcuni giorni e andava in giro con un cappello calato in testa e il volto travisato”, ha spiegato Pastore. 


L’insospettabile Trovato e il lusso sfrenato di Rebeshi

Ne ha parlato Della Rocca, l’unico cui parti civili e difese abbiano fatto delle domande. “Trovato lo conoscevo perché aveva il compro oro in via Garbini, davanti alla mia precedente concessionaria e ogni tanto passava a vedere qualche macchina. Avevamo rapporti cordiali, anche se formali. Rimasi stupito leggendo il suo nome tra gli arrestati. Non ho mai pensato a lui dopo l’incendio, non l’ho visto e non mi ha cercato”, ha detto. 

Quando fu sentito dopo l’incendio, convinto che dietro atti simili dovesse esserci una qualche forma di criminalità organizzata, descrisse Rebeshi come uno “schiacciasassi” (“Ismail Rebeshi è uno schiacciasassi che non guarda in faccia nessuno”).

“Si parlava di lui come di uno che non guarda in faccia a nessuno, era uno che non si sa come andava in giro coi macchinoni. Aveva una Audi A8, una vettura di grossa cilindrata come se ne vedono poche a Viterbo. Si faceva notare per il lusso, l’agiatezza che ostentava, che stonava col fatto che vendesse macchine. Io lo faccio da 40 anni, ma non me lo sono mai potuto permettere. Si diceva che lui o suo fratello fossero stati arrestati per droga”. 

Il processo riprenderà il 10 settembre. 

Silvana Cortignani


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