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Un manifesto all’ingresso del tribunale e un minuto di silenzio per Ebru Timtikt

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Un manifesto in tribunale per l’avvocatessa turca Ebru Timtikt

Un manifesto in tribunale per l’avvocatessa turca Ebru Timtikt

Un manifesto in tribunale per l’avvocatessa turca Ebru Timtikt

L’intervento della presidente del tribunale Maria Rosaria Covelli

Un manifesto in tribunale per l’avvocatessa turca Ebru Timtikt

Il presidente dell’ordine degli avvocati Stefano Brenciaglia

Un manifesto in tribunale per l’avvocatessa turca Ebru Timtikt

Il presidente della camera penale Roberto Alabiso

Un manifesto in tribunale per l’avvocatessa turca Ebru Timtikt

Il rappresentante dell’organismo congressuale forense Luigi Sini

Un manifesto in tribunale per l’avvocatessa turca Ebru Timtikt

La presidente della camera civile Rosita Ponticiello

Un manifesto in tribunale per l’avvocatessa turca Ebru Timtikt

La presidente dell’Aifa, Elisa Tosini

Un manifesto in tribunale per l’avvocatessa turca Ebru TimtiktUn manifesto in tribunale per l’avvocatessa turca Ebru Timtikt

Il presidente dell’Aiga, Angelo Poli

Viterbo – (sil.co.) – Un manifesto sulla cancellata all’ingresso del tribunale e un minuto di silenzio per Ebru Timtikt.

L’ordine degli avvocati unitamente alle locali associazioni forensi, questa mattina alle 11, davanti al tribunale di Viterbo, ha ricordato, a un mese dalla scomparsa, Ebru Timtikt, avvocatessa turca di origine curda, impegnata nella difesa dei diritti umani e deceduta dopo molti giorni di sciopero della fame intrapresi durante il periodo di detenzione a seguito della condanna nel 2019, insieme ad altri colleghi, a 13 anni e mezzo di carcere per appartenenza ad un presunto “gruppo terroristico” di opposizione al governo turco.


Il messaggio degli avvocati del foro di Viterbo per Ebru Timtikt

Oggi è una giornata particolarmente triste per l’avvocatura perché è triste dover si ritrovare per commemorare una collega scomparsa per aver esercitato sino in fondo il proprio dovere di difensore. Ebru Timtik era un avvocatessa
del foro di Istanbul, una giovane donna coraggiosa che si è battuta per i diritti dei suoi assistiti, persone
accusate di terrorismo per aver manifestato la loro opposizione al governo del premier Recep Tayyip Erdogan.

Per questa sua attività Ebru Timtikt è stata condannata insieme ad altri colleghi ed attivisti dei diritti umani a tredici anni di reclusione. In segno di protesta contro la violazione dei diritti umani e delle regole del giusto processo Ebru Timtikt, durante la sua detenzione, ha intrapreso un lungo sciopero della fame durato 238 giorni sino a quando, a causa delle sue precarie condizioni di salute, si è spenta lo scorso 27 agosto all’età di 42 anni.

Ebru si batteva per un processo giusto ed equo rispettoso delle fondamentali garanzie difensive per l’imputato, quelle medesime garanzie che le sono state negate sia in occasione del suo processo sia durante la detenzione avvenuta in violazione dei diritti fondamentali del detenuto, a tal punto che ancora pochi giorni prima della sua morte, lo stesso Tribunale di Istanbul le rifiutava la scarcerazione, nonostante un referto medico evidenziasse le sue condizioni di  salute critiche e certamente incompatibili con il carcere.

L’avvocato Ebru Timtik è morta da “martire” della giustizia ed il suo estremo sacrificio non può e non deve restare vano.

Per questo oggi, ad un mese dalla scomparsa, siamo qui a ricordarla.

L’ordine degli avvocati di Viterbo con l’affissione del manifesto e con questa iniziativa condivisa con la presidenza del tribunale, l’organismo congressuale forense e le locali associazioni forensi (camera penale, camera civile, Aiga, Aiaf) ha voluto dimostrare tangibilmente la sua vicinanza e solidarietà a tutti i colleghi che non solo in Turchia, ma anche in altri paesi del mondo si battono quotidianamente, a rischio della loro stessa vita, per affermare lo stato di diritto e le regole del giusto processo, messe a repentaglio dai sistemi autoritari.

Il loro esempio ci rammenta l’importanza del nostro ruolo di difensori, di strumento ineludibile ed imprescindibile in un sistema democratico. Chi attacca gli avvocati ed il loro ruolo mina dalle sue fondamenta l’essenza stessa della democrazia.

Ogni indagato o imputato ha diritto ad una difesa  tecnica ed adeguata qualsiasi sia il reato contestato anche fosse il più grave ed efferato dei delitti, perché
solo così, garantendo l’osservanza delle regole del giusto processo, può essere assicurata la giustizia. Una giustizia che può e deve emergere in un’aula di un
tribunale all’esito di un’istruttoria dibattimentale svolta assicurando il principio del contraddittorio ove siano garantiti i diritti di tutte le parti in causa: l’accusa, la difesa, gli imputati, e vittime di reato.

Non quindi una giustizia urlata sui social, frutto di reazioni emotive, di “pancia” mossa dall’immediata esigenza di individuazione di un colpevole sulla base di sommarie valutazioni dei fatti distrattamente appresi dai giornali.

Dobbiamo spendere tutte le nostre energie e le nostre risorse affinché questa idea di giustizia venga pienamente compresa e recepita dai cittadini; non possiamo permettere che passi un’idea di giustizia condizionata dalla gravità dei fatti contestati che spesso induce i non tecnici ad esprimere giudizi incresciosi o addirittura ad aggredire verbalmente e talvolta anche fisicamente i difensori indiscriminatamente associati e confusi con i loro assistiti.

Non è questa l’idea di giustizia per cui Ebru si è battuta e per cui Ebru ha dato la vita. Non dimentichiamolo mai!

il presidente dell’ordine degli avvocati Stefano Brenciaglia


– Un manifesto in tribunale per l’avvocatessa turca Ebru Timtikt


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