Roma – Un nodo critico della discussione sulle nuove misure per Natale è quello delle scuole.
La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina contesta la scelta di riaprire negozi e piste da sci – non ancora cosa fatta, ma tra le ipotesi attualmente in campo – e continuare invece con la didattica a distanza alle superiori.
Il Corriere della Sera racconta un retroscena di qualche giorno fa, dopo una riunione incandescente a Palazzo Chigi, andata avanti fino a notte fonda.
Alle 2 del mattino, la ministra Azzolina fa pesare tutto il suo malcontento, al netto del sollievo per i contagi in diminuzione.
“Ovviamente sono contenta anche io perché la curva si sta appiattendo – avrebbe detto la ministra – ma c’è una cosa che non capisco. Percepisco una grande euforia, vi sento parlare di aprire i negozi, i ristoranti, le piste da sci… Ma nessuno di voi ha qualcosa da dire sulla scuola? Davvero pensate che con il Dpcm del 3 dicembre si possa riaprire tutto, lasciando chiusi i licei?”.
Silenzio quasi completo. Pare che solo la ministra delle Pari opportunità Elena Bonetti le abbia dato ragione. Il pensiero dominante sembra essere quello della necessità dell’attesa e della gradualità, vista la pressione sul sistema sanitario.
A tenere una linea attendista è, in primis, il ministro della Salute Roberto Speranza, da sempre per la durezza e la prudenza: per la ripresa delle lezioni in presenza si è parlato di gennaio, subito dopo le festività. Questa sarebbe l’ipotesi per il nuovo dpcm di Natale, che dovrà sostituire quello attuale, in scadenza il 3 dicembre. Ma per Speranza bisognerà valutare a quel punto, in base alla curva epidemiologica.
