Viterbo – “Riaprire gli ospedali e i pronto soccorso della Tuscia. Ogni centro abitato deve essere adeguatamente fornito di nuclei per gestire emergenze e ricoveri. Proprio la mancata capillarità e qualità del servizio sanitario è, anche, causa della crisi sanitaria attuale”.
La richiesta arriva dal comitato di lotta, dal sindacato Si Cobas e dal coordinamento regionale sanità che questa mattina a mezzogiorno hanno organizzato un presidio davanti all’ingresso dell’ospedale di Belcolle a Viterbo. Con bandiere, striscioni e volantini che venivano distribuiti alle macchine in uscita.
Viterbo – Il presidio dei comitati di lotta
Riaprire ospedali e pronto soccorso. “Perché i soldi ci sono – spiegano gli organizzatori – Ne sono esempio le costose convenzioni con strutture privati e alberghi per la degenza dei pazienti dimessi dai reparti Covid, ma che ancora non possono tornare a casa, come quella di pochi giorni fa, per la quale la Asl di Viterbo spenderà 652.708 euro per 4 mesi, oppure basti pensare che solo per Ronciglione in questi anni sono stati stanziati 1.838.000 euro per convertire il Ppi in casa della salute, e la conversione avviene non tanto per mancanze strutturali o altro, ma solo ed esclusivamente per il numero di accessi. Questo non può essere una discriminante sul numeri di vite salvate”.
Viterbo – Il presidio dei comitati di lotta
Le parole d’ordine. La salute non è una merce. Per una sanità universale, efficiente e gratuita. Maggiori tutele per pazienti e personale sanitario.
Viterbo – Il presidio dei comitati di lotta
“Se prima dall’alto si arrampicavano sugli specchi con la scusa che era tutto nuovo – proseguono Si Cobas, comitato di lotta e coordinamento regionale sanità – ora è palese ciò che per noi lo era dall’inizio: la politica, intesa come governo, ma più a fondo come sistema sociale-economico che muove le fila, non è in grado di gestire questa situazione. L’ennesima riprova di tutto ciò è quello che sta accadendo negli ospedali della nostra provincia”.
Viterbo – Il presidio dei comitati di lotta
“Se l’ospedale di Montefiascone – concludono gli organizzatori – così come quello di Ronciglione, fossero stati ristrutturati e rimodernati negli anni, se anche solo i loro pronto soccorso fossero stati mantenuti aperti e non chiusi solo per una mera questione di numeri, come da tempi non spetti affermiamo, sicuramente oggi l’ospedale Belcolle non sarebbe così congestionato. Stesso discorso vale per il potenziamento dell’ospedale di Civita Castellana e di ogni altra città della provincia”.
Daniele Camilli
Fotogallery: Il presidio dei comitati



