Bassano in Teverina – (sil.co.) – Fu arrestato dopo la denuncia di una donna conosciuta su Facebook. Slitta il processo all’impiegato dell’Inps di Bassano in Teverina arrestato dalla polizia postale il 22 aprile 2015 dopo che nel suo computer sono stati trovati un numero impressionante di foto e video pedopornografici.
Su un hard disk in uso all’uomo, già condannato in passato per fatti analoghi, gli investigatori hanno trovato 1705 immagini e 75 video.
Alla sbarra un 52enne, le cui iniziali sono B.B., impiegato presso l’Inps di Roma, denunciato da una donna d’origine siciliana, conosciuta su Facebook, alla quale l’imputato, proprio in virtù del suo lavoro, si era offerto di dare aiuto per trovare nel Viterbese un centro specializzato per la figlia disabile e per sbrigarle le pratiche per ottenere la pensione di invalidità per la bambina. Era il 2014.
Ieri avrebbero dovuto essere ascoltati due testimoni della difesa, ma la loro assenza ha costretto il collegio a rinviare l’udienza e di conseguenza anche la sentenza che sarebbe potuta arrivare già nel pomeriggio, visti gli anni che nel frattempo sono trascorsi dall’inizio della vicenda. La presidente Silvia Mattei, rinviando al prossimo 4 maggio per gli stessi adempimenti ha comunque sospeso la prescrizione, proprio con l’obiettivo di arrivare a una sentenza di primo grado, che sia di colpevolezza oppure d’assoluzione.
Intanto sono passati oltre cinque anni e mezzo dalla misura di custodia cautelare nel carcere viterbese di Mammagialla, disposta dal gip Elvira Tamburelli del tribunale di Roma su richiesta del pm Eugenio Albamonte, anche alla luce della precedente condanna sempre nell’ambito di un’indagine per pedopornografia online.
“Pensavano fossimo una coppia, ma lui non mi si avvicinava”
“Lui è sceso in Sicilia e mi sembrava una persona gentile, trasparente e affidabile”, ha raccontato nell’udienza dell’11 febbraio 2019 la donna davanti al collegio, ricostruendo la vicenda durante la prima udienza del processo.
“Tra noi sembrava anche essere nato qualcosa – ha proseguito – fatto sta che quando mi ha trovato un posto per mia figlia a Villa Buon Respiro, mi sono trasferita con lei e l’altra bambina a casa sua a Bassano in Teverina. Lui usciva la mattina e tornava la sera. Ci ha messo a disposizione l’auto, la macchina e anche un computer. Lui ne aveva un altro piccolino e quello dato a me lo usava solo di notte. Andava tutto bene, a parte che all’anagrafe eravamo registrati come ‘coppia’ e che in paese pensavano fossimo una coppia, ma che in realtà lui non mi si avvicinasse proprio”.
“Finché un giorno sul computer, che era rimasto acceso, non so come sia successo, mi si sono aperte tutte queste immagini, tutto questo schifo. C’erano uomini nudi, erano foto pornografiche. Mi è rimasto impresso un bambino, che era vicino alle parti intime di qualcuno. Allora gli ho telefonato al lavoro e lui mi disse che doveva darle a un suo amico della polizia postale. Io ci ho creduto, mi ha detto che le avrebbe cancellate”.
“In chat parlava di quattro ragazzine alla stazione Termini”
Invece le foto sono rimaste sul computer, dove la donna ha scoperto anche delle chat. “Lui parlava con uno e gli scriveva che alla stazione Termini di Roma aveva visto quattro ragazzine non italiane e che le seguiva da tempo, cercando di agganciarle. Allora abbiamo discusso, io avevo paura per le bambine, lui è andato via di casa, mentre io ne ho comprata una mia, piccola e da ristrutturare. Poi mi sono consigliata con un amico e l’ho denunciato alla guardia di finanza. Ho consegnato le memorie del pc ai finanzieri e ho distrutto il computer, l’ho fatto proprio a pezzi. Infine mi sono trasferita a Trapani”, ha concluso.
Il primo aprile 2015 gli agenti del compartimento di polizia postale e delle comunicazioni di Roma, in collaborazione con la sezione di polizia postale di Viterbo, misero a segno un doppio blitz, uno nell’ufficio dell’Inps di Roma dove il 51enne lavorava e l’altro nella sua abitazione di Bassano in Teverina, sequestrandone i computer per gli accertamenti tecnici.
“Foto e filmati sulle chat Skype e Messenger”
Due anni fa in aula ha testimoniato anche uno degli esperti della Polpost di Roma che hanno eseguito le operazioni. “Abbiamo accertato tre reperti con foto e filmati archiviati in specifiche cartelle, una sul desktop, le altre sulle chat Skype e Messenger – ha spiegato il poliziotto – materiale pedopornografico scaricato in parte da eMule e in parte ricevuto da Skype, mentre della parte archiviata sulla cartella sul desktop non era possibile risalire alla provenienza. Un mio collega, invece, ha verificato se il materiale venisse anche scambiato, ma non so se abbia accertato che veniva condiviso”.
Articoli: Foto e video pedopornografici, impiegato Inps a processo – Un hard disk pieno di foto e video pedopornografici
