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Tribunale - Bassano in Teverina - Arrestato dopo la denuncia di una donna conosciuta su Facebook - Su un hard disk la polpost ha trovato 1705 immagini e 75 filmati - Aveva già subito una condanna

Foto e video pedopornografici, impiegato Inps a processo

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Il pm Paola Conti, titolare dell'inchiesta sull'Inps

La pm Paola Conti

Bassano in Teverina – (sil.co.) – Foto e video pedopornografici nel computer, al via il processo a un uomo residente a Bassano in Teverina arrestato il 22 aprile 2015 dalla polpost.

Su un hard disk, gli investigatori hanno trovato 1705 immagini e 75 video. 

Alla sbarra un 51enne, le cui iniziali sono B.B., impiegato presso l’Inps di Roma, denunciato da una donna d’origine siciliana, conosciuta su Facebook, alla quale l’imputato, proprio in virtù del suo lavoro, si era offerto di dare aiuto per trovare nel Viterbese un centro specializzato per la figlia disabile e per sbrigarle le pratiche per ottenere la pensione di invalidità per la bambina. Era il 2014. 

Quattro anni fa, la misura di custodia cautelare nel carcere viterbese di Mammagialla fu disposta dal gip Elvira Tamburelli del tribunale di Roma, anche alla luce di una precedente condanna per fatti analoghi relativi alla pedopornografia online.

“Lui è sceso in Sicilia e mi sembrava una persona gentile, trasparente e affidabile”, ha raccontato la donna davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, ricostruendo la vicenda durante la prima udienza del processo. 

“Tra noi sembrava anche essere nato qualcosa – ha proseguito – fatto sta che quando mi ha trovato un posto per mia figlia a Villa Buon Respiro, mi sono trasferita con lei e l’altra bambina a casa sua a Bassano in Teverina. Lui usciva la mattina e tornava la sera. Ci ha messo a disposizione l’auto, la macchina e anche un computer. Lui ne aveva un altro piccolino e quello dato a me lo usava solo di notte. Andava tutto bene, a parte che all’anagrafe eravamo registrati come ‘coppia’ e che in paese pensavano fossimo una coppia, ma che in realtà lui non mi si avvicinasse proprio”. 

“Finché un giorno sul computer, che era rimasto acceso, non so come sia successo, mi si sono aperte tutte queste immagini, tutto questo schifo. C’erano uomini nudi, erano foto pornografiche. Mi è rimasto impresso un bambino, che era vicino alle parti intime di qualcuno. Allora gli ho telefonato al lavoro e lui mi disse che doveva darle a un suo amico della polizia postale. Io ci ho creduto, mi ha detto che le avrebbe cancellate”.

Invece le foto sono rimaste sul computer, dove la donna ha scoperto anche delle chat. “Lui parlava con uno e gli scriveva che alla stazione Termini di Roma aveva visto quattro ragazzine non italiane e che le seguiva da tempo, cercando di agganciarle. Allora abbiamo discusso, io avevo paura per le bambine, lui è andato via di casa, mentre io ne ho comprata una mia, piccola e da ristrutturare. Poi mi sono consigliata con un amico e l’ho denunciato alla guardia di finanza. Ho consegnato le memorie del pc ai finanzieri e ho distrutto il computer, l’ho fatto proprio a pezzi. Infine mi sono trasferita a Trapani”, ha concluso. 

Il primo aprile 2015 gli agenti del compartimento di polizia postale e delle comunicazioni di Roma, in collaborazione con la sezione di polizia postale di Viterbo, misero a segno un doppio blitz, uno nell’ufficio dell’Inps di Roma dove il 51enne lavorava e l’altro nella sua abitazione di Bassano in Teverina, sequestrandone i computer per gli accertamenti tecnici. 

In aula ha testimoniato uno degli esperti della Polpost di Roma che hanno eseguito le operazioni.

“Abbiamo accertato tre reperti con foto e filmati archiviati in specifiche cartelle, una sul desktop, le altre sulle chat Skype e Messenger – ha spiegato il poliziotto – materiale pedopornografico scaricato in parte da eMule e in parte ricevuto da Skype, mentre della parte archiviata sulla cartella sul desktop non era possibile risalire alla provenienza. Un mio collega, invece, ha verificato se il materiale venisse anche scambiato, ma non so se abbia accertato che veniva condiviso”. 

L’emissione della misura restrittiva è avvenuta al termine di una complessa attività investigativa-forense. L’indagine era stata avviata dagli uomini della polizia di stato in seguito al rinvenimento di un hard disk di proprietà dell’indagato, all’interno del quale è stato rinvenuto materiale di natura pedopornografica. Successivi accertamenti investigativi, eseguiti a seguito di perquisizione domiciliare coordinata dal sostituto procuratore della repubblica di Roma  Eugenio Albamonte, hanno consentito di verificare un’ingente detenzione di materiale di natura pedopornografica da parte dell’arrestato sia in formato immagini, che in video.

Il processo riprenderà il primo ottobre. 

– Un hard disk pieno di foto e video pedopornografici


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12 febbraio, 2019

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