Viterbo – “Gli italiani non hanno gli strumenti, gli anticorpi per rigettare il fascismo. O meglio i fascismi. Anche perché gli intellettuali e la classe dirigente in generale non hanno anche essi gli strumenti per riconoscere e contrapporsi a uno stato totalitario. Il grosso degli italiani in realtà è ancora oggi fascista. O meglio totalitario. E lo è sempre stato. Non lo dico io, ma uno storico come Barbero”. Carlo Galeotti è il direttore di Tusciaweb e l’autore di uno libro edito da Garzanti nel 2000 e che in questi giorni è di nuovo sugli scaffali delle librerie.
Questa volta con Stampa alternativa. Il titolo: Mussolini ha sempre ragione. I decaloghi del fascismo. In appendice, ed è una delle novità del libro, il Vade-mecum del perfetto fascista di Leo Longanesi.
Il libro di Carlo Galeotti Mussolini ha sempre ragione
Partiamo da titolo del libro. Perché “Mussolini ha sempre ragione”?
“E’ una frase di Leo Longanesi. Longanesi è quello che ha coniato molte frasi che poi sono state ripetute da tutti nel Ventennio. Ad esempio, la patria si difende anche facendo la guardia al barile di benzina. Il motto che è il titolo del libro ha anche una storia. Da un lato la frase “Mussolini ha sempre ragione” poteva addirittura essere ironica. Dall’altro, quando Mussolini l’ha vista gli è piaciuta. Ovviamente”.
Che impatto si aspettava il fascismo da questa espressione coniata da Longanesi?
“Sono convinto che inizialmente la frase fosse ironica. Mussolini però l’ha fatta sua. E molte di queste frasi stanno all’interno dell’endecalogo pubblicato alla fine del libro. In appendice. Nel Vade – mecum del perfetto fascista. Pubblicato nel 1926 e mai più rieditato. E questa è una delle cose più significative della riedizione del libro Mussolini ha sempre ragione. Un arricchimento insieme all’ampliamento dell’inserto fotografico, la prefazione di Antonello Ricci e una nuova introduzione per ricontestualizzare il tutto”.
Che cosa sono i decaloghi e che ruolo avevano per il regime fascista?
“Il problema è che in quel momento si passa dalla democrazia liberale gestita da piccoli gruppi, da élite a una democrazia caratterizzata, dal 1913, dal suffragio universale maschile. Ciò significa che il potere politico non parla più da élite a élite, ma da élite al popolo. Fino a quel momento, l’unica struttura che parlava direttamente al popolo era la chiesa. E di fatto, i decaloghi non fanno nient’altro che riprendere le modalità di comunicazione della chiesa. Per cui i fascisti riprendono una serie di strumenti, tra cui ci sono catechismi e decaloghi. Lo stesso problema si manifestò anche durante la rivoluzione francese. Problema risolto nello stesso modo con cui lo risolverà più tardi il fascismo. Imitando l’unica struttura che parlava con il popolo, ossia la chiesa”.
Come sono strutturati i decaloghi?
“Sono comandamenti veri e propri. Ne esistono tanti. Poi c’erano dei decaloghi particolari, ad hoc. Diversi sono creati anche dai segretari del Pnf o da gerarchi. Ce ne è uno del fratello del duce Arnaldo Mussolini. Ad esempio”.
Perché la scelta di inserire il Vade – mecum di Longanesi?
“Nel progetto iniziale del libro c’era anche la parte dedicata a Longanesi, il suo Vade – mecum del perfetto fascista. Però c’era una serie di problemi e il decalogo non venne inserito da Garzanti. Ma forse il motivo vero dell’inserimento è un altro. L’originale di Longanesi è un libro in brossura molto deteriorabile e c’è il pericolo che vada perduto per sempre. Facendo anche una ricerca all’interno delle biblioteche sparse per il mondo, il decalogo di Longanesi risulta solo in 5 o 6 biblioteche. Appunto, in tutto il mondo. Ed è un po’ poco per garantire la salvezza futura di un testo fragile strutturalmente. Diciamo che con questa nuova edizione, Stampa alternativa ha messo in sicurezza questo discutibile, ma prezioso testo. Un vero segno dei tempi”.
Viterbo – Carlo Galeotti
Mussolini ha sempre ragione è un libro pubblicato per la prima volta nel 2000. Perché rieditarlo a distanza di 20 anni? Qual è l’urgenza?
“L’idea è partita da un colloquio con Angelo Leone e Anna Salepicchi di Stampa alternativa. Il libro viene ripubblicato perché c’è una preoccupazione di fondo: l’emergere di ideologie totalitarie a livello italiano, europeo e mondiale. Quando qualcuno chiede i pieni poteri, come Salvini, è preoccupante. Quando al centro della battaglia politica c’è lo sfaldamento del parlamento, la cosa è preoccupante. Non a caso, sia il fascismo che il nazismo, si autodefinivano rivoluzioni antidemocratiche e antiparlamentari. Quando ci sono dei movimenti che vengono creati contro il parlamento, la cosa è preoccupante. Tanto più che ancora non c’è piena consapevolezza di questa cosa. Sarà un caso, ma anche il Mein Kampf di Hitler inizia con una critica al costo di ogni deputato. Il costo economico. Sarà un caso? Tutti i grandi storici e intellettuali ci dicono che non c’è alcuna possibilità di ritorno del fascismo e del nazismo nei modi e nei termini del passato. Ma questa è una banale quasi tautologia. Ma le forme del totalitarismo possono variare, ma la sostanza non cambia”.
E questa possibilità di ritorno secondo lei c’è?
“Non c’è la possibilità di un ritorno dei totalitarismi in quei termini in cui già ci sono stati tra il 1922 e il 1945. Con camice nere, olio di ricino e manganelli. Tuttavia un intellettuale come Pier Paolo Pasolini ci ha spiegato che il problema non è esattamente questo. Pasolini fa infatti il paragone tra regime fascista e regime democristiano dicendo che non era cambiato niente. Non solo dal punto di vista strutturale, ma c’è stato un vero e proprio passaggio di uomini, pari pari, da un regime all’altro. E gli uomini ancora erano quelli. Fanfani era un esperto di corporativismo nei Guf poi passa dall’altra parte. Molti, tantissimi intellettuali collaborarono con il fascismo. Vogliamo dire tutti? Tutti meno qualcuno”.
Si tratta di un ritorno del fascismo o di un dato permanente degli italiani, antropologiacamente fascisti?
“In Italia, e in generale in buona parte del mondo, le ideologie totalitarie non muoiono mai. E in particolare nel nostro paese c’è questa tendenza allo stato totalitario e al fascismo in particolare. Fascismo nero o rosso se si vuole…”
Una tendenza dovuta a cosa?
“Mussolini dice che il fascismo fa parte del nostro inconscio. Gobetti dice che è l’autobiografia della nazione. Scegliete voi. E’ una tendenza di una fragilità del carattere degli italiani o di buona parte. E la cosa più vera è che dentro la cultura italiana non ci sono gli strumenti per contrapporsi a un ritorno del fascismo. Mentre nella cultura anglosassone ci sono, basta vedere la costituzione americana, la struttura dello stato e la tradizione politica. Il che non toglie che ci siano stati situazioni pesanti di illiberalità”.
E come è la costituzione americana? Qual è la differenza con la nostra?
“Non sono un esperto, ovviamente. Ma va detto che tutte le costituzioni vere sono fatte per difendere il cittadino dallo stato. Dallo strapotere dello stato. La nostra non sembra aver avuto questo effetto. Entra poi in ambiti in cui varrebbe la pena esistesse maggiore libertà. Con meno prescrizioni. Meno indicazione sul che fare e come. Disegna una “società ideale”. E non sempre quello che è stato disegnato a suo tempo ha una sua validità o è condivisibile. In ogni caso le leggi e le costituzioni si giudicano dai risultati. E in Italia troppo spesso i cittadini sono in balia dello stato. Sono sudditi. Basta vedere come funziona la nostra giustizia. Per fare un esempio. E questo al di là della volontà dei singoli magistrati. E’ il sistema che non funziona.
E poi la nostra costituzione sembra creata apposta per dar vita a una sorta di repubblica di Weimar. Con esecutivi deboli e maggioranze parlamentari instabili. E tutti sappiamo dove ha portato la repubblica di Weimar. In Germania hanno, consapevoli di questo, dato vita a esecutivi forti e maggioranze solide. Al di là della costituzione, noi non abbiamo tutti gli strumenti per difenderci dallo stato, che mi appare prevaricante troppo spesso”.
…e l’antifascismo?
“Anche una parte dell’antifascismo è stato totalitario. Un po’ perché era comunista e un po’ perché era crociano. Stiamo sempre dentro un’ideologia totalitaria”.
Come si caratterizza un’ideologia totalitaria?
“Tutte le ideologie si difendono in qualche modo dalla realtà. Ma quelle totalitarie si differenziano dalle altre perché prevedono la contraddizione. Per cui tu non potrai mai dire una cosa contro quella teoria lì. Chiunque si occupa di logica, anche a livello elementare, sa bene che da una contraddizione possono derivare tutte le proposizioni possibili. Per cui, sostanzialmente, puoi dire tutto quello che vuoi. Questo è il dato di fondo”.
E in Italia, da questo punto di vista, cosa è successo?
“In Italia non c’è stato un John Stuart Mill, non c’è stato Smith, non c’è stata una cultura liberale vera. E quel poco che c’è stato è stato minoritario e politicamente quasi irrilevante”.
Benito Mussolini all’inaugurazione della Roma Nord nel 1932
Eppure, molti ritengono che in Italia la cultura liberale sia stata rappresentata innanzitutto da Benedetto Croce…
“A me non pare. Croce all’inizio minimizza l’avvento del fascismo. Pensa pure di poterlo usare. Perché credeva che Mussolini non avesse gli strumenti per potersi imporre. E questo è stato uno dei primi errori. Di Mussolini si può dire tutto tranne che non sia stato un politico di primissimo livello. Croce pensava che con il fascismo si sarebbe posto fine alle tensioni del biennio rosso, istituzionalizzando il fascismo. Per lo meno lo pensavano gli intellettuali alla Croce”.
Gli intellettuali italiani non si sono resi, e, secondo quanto dice, non se ne renderebbero ancora conto, perché non hanno gli strumenti oppure perché la figura dell’intellettuale, in quanto tale, in Italia è parte integrante e necessaria di una visione totalitaria della politica?
“In altre nazioni non sono solo gli intellettuali che si accorgono che sta arrivando uno stato totalitario, ma sono anche i politici che hanno gli strumenti. Il problema è non avere gli strumenti. Poi in Italia siamo abituati che gli intellettuali vanno con chi comanda. Che non significa andare con chi sta al potere, ma anche con un Partito comunista molto potente. Gli intellettuali italiani sono passati dal fascismo al Partito comunista che gli garantiva tutta una serie di agi. Mussolini chiamava gli intellettuali ‘canguri giganti’ perché si mettevano in tasca i soldi dello stato. Inoltre, in Italia, non c’è una destra assimilabile a quella francese o inglese che con De Gaulle e Churchill ha fatto la resistenza o ha combattuto contro il nazismo… I valori fondamentali dello stato di diritto sono condivisi. Per capirci”.
E che destra c’è in Italia?
“C’è una destra che deriva direttamente dal fascismo, oppure fa l’occhiolino al fascismo. Questa è un’altra problematica vera. In Italia non esiste una destra liberale e democratica. Quanto meno politicamente significativa”.
Carlo Galeotti
A distanza di quasi ottant’anni dalla caduta del fascismo e di una repubblica democratica e antifascista in Italia non ci sono ancora gli strumenti per rendersi conto del ritorno di uno stato totalitario?
“No, non ce li abbiamo. Siamo ancora completamente a mani nude. La rivoluzione liberale non c’è stata. La messa a fuoco dello stato di diritto, in cui conta l’individuo, il cittadino, e non la massa, in Italia non c’è stata e non c’è. Contrariamente ad altre nazioni europee”.
Non c’è stato proprio nessuno?
“Piero Gobetti. Carlo Rosselli è un esempio luminoso. Per anni però Einaudi non ha più pubblicato Socialismo liberale di Rosselli. Un testo bellissimo e importante. Un testo di grande interesse perché metteva insieme la tradizione liberale e quella socialista, scontrandosi con un Partito comunista marxista-leninista, con una organizzazione potente. Per cui gli intellettuali non vanno a vedere l’opera di Carlo Rosselli, perché era molto più comodo stare dentro il Pci. C’è stato poi il Partito radicale. Ha vinto i referendum, ma i voti non li ha presi mai”.
Un filone di pensiero escluso a priori?
“Un filone di pensiero reietto. Einaudi per tanto tempo non lo pubblica. Con Stampa alternativa prendemmo un capitolo di Rosselli mettendolo in un’antologia dedicata alla libertà. Dopo quella volta Einaudi lo ripubblicò. Sarà stato un caso…”.
Rosselli non è nemmeno tra i padri nobili del Pd…
“Esatto, e questa è una cosa strana. Si fonda il Partito democratico e Rosselli non è tra i suoi padri nobili. Non l’ha ricordato nessuno. Non so nemmeno se sia stato ricordato Piero Gobetti. I padri nobili del Pd avrebbero dovuto essere loro, non questi altri. Non Berlinguer. Questa sì poteva essere una grande sintesi tra culture. Basata sullo stato di diritto, la democrazia, i diritti di libertà e libertari. Carlo Calenda ha citato Roselli di recente. Chissà…”.
Da parte del Pci, non si può tuttavia parlare di continuità necessaria con il fascismo? Alla fine della guerra Togliatti si trovò di fronte ad una società italiana che per vent’anni era stata fascista…
“Togliatti era una persona seria, un politico vero. E il Pci fece il suo lavoro. Corretto dal suo punto di vista…”
Quale?
“Il Pci di Togliatti non ebbe alcun problema a incamerare al suo interno intellettuali fascisti. Togliatti fece il suo lavoro politico”.
Quindi, in Italia, soltanto una rivoluzione liberale avrebbe potuto formare gli anticorpi contro il fascismo…
“Sì. Filoni di cultura liberale ci sono stati. Ma non hanno avuto alcun impatto sulla società italiana, se non nei referendum”.
Adolf Hitler
Perché in Italia non c’è mai stata una rivoluzione liberale?
“Perché non interessa agli italiani. Ripeto, in Italia i filoni liberali ci sono sempre stati. Ad esempio oggi, l’economista Nicola Rossi. In Italia esiste The Adam Smith Society. Ma quanto ha contato il mondo liberale? Niente. Una realtà che è sempre stata schiacciata da culture a pericolo totalitario completo. Vale a dire la cultura cattolica e quella comunista. Cattolici e comunisti hanno sempre ritenuto di avere la verità in mano. Per un cattolico, diceva un grande intellettuale come Michele Ranchetti, ‘Dio non si è incarnato in parte’. E quindi ha in mano la verità”.
Quindi, secondo il suo punto di vista, il cattolicesimo in Italia è una delle radici del totalitarismo…
“Non a caso il cattolicesimo è andato subito a braccetto con Mussolini. Certo, anche dentro il cattolicesimo c’è un filone liberale da Gioberti ad Antiseri. Tuttavia è chiaro che più totalitaria di una religione non c’è quasi niente. Poi il concilio Vaticano II ha messo in discussione tutta una serie di aspetti anche da questo punto di vista. Prima del Vaticano II chi stava fuori dalla chiesa veniva condannato. Ma è anche logico che sia così. Ripeto, lo ha detto bene Ranchetti…‘Dio non si è incarnato in parte’”.
Che relazione c’è tra religioni e totalitarismi?
“I totalitarismi sono strutturalmente simili alle religioni. Leggendo i materiali di propaganda del fascismo mi immaginavo riferimenti all’antica Roma o al mondo militare. Mai mi sarei aspettato che la maggior parte delle parole avessero un’origine religiosa. Dentro i testi trovi parole come ‘fede’, ‘Dio’, ‘mistica”… E di tipo religioso sono tutte le ritualità interne al fascismo. Non a caso che a un certo punto c’è stata una vera e propria competizione e contrapposizione tra Mussolini e il mondo cattolico su chi avrebbe dovuto educare le giovani generazioni”.
Quali sono i caratteri che ancora oggi contraddistinguono un regime fascista?
“E’ difficile e complesso dare una definizione. Personalmente credo che le caratteristiche di fondo del fascismo, e di un regime totalitario, sono essenzialmente due. La prima. Lo stato che vuole conquistare lo spazio e il tempo. Il fascismo ribattezza il tempo. L’epoca fascista, con l’anno che inizia il 22 ottobre. La conquista dello spazio avviene invece attraverso le grandi costruzioni di Mussolini. Latina, l’Eur, il palazzo delle poste o via Marconi a Viterbo”.
Tutto questo che cosa comporta?
“Comporta il tentativo di conquista delle coscienze. Di provare a trasformare quasi antropologicamente i cittadini. Di creare l”italiano nuovo’. Come si teorizzava e si metteva in pratica nel Ventennio”.
La seconda caratteristica del fascismo invece qual è?
“La distruzione dello stato di diritto e soprattutto lo schiacciamento dei piani per cui il simbolo del partito diventa il simbolo dello stato. Infatti, da un certo punto in poi, accanto al simbolo dello stato, lo scudo sabaudo, compaiono anche i fasci littori. Non c’è più differenza tra partito e stato. Il partito si fa stato. Le complessità istituzionali vengono eliminate. I pesi e contrappesi che garantiscono i diritti cittadini vengono spazzati via. L’individuo scompare come portatore di diritti e non solo. E si passa a una visione organicistica della nazione. Dove l’individuo, se ha qualche valore, ce l’ha in quanto parte del tutto”.
La trasformazione del simbolo dello stato sarebbe come mettere la bandiera italiana da sfondo al simbolo del Pd o di Forza Italia…
“Certo. Ad esempio anche la prima Lega non aveva intenzione di fare un partito. Aveva un progetto totalitario. Giustificato dal fatto che avevano intenzione di rifare lo stato. C’era anche il parlamento padano, e Salvini faceva parte della componente comunista. Stranezze della politica. Non per caso quelli della Lega indossavano le camicie verdi, che facevano anche ordine pubblico in alcuni comuni del nord. E quando un partito si incarna nello stato… quello è lo stato totalitario. Ma va detto che in quel caso almeno dietro c’era un grande intellettuale come Gianfranco Miglio”.
E in tutto questo l’individuo che fine fa?
“L’individuo non conta più niente nello stato totalitario. Conta solo l’insieme. E alla fine viene distrutto anche lo stato di diritto. E dove si fa strage di diritto si fa strage di persone. Come spiegava un liberale vero come Marco Pannella. Negli stati totalitari gli individui non hanno la possibilità di difendersi”.
Donald Trump
Da un lato gli intellettuali italiani e la classe dirigente in generale non sanno riconoscere sul nascere uno stato totalitario. Dall’altro, il tentativo di dar vita a un pensiero liberale in Italia è andato incontro al fallimento. Allora, secondo lei, chi ci dà gli strumenti per anticipare e contrastare il fascismo?
“Ce li dà ad esempio Karl Popper. Popper, nella Società aperta e i suoi nemici, ci dà gli strumenti per capire. Il pensiero anglosassone in generale”.
In che modo?
“Intanto spiega cos’è democrazia. E una democrazia per Popper è caratterizzata dal fatto che si voti, che tu possa licenziare il governo senza ammazzare chi sta al governo, che puoi imporre le riforme che vuoi ai governanti, anche contro la loro volontà. Ed è esattamente il contrario di Platone, il grande nemico della democrazia. Quale è il problema di Platone? Chi mettiamo al governo. E la risposta di Platone è: ‘i migliori’, cioè i più bravi e intelligenti. Meglio se filosofi. Ma in una democrazia il problema non è semplicemente chi metti al governo, ma se hai gli strumenti per limitare i danni di uno come Trump. Se hai organizzato lo stato in modo che il pessimo soggetto, che prima o poi va al governo, può essere reso innocuo o poco dannoso”.
E il sistema americano c’è riuscito?
“Il sistema americano ha dimostrato che ha gli anticorpi per resistere a tendenze populiste forti. I giudici e i governatori degli stati, quando Trump ha fatto ricorso sulle elezioni, pur essendo molti di loro repubblicani si sono attenuti alla legge, cioè allo stato di diritto. L’uomo più potente del mondo è stato limitato nei suoi deliri dalla struttura dello stato di diritto. Il sistema ha tenuto. E il tentativo di Trump è stato poderoso. L’ex presidente degli Stati Uniti aveva tagliato tutti i piani. Parlava, apparentemente, direttamente con il popolo, che è tipico di un Mussolini e di un Hitler. Il sistema americano ha una costituzione vera che difende i diritti dell’individuo, non dello stato, non del partito, non dei corpi intermedi che ontologicamente non esistono. Esiste invece l’individuo, e noi dobbiamo difenderlo dallo stato. Il problema delle democrazie è che se hai la maggioranza puoi schiacciare la minoranza. Puoi schiacciare le minoranze”.
E la distruzione delle minoranze è stato sempre un tratto caratteristico degli stati totalitari…
“Esatto. Quand’è infatti che c’è stato di diritto e non uno stato totalitario? C’è stato di diritto quando le minoranze sono tutelate. Quanto i singoli cittadini vedono tutelati i propri diritti. O almeno si tenta di far questo”.
Che cos’è quindi uno stato di diritto?
“Uno stato di diritto è uno stato in cui le minoranze sono tutelate. I singoli “non conformisti” vengono difesi. E c’è anche una ragione logica. John Stuart Mill dice che le nostre proposizioni hanno una qualche probabilità di somigliare alla verità o di essere vere solamente se vengono messe in discussione. E questo non è solo il fondamento della scienza, ma anche di uno stato di diritto. Questa cosa in uno stato totalitario sparisce del tutto. Non a caso negli stati totalitari le minoranze non hanno grandi diritti. In uno stato di diritto invece si è consapevoli che i “non conformisti” sono necessari per tentare di commettere il minor numero di errori”.
Mussolini ha sempre ragione. I decaloghi del fascismo
Quanto fascismo scorre, oggi, nelle vene degli italiani?
“Alessandro Barbero, uno storico di grande intelligenza, dice che un buon 50% degli italiani è fascista. E io aggiungo che un buon 70% è totalitario. ‘L’Italia – dice infatti Barbero – era piena di fascisti ed è tuttora piena di fascisti’. ‘Ho un po’ la sensazione – dice inoltre – che l’Italia è un paese per metà fascista, che lo è sempre rimasto e che in certi momenti aveva meno occasione di dirlo o si fidava meno a dirlo o era meno invogliato a dirlo’”.
Se gli italiani sono stati, e sono, fascisti, allora in Italia chi erano e chi sono gli antifascisti?
“I fascisti in Italia si dividono in due categorie: fascisti e antifascisti. Dice un genio della battuta come Ennio Flaiano. Ma le battute a volte sono disvelanti. Questo è un paese di sudditi, che amano essere sudditi. Poi ci sono delle minoranze eroiche, ovviamente. E infine ci sono i Masaniello… ribellisti sempre pronti a passare dall’altra parte. Qualunque sia”.
Quindi in Italia non ci sono stati antifascisti…
“Pannella? 2%. Rosselli, x%. Il partito d’azione, x%…. Come dire gli antifascisti non totalitari sono stati pochi e poco rilevanti. Poi c’è tutto l’altro antifascismo…In mezzo ovviamente ci trovi anche personaggi come De Gasperi. Un gigante politico. Laico e liberale. Lui sì”.
…e i partigiani?
“Non basta essere partigiano per non essere totalitario. Non a caso tra i partigiani c’è stata l’egemonia del Partito comunista. E di quel Partito comunista. Marxista, stalinista e leninista. E te lo dice uno che è stato iscritto al Partito comunista, ma si è iscritto quando il Pci non era più marxista-leninista. Ed io non sono mai stato marxista”.
Daniele Camilli
Libri pubblicati da Carlo Galeotti
1994 Don Lorenzo Milani – L’obbedienza non è più una virtù, Nuovi Equilibri
1994 Libertà – Mill, Croce, Rosselli, Gobetti, Milani, Nuovi Equilibri
1995 Don Lorenzo Milani – Anche le oche sanno sgambettare, Nuovi Equilibri
1996 Credere obbedire combattere – I catechismi fascisti – Cofanetto, Nuovi Equilibri
1998 L’obbedienza non e’ piu’ una virtu’ e gli altri scritti pubblici, Nuovi Equilibri
1999 Don Milani – Il prete rosso – Un caso di killeraggio giornalistico, Nuovi Equilibri
1999 Don Milani – La ricreazione è finita, Nuovi Equilibri
1999 Credere obbedire combattere, Nuovi Equilibri
2000 Achille Starace e il vademecum dello stile fascista, Rubbettino, 2000.
2000 Mussolini ha sempre ragione, Garzanti
2001 Matrioske, Phoenix
2001 Libertà non è Saclà, Stampa alternativa
2001 Saluto al Duce, Gremese
2004 Libertà, Stampa alternativa
2008 Don Milani – Ideario, Stampa alternativa
2020 Il mestiere di scrivere – Una scorribanda tra gli articoli di Tusciaweb, Ghaleb 2020
2020 Mussolini ha sempre ragione, Stampa Alternativa






