Viterbo – “No all’aumento delle tariffe, applicazione della legge regionale numero 5 del 2014 e finanziamento dei dearsenificatori da parte Regione Lazio, come è stato fatto per i primi 3 anni”. Sono queste le richieste avanzate questa mattina in conferenza stampa da parte del comitato “Non ce la beviamo”, nella sede del sindacato Usb in via Garbini a Viterbo, per affrontare la questione Talete che in queste ultime settimane sta caratterizzando il dibattito pubblico, dopo l’invio da parte della procura regionale della Corte dei conti di un atto di costituzione in mora indirizzato agli amministratori che nel 2015 facevano parte della consulta d’ambito del gestore idrico.
“Non è possibile – ha sottolineato Paola Celletti del comitato – che in questo paese sia calpestata la volontà popolare. Nel 2011 c’è stato un referendum sull’acqua pubblica che parla chiaro. E per applicare la legge regionale del 2014 serve solo una delibera”.
In conferenza, oltre a Celletti, anche Carlo Mezzetti e Francesco Lombardi, sempre del comitato.
Viterbo – La conferenza stampa del comitato “Non ce la beviamo”
“Secondo noi – ha proseguito Celletti – andrebbe applicata la volontà dei cittadini, ciòè quella di una gestione pubblica, e non privata, dell’acqua. Concordato, procedure fallimentari, ricapitalizzazione, come alcuni hanno suggerito, non servono e non sono la soluzione per affrontare la questione Talete. La sola via percorribile è l’applicazione della legge 5 del 2014. Rimasta ferma”.
Viterbo – Paola Celletti
“Non solo – ha poi sottolineato Celletti -, ma ogni anno vengono spesi 9 milioni di euro per i dearsenificatori, e anche questo provoca l’aumento delle bollette. I costi non devono ricadere sui cittadini, ma deve essere la Regione Lazio a sostenerne il costo, come ha fatto per i primi 3 anni. Inoltre, nessun privato deve mettere mano a Talete”.
Viterbo – Carlo Mezzetti
“Mi sembra bizzarro – ha poi aggiunto Mezzetti – che a dire che la politica debba uscire da Talete siano politici navigati”. Il riferimento è alla proposta del consigliere comunale di Viterbo Alvaro Ricci (Pd) che nei giorni scorsi, in un’intervista rilasciata a Tusciaweb, ha chiesto anche la ricapitalizzazione della società idrica. “La Talete – ha aggiunto Mezzetti – è un bene pubblico, la politica deve continuare a svolgere un ruolo di controllo e di indirizzo. Dopodiché, negli interventi fatti sulla stampa, tutto ruota attorno alla questione del debito senza che nessuno dica perché è stato prodotto e il modo di evitarlo. Va individuato un meccanismo che porti a non produrlo più. E in tal senso la regione ha un ruolo importantissimo”.
Viterbo – Francesco Lombardi
Per Francesco Lombardi, “la responsabilità di quanto è accaduto e sta accadendo risiede nella scelta iniziale. In primis nella legge Galli, poi nella scelta degli Ato che ha dato vita a una società che è inevitabilmente fallimentare. Andavano individuati i bacini idrografici, come prevede la legge regionale del 2014 che stabilisce un modello diverso di gestione, risultato del referendum del 2011, rimasto anch’esso inattuato. Infatti, l’obiettivo, a nostro avviso, non è quello di far funzionare Talete, ma di privatizzarla. E lo strumento è la spa, come è appunto Talete. Basta modificare lo statuto e prevedere il socio privato, con tanto di passaggio di capitale sociale”.
Daniele Camilli



