Viterbo – “Fuori la politica dalla gestione di Talete, azzeramento dell’attuale management che non ha portato alcun risultato e scelta del presidente tramite procedure di evidenza pubblica, ma soprattutto ricapitalizzazione della società a partire dalla cessione dei crediti che alcuni comuni vantano nei confronti della partecipata”. Per il consigliere comunale del Partito democratico (Pd), Alvaro Ricci, Viterbo, è questa la strada da seguire per salvare Talete dal disastro. “Un ragionamento personale – ha detto il consigliere -, senza la pretesa di avere la verità in tasca”. Soprattutto dopo l’atto di costituzione in mora inviato dalla procura regionale della Corte dei conti. “La politica – ha poi aggiunto Ricci – deve smettere di rincorrere gli eventi, li deve invece prevenire. Come ha ad esempio fatto il presidente della Regione Nicola Zingaretti quando, appena è stato eletto, ha messo mano alla questione dell’arsenico”. Entro la fine dell’anno l’assemblea dei sindaci-soci della Talete.
Viterbo – Gli uffici della Talete in viale Romiti
Consigliere Ricci, secondo lei i comuni credono ancora in Talete?
“Se ci credono devono fare subito alcune cose”.
Che cosa?
“Innanzitutto occorre ricapitalizzare Talete aumentando il capitale sociale, a partire dalla cessione, in tutto o in parte, dei crediti che alcuni comuni vantano su Talete. Pensare di mandare avanti una società che fattura milioni di euro con un capitale sociale di 400 mila euro è semplicemente ridicolo. E da qui ne deriva una delle principali problematiche della società, vale a dire la crisi di liquidità. Il capitale sociale va aumentato. E se è necessario va modificato anche lo statuto in merito alle quote di partecipazione, per non mettere in difficoltà i comuni più piccoli. Se i comuni credono in Talete, questa è la cartina di tornasole. Una società di queste dimensioni non può avere quel capitale sociale. E’ un elemento di scarsa credibilità sul mercato e di poca solidità. Ovviamente è un mio punto di vista. Tuttavia credo che se questa cosa non si volesse fare, è inevitabile che Talete abbia i giorni contati. E quindi è invitale che arrivi il privato”.
L’aumento di capitale finirebbe però col gravare sui bilanci dei comuni…
“Capisco che non è una strada semplice da percorrere, perché il momento è delicato. Proprio per questo ho sottolineato che bisogna partire dai comuni che vantano crediti nei confronti di Talete, rivendendo poi lo statuto per quanto riguarda le quote”.
Quanti sono i crediti che i comuni vantano nei confronti di Talete?
“Circa 10 milioni di euro”.
A quanto dovrebbe ammontare, secondo lei, il capitale sociale di Talete?
“Qualche milione di euro”.
In tutto questo la Regione Lazio che ruolo dovrebbe avere?
“Non può essere la Regione a dover mettere riparo a tutto. Non può e non deve essere così”.
Viterbo – Il consigliere comunale Alvaro Ricci
Che cos’altro va fatto?
“Va poi chiuso ogni tipo di contenzioso, a partire dal comune di Viterbo, come aveva pensato di fare l’amministrazione del sindaco Leonardo Michelini”.
Basta così?
“No. L’altra cosa fondamentale è che la politica deve stare fuori dalla gestione di Talete”.
In che modo?
“Il presidente va selezionato con procedure di evidenza pubblica. E deve essere una persona di comprovata esperienza, ripartendo con un nuovo riassetto societario e un management all’altezza della situazione”.
E la politica deve stare completamente fuori?
No, ma si deve limitare al controllo analogo e agli indirizzi. La gestione deve però passare a un manager di comprovata esperienza non più nominato dalla politica, ma selezionato mediante procedure di evidenza pubblica. Sono queste, a mio parere, le ipotesi da cui ripartire per poi ragionare su tutto il resto. La politica deve smettere di rincorrere gli eventi, li deve invece prevenire.
Come è successo con la questione dell’arsenico…
“Esatto. La questione arsenico era infatti ben nota dai primi anni 2000. E cosa ha fatto la politica? Si è nascosta, ha messo la testa sotto la sabbia. Finché non è esplosa e Viterbo ha rischiato di restare senza acqua potabile. E qui va ringraziato il presidente della Regione Nicola Zingaretti che, appena eletto, ha fronteggiato la questione con l’unico investimento possibile, quello di depuratori. Investendo 21 milioni di euro per installare i dearsenificatori e garantirne la manutenzione per 3 anni. Se Zingaretti non fosse intervenuto, saremmo rimasti tutti senz’acqua. Fra l’altro pare anche che la regione stia lavorando per impegnare alcune somme del ricoveri found proprio sulle questioni ambientali, quindi anche sull’acqua. Adesso andrebbero fatti investimenti per la miscelazione delle acque, per eliminare a monte il problema arsenico. Ma questo si può fare solo con una società forte, seria e credibile”.
E il presupposto per una società “forte, seria e credibile” sarebbe appunto quello di tirare fuori la politica da Talete…
“Sì, come ho detto prima”.
E se questa scelta non si volesse fare, puntando invece tutto sull’aumento delle tariffe?
“Non credo che sia sufficiente risolvere tutto con l’aumento delle bollette”.
Viterbo – Talete – Uffici di presidenza e direzione
E’ contrario o no all’aumento delle tariffe?
“Dico solo che non è sufficiente. E la dimostrazione ne è stata quando hanno fatto, un paio di anni fa, un aumento di circa il 7-8% annuo, dichiarato in consiglio comunale necessario per ottenere il mutuo Arera, non solo il mutuo non è stato ottenuto, ma il presidente Bossola ha addirittura detto che da allora la situazione è addirittura peggiorata. Quindi che significa? Significa che l’aumento delle tariffe non è sufficiente e sarebbe inoltre ingeneroso nei confronti dei cittadini”.
A questo punto il presidente Andrea Bossola e il consiglio di amministrazione Talete che fine dovrebbero fare?
“La politica deve stare fuori dalla gestione”.
Quindi?
L’attuale gestione va azzerata perché non ha portato alcun risultato. Ma la cosa deve essere accompagnata da un ripensamento della società sulla tenuta economica e finanziaria della stessa che passa attraverso un aumento di capitale.
Secondo lei il sindaco di Viterbo Giovanni Arena cosa dovrebbe fare all’assemblea dei soci Talete di domani?
“Ahhh…non lo so. Il sindaco lo vedo confuso. Un giorno dice una cosa, un giorno ne dice un’altra. In quinta commissione l’ho visto molto preoccupato. Ha più volte incalzato Bossola. Secondo me il sindaco dovrebbe puntare anche lui sulla ricapitalizzazione di Talete. Ma è soltanto una mia proposta e lo ribadisco”.
Della proposta del consigliere comunale Giacomo Barelli di decidere le sorti di Talete in Tribunale cosa ne pensa?
“Quella è l’estrema ratio, l’ultima spiaggia. Per il momento penso che ci sia ancora spazio per una soluzione diverse, cercando un’alternativa al concordato o al fallimento”.
Il passaggio di Talete ai privati cosa significherebbe?
“In questo momento sarebbe una sciagura. Se i comuni credono ancora in Talete lo sforzo da fare è la ricapitalizzazione”.
Cosa ne pensa degli accertamenti che sta facendo la procura regionale della Corte dei conti?
“Penso che partano dalla crisi di liquidità della società che è ricorsa, secondo la procura, è ricorsa a finanziamenti che hanno comportato un esborso finanziario che sarebbe stato eccessivo”.
Viterbo – Il presidente di Talete Andrea Bossola
Che tipo di crediti vantano i comuni nei confronti di Talete?
“Hanno un tipo di credito. Quando hanno ceduto le reti di distribuzione alla Talete, la società poteva percorrere due strade. Trasferire i mutui direttamente a Talete, con il parere positivo dell’ente mutuante, nella maggior parte dei casi la Cassa depositi e prestiti. Oppure, in assenza di questo parere, come avvenuto, i comuni avrebbero dovuto continuare a pagare e Talete avrebbe dovuto rimborsargli le rate di questi mutui”.
E questo è avvenuto?
“No, almeno per la maggior parte dei comuni. E in questo modo, come per il comune di Viterbo, sono diventati creditori di Talete”.
Tant’è vero che il comune di Viterbo pare sia arrivato anche al pignoramento nei confronti di Talete…
“Esatto. Ha chiesto il pignoramento per veder riconosciuti questi crediti”.
A quanto ammonta il debito di Talete?
“Il totale si dovrebbe aggirare attorno ai 40 milioni di euro”.
Dovuti a cosa?
“A tanti fattori. Energia, fornitori, comuni…”.
Viterbo – Gli uffici della Talete in viale Romiti
Secondo lei, chi è il principale responsabile politico di tutta questa situazione?
“Non credo che ce ne sia soltanto uno. Talete è partita con tutte le buone intenzioni”.
E come è stato possibile che abbia fatto questa fine?
“I problemi nascono soprattutto dal fatto che stiamo parlando di un Ato debole. E la cosa è dovuta essenzialmente a due ragioni. La prima, l’Ato è debole perché ha un rapporto assolutamente squilibrato tra i chilometri di rete idrica e le utenze. Con costi di gestione enorme. La seconda, la storia dell’arsenico che incide per il 30% dei costi di gestione”.
Il consigliere Gianluca Grancini (Fratelli d’Italia) sostiene che debba essere il Pd a fare la prima mossa…
“La posizione espressa da Grancini non dice assolutamente nulla. Vorrei inoltre far presente a Grancini che gli accertamenti della procura regionale della Corte dei conti siano stati fatti sugli anni che vanno dal 2012 al 2015. E in quegli anni Marco Fedele di Fratelli d’Italia è stato presidente. Non mi sembra questo il momento di giocare a fare lo scarica barile. Talete è stata attraversata, da destra a sinistra, da tutta quanta la politica. Ed è il momento che, dal punto di vista della gestione, non l’attraversi più”.
Daniele Camilli
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