![]() Viterbo – Lo psicologo Stefano Scatena |
Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La battaglia tra gli esseri umani e il Coronavirus non si sta svolgendo con solo due protagonisti.
Da una parte gli scienziati che cercano cure, svolgono ricerche, sviluppano vaccini, e il Sars-Cov2 che cerca di replicarsi negli ospiti, come qualunque virus ha sempre fatto da miliardi di anni.
L’andamento della pandemia è influenzato ancora di più da fattori economici, culturali e, soprattutto, psicologici.
Il comportamento delle masse è radicalmente diverso dal comportamento dei singoli. Così come la coscienza, la consapevolezza di noi stessi, emerge dall’immensa rete di connessione dei singoli neuroni (che di per sé compiono un’attività semplicissima singolarmente: inviano un segnale elettrico agli altri o non lo inviano) altresì i movimenti delle popolazioni, le scelte, sono qualcosa di ben di più della semplice somma dei comportamenti individuali.
Ritroviamo questa “modalità di comportamento nuovo emergente” negli stormi di volatili, nell’intelligenza artificiale, nell’andamento delle varie Borse mondiali.
Mai come in questa fase storica gli psicologi stanno tentando di comprendere il comportamento delle masse, visto che avremmo già tra le mani la soluzione alla pandemia, utilizzando rigorosamente i dispositivi di protezione individuale e la vaccinazione di massa.
Così come per un incendio, gli esperti sanno come fermarlo prima di arrivare alla combustione di tutto il materiale bruciabile. Ma c’è un impedimento: il comportamento emergente come qualcosa di più della somma delle parti, appunto. Porzioni sostanziali della popolazione non applicano le ovvie regole di contenimento della pandemia; non credono ai risultati scientifici prodotti da innumerevoli ricerche effettuati da team di esperti.
A nostro avviso la causa è da rintracciare nel dilagare dell’infodemia, cioè la circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili.
Il problema dell’infodemia nasce dalla pessima gestione dei social network da parte delle case produttrici: in un importante documentario uscito negli ultimi mesi, “The Social Dilemma” gli stessi inventori di Google e Facebook hanno consapevolizzato di aver contribuito sì alla costruzione di piattaforme dove le persone possono aver accesso a una quantità semi-infinita di informazione, ma anche all’emergenza di uno strumento nuovo e terribile, quello che personalmente ho definito “sesto potere”, ovvia denominazione dopo il quarto potere (la stampa) e il quinto potere (la televisione).
Il sesto potere è la più grande macchina propagandistica della storia. Una fake news ha un potere diffusivo più di una notizia reale; gruppi di potere, non assenti anche nel nostro paese, hanno imparato a influenzare le idee politiche e le visioni del mondo con la diffusione artificiale di pseudo-teorie scientifiche e culturali. Come ha potuto questo sistema essere così efficace sulle menti delle masse?
A mio avviso due sono le vulnerabilità di fondo: la perdita di fiducia nelle istituzioni (politica, team scientifici, religioni, informazione professionale) e la solitudine esistenziale di gran parte degli individui. Al centro della società non vi sono più valori collettivi dominanti, ma solipsismo ed egoismo pervasivi. Il risultato del consumismo e del liberismo più bieco, dei quali tanti intellettuali, tra cui Naomi Klein, ci avevano ampiamente illustrato.
È in atto una libera diffusione del meccanismo umano dell’effetto Dunning-Kruger, anche questo dimostrato dagli studi psicologici: meno una persona sa, più è convinta di sapere, una distorsione dovuta all’incapacità metacognitiva, da parte di chi non è esperto in una materia, di riconoscere i propri limiti ed errori. Per tale motivo più si cercherà di convincere i no-vax ad esempio, con argomentazioni logiche e razionali, più questi individui si arroccheranno in posizioni pregiudiziali e nelle loro teorie semi-deliranti.
Queste persone hanno un enorme bisogno di essere ascoltate: tanto più verrà fatto riconoscere loro di sbagliare, più si sentiranno escluse e più monterà la loro rabbia, con un aumento di sfiducia ancora più massivo, e comportamenti ancora più esplosivi.
In questi anni venti del XXI secolo appena iniziato, dovremo fare pressione, noi tutti, ai grandi social network per verificare la fondatezza delle informazioni singolarmente prodotte.
Ogni essere umano si improvvisa giornalista, e in un temibile circolo vizioso, crea altri “pseudo-giornalisti” pronti ad avvalorare tesi campate in aria e ad aumentarne la diffusione.
Inoltre, gli algoritmi che regolano la presentazione dei post vengono regolati sempre più su misura sulle idee della persona, isolandola in una bolla di falsa informazione. Così come la ricchezza in questo mondo va sempre più accentrandosi nelle mani di pochi, l’informazione errata va sempre più popolando le pagine degli ignari navigatori del web.
Essi ne traggono nutrimento narcisistico, immaginandosi di essere i detentori della verità, eroi solitari che hanno compreso fenomeni complessi come una pandemia o manovre economiche globali come il Recovery fund.
Dobbiamo impegnarci a modificare le politiche orientate esclusivamente al profitto dei social network e insegnare nelle scuole la logica e il metodo scientifico, o non riusciremo ad affrontare le prossime grandi sfide dell’umanità: la lotta al riscaldamento globale e il grande rimescolamento di popoli che ci attenderà quando popolazioni più povere migreranno in paesi con più elevate risorse e stabilità civile e sociale.
Stefano Scatena
Psicologo e psicoterapeuta
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