Viterbo – Sequestrati 4 chili di droga, la polizia arresta nove persone. A capo della banda ci sarebbe stato Julian Tare. “Si tratta – spiega il capo della squadra mobile Gian Fabrizio Moschini – di un soggetto da sempre molto attivo nella Tuscia. Nonostante sia albanese, è a Viterbo sin dall’adolescenza”. Julian Tare, detto Giuliano, è nato a Elbasan 29 anni fa.
Operazione Nuova alba – Nel riquadro: Julian Tare
Tare non è nuovo alla forze dell’ordine, essendo già stato indagato in due operazioni. La più recente datata giugno 2019 e denominata Underground, con la quale è stato smantellato un traffico internazionale di cocaina sempre dal Belgio alla Tuscia. L’altra, invece, risale a maggio 2015: Fai da te, con l’albanese che avrebbe fatto parte di una gang capace di passare con disinvoltura dal saccheggio delle colonnine self-service di benzina allo spaccio ai minorenni.
In questa ultima operazione della polizia, Tare “è il personaggio – lo definisce il capo della mobile Moschini – più pregiato e interessante dal punto di vista criminale”.
Il 29enne, che si trovava a Bruxelles, è stato arrestato il 23 dicembre scorso, al termine di un’indagine interforze e internazionale. Gli agenti lo hanno rintracciato in Belgio grazie a una serie di accertamenti telematici, anche via social network. “Dopo che è stato individuato come soggetto connesso e sovraordinato agli altri otto indagati – ricostruisce il colonnello dei carabinieri Daniele Marcoaldi -, il suo nome è stato inserito sul database dell’area Schengen per le ricerche. Scovato, è stato pedinato e bloccato in procinto di prendere un volo per Tirana. In questa operazione gli accertamenti hanno interessato pure le banche dati belghe e l’Enfast, che è la rete europea che riunisce tutti gli uffici che si occupano di ricerca e cattura latitanti”.
Operazione Nuova alba – Parte della droga e del materiale sequestrato
Ad arrestare Tare, su richiesta dei pm di Viterbo Stefano d’Arma e Michele Adragna e su ordinanza della gip Rita Cialoni, sono stati gli agenti del servizio cooperazione internazionale di polizia con un mandato di arresto europeo. Dal Belgio, il 29enne è stato accompagnato in Italia per via aerea per l’estradizione. Una volta atterrato all’aeroporto di Fiumicino, sono scattate le manette dei poliziotti della mobile di Viterbo e dell’ufficio di frontiera di Roma Fiumicino ed è stato portato in carcere. In seguito, è partita un’indagine europea per cercare di capire se Tare abbia messo in piedi una rete di spaccio anche in Belgio.
“È stato arrestato – afferma il questore di Viterbo Giancarlo Sant’Elia – un pericoloso latitante albanese”. L’operazione è stata denominata Nuova alba. “È la testimonianza – continua Sant’Elia – che le tutte le forze dell’ordine, nonostante la pandemia, in quest’anno non si sono mai fermate e hanno messo il massimo impegno e tutte le energie possibili nelle loro attività. Nonostante le mille difficoltà dovute al Covid e pagando pure un elevato prezzo per quanto riguarda la malattia, la polizia non ha arretrato e ha continuano a svolgere il suo lavoro. Questa operazione, brillante e gratificante, giunge al termine di una lunga attività investigativa”.
Da settembre 2019 a dicembre 2020 sono state arrestate nove persone (otto albanesi e un italiano) e sequestrati tre chili e 980 grammi di cocaina. “Era molto pura – puntualizza il capo della mobile Moschini -, il suo principio attivo era elevatissimo”. Inoltre sono stati sequestrati 24mila 680 euro, auto (una delle quali, confiscata, ora viene utilizzata dalla polizia per i servizi antidroga) e smartphone anche di ultima generazione. Tra questi ultimi un “Bq Acquaris – rivela la polizia -, molto diffuso nel narcotraffico internazionale”.
Il questore Giancarlo Sant’Elia
A settembre 2019 gli agenti della mobile arrestano, in flagranza, un giovane albanese trovato con 21,4 grammi di cocaina e 470 euro. Sequestrata pure l’auto. “Una Smart – ricostruisce la polizia – utilizzata per l’attività di spaccio”. Passato al setaccio il telefonino. “Analizzato nei suoi contenuti multimediali – aggiunge Moschini – ed espletati accertamenti sul territorio, tramite fonti e documenti, è stato intuito un ingente flusso di spaccio. Alla fine siamo riusciti a smantellare un gruppo di giovani albanesi e un italiano che aveva il monopolio dello spaccio di cocaina a Viterbo”.
Altri due albanesi vengono arrestati il 28 dicembre 2019 e il 14 marzo 2020. Il primo con 302,2 grammi di cocaina e 5mila 90 euro: sequestrata anche una Smart. Il secondo con 519,2 grammi di cocaina e 15mila 850 euro: sequestrata pure una Citroen.
“Approfondendo la filiera dei contatti/acquirenti legati ai soggetti già arrestati – spiega la polizia -, il 25 marzo, durante il primo lockdown, a seguito di una prolungata attività di pedinamento, è stato arrestato un italiano strettamente connesso al soggetto arrestato a settembre 2019”. L’italiano sarebbe stato trovato con 2 chili 266,04 grammi di cocaina, “pronta per essere tagliata e smerciata sulla piazza viterbese”. Moschini aggiunge: “Più anziano tra gli otto indagati e consumatore abituale di droga, ha detto di essere stato costretto a spacciare perché indebitato a causa della sua attività di assuntore e, tramite minacce ed estorsioni, indotto a compiere tale reato da uno degli altri indagati”.
Quest’ultimo è ritenuto dagli inquirenti “il diretto collaboratore di Tare e a lui sovraordinato”. Il presunto referente, anche lui albanese residente nella provincia di Viterbo, è stato arrestato il 5 giugno 2020 e condotto in carcere.
Altri tre arresti sono stati eseguiti tra agosto e ottobre 2020. Il 14 agosto è finito in manette un albanese trovato con 206,6 grammi di cocaina e 2mila 850 euro. Il 20 agosto è stato arrestato un altro albanese con 166,3 grammi di cocaina e 420 euro: sequestrata pure una Lancia. Il 21 ottobre è stato arrestato un altro albanese con 498,5 grammi di cocaina.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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