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Viterbo - Società dell'acqua condannata a versare 30mila euro di spese a palazzo dei Priori

Tre milioni chiesti al comune, Talete perde la causa

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Viterbo – (sil.co.) – Talete perde la causa civile contro il comune, cui chiedeva la somma di oltre due milioni e 800mila euro. La società che gestisce il servizio idrico dovrà inoltre liquidare a palazzo dei Priori, assistito dall’avvocatessa Francesca Bufalini, 30mila euro di “spese di lite” così come stabilito dal giudice Caterina Mastropasqua del tribunale di Viterbo nella sentenza emessa il primo febbraio.


Francesca Bufalini

Francesca Bufalini


Talete chiedeva al comune il risarcimento dei danni per un presunto inadempimento di pregressi obblighi assunti, quantificati in 2.868.548 euro oltre interessi e rivalutazione monetaria dalle singole scadenze pattuite (31.12.2007 e 31.12.2008).

Grande la soddisfazione della difesa: “Possiamo dire di avere raggiunto davvero un notevole risultato – commenta Bufalini, contattata da Tusciaweb sulla sentenza – il comune ha dimostrato attraverso copiosa documentazione di aver adempiuto correttamente a tutte le obbligazioni assunte”.

La legale aveva già difeso il comune di Viterbo in plurimi contenziosi quali il procedimento alla corte dei conti nei confronti di Esattorie Spa, conclusosi il 14 giugno 2016 con la condanna di Esattorie al pagamento a favore del comune di 1.318.354, 86 euro più interessi.

A sostegno della propria domanda, la società dell’acqua rappresentava che il credito derivava da una scrittura privata intervenuta tra le parti e una terza società, Robur S.p.A., con cui la pubblica amministrazione si sarebbe impegnata ad affidare a Talete Spa., società costituita nell’ambito dell’Ato1 Lazio Nord-Viterbo quale gestore unico del servizio idrico integrato, per il biennio 2017-2018, lavori per un importo di 1.434.274 euro ciascun anno “per consentire al gestore unico di raggiungere il pareggio contabile della gestione”, rimanendo tuttavia integralmente inadempiente e così determinando per la Talete un danno consistente nel mancato introito della somma di 2.868.548 euro.

Secondo Talete, peraltro, il comune avrebbe ammesso il debito con nota inviata in data 11.6.2014.

“L’ente comunale da me difeso – sottolinea l’avvocato Bufalini – ha dimostrato di aver agito con la massima correttezza contrattuale nel pieno rispetto delle pattuizioni. Il tribunale ha acclarato la correttezza del comune di Viterbo in una vicenda notoriamente delicata. Sono molto soddisfatta per il risultato raggiunto”.

La legale ha rappresentato, in particolate, che tramite verbale di consegna del servizio idrico integrato del 6.7.2007, l’ente ha affidato a Talete una serie di lavori, taluni originariamente affidati alla Robur Spa, ma con prevista realizzazione da parte di Talete Spa, altri in corso di progettazione (segnatamente: depuratore di Roccalvecce, completamento fognatura acque nere in località Poggino, linea adduzione idrica e collettamento acque reflue per le zone Peep Sbarri e Acquabianca, rete idrica e collettamento acque reflue per la zona Peep Ponte Dell’Elce), per un impegno complessivo in favore della società non inferiore a 264.740 euro, per l’anno 2007, e a 1.434.274 euro per l’anno 2008.

Rispetto ai lavori originariamente affidati alla Robur Spa. e alla realizzazione della rete idrica per la zona Peep Ponte Dell’Elce, il comune ne ha affermato il progressivo completamento da parte di Talete Spa., mentre rispetto ai restanti ne ha evidenziato la mancata realizzazione o per motivi tecnici legati allo stato dei luoghi (ad esempio l’attraversamento della Cassia per i lavori da effettuarsi in loc. Poggino), o per cause imputabili alla stessa Talete.

Il giudice Mastropasqua ha stabilito che la domanda risarcitoria avanzata da Talete Spa è infondata e deve essere pertanto rigettata. Il magistrato sottolinea, inoltre, come sia emersa l’effettiva proposta di affidamento di diversi lavori da parte del comune in favore di Talete Spa, in parte, eseguiti e completati e, in parte, tuttavia, non eseguiti.


Il sindaco Arena: “Domanda risarcitoria infondata e rigettata”


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1 febbraio, 2021

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