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Cultura - Il giovane nato a Viterbo presenta "Biodegradabile", racconto della vita da contadini dei bisnonni: "Riscoprire le cose semplici è la chiave per salvare il pianeta"

Giorgio Zordan, il 18enne che scrive libri sull’ambiente: “Ma non sono come Greta Thunberg”

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Giorgio Zardon

Giorgio Zordan

Roma – (a.c.) – Un’infanzia passata tra Vitorchiano e Sabaudia e un amore per la campagna che gli è rimasto anche adesso che vive in una metropoli come Roma. Giorgio Zordan, 18enne nato a Viterbo, ha voluto ripercorrere in un libro intitolato “Biodegradabile” la storia dei suoi bisnonni, contadini dell’Agro pontino, per lanciare un messaggio: “Dobbiamo riscoprire la semplicità per salvare il pianeta: cinquant’anni fa avevano meno di noi ed erano più felici”.

Qual è il tuo legame con Viterbo?
“Ci sono nato e fino a 6 anni ho abitato in un casolare di campagna a Vitorchiano, poi mi sono trasferito a Sabaudia e ora vivo a Roma, dove frequento l’ultimo anno di liceo. Ma mia madre è di Viterbo e tutte le estati torno volentieri con la famiglia a Vitorchiano. Mi sento a tutti gli effetti un viterbese”.

Com’è nata l’idea di “Biodegradabile”?
“Tutto è partito circa un anno fa. Ho deciso di riprendere i bellissimi aneddoti che mio padre e mia nonna mi hanno raccontato sulla vita dei miei bisnonni, contadini veneti emigrati nell’Agro pontino durante il regime fascista, per scrivere una storia ambientata nelle campagne di Latina degli anni ’60. I protagonisti hanno il vero nome dei miei bisnonni, Pietro e Maria”.

Che messaggio vuoi mandare con questo libro?
“Voglio far riflettere sul fatto che bisognerebbe tornare a vivere nella semplicità e accontentarsi delle piccole gioie di ogni giorno, come facevano i contadini nel passato, per essere più felici e salvare il pianeta. Il primo nemico della sostenibilità ambientale, infatti, è il consumismo sfrenato. I miei bisnonni vivevano senza andare a fare la spesa e, tanto per fare un esempio banale, hanno avuto per 60 anni una sola brocca dell’acqua in casa, perché se non si rompeva quella non serviva comprarne un’altra. E poi decisero, coi soldi guadagnati in una vita di lavoro, di regalare una casa ai parenti che ne avevano più bisogno. Loro avevano quello che gli bastava e non chiedevano di più”.

Il movimento dei Fridays for future ha avvicinato i giovani della tua generazione ai temi ambientali. Ti senti ispirato dalla figura di Greta Thunberg?
“No. Io la passione per la natura ce l’ho sempre avuta e, a differenza di tanti ragazzi che hanno vissuto solo in città, ho abitato in campagna per anni e la conosco bene. Vogliamo tutti la stessa cosa, cioè la tutela dell’ambiente, ma io credo di avere un punto di vista un po’ diverso: sono convinto che i miei bisnonni fossero inconsapevolmente il modello a cui ispirarsi per ricreare quella sostenibilità che oggi non esiste più”.

Però all’epoca dei tuoi bisnonni il mondo era completamente diverso. Come si fa a vivere nel 2021 senza andare a fare la spesa?
“So che la storia che racconto nel libro non è attuale. Già all’epoca dei fatti i miei bisnonni erano visti come persone un po’ fuori dal mondo. Eppure nella loro vita c’era un moto d’indipendenza nei confronti di tutto che deve far riflettere: erano veramente liberi e, nella loro semplicità, riuscivano a essere felici. Credo che da quello stile di vita si possa prendere ispirazione anche oggi”. 

Quindi ti piacerebbe tornare a vivere nel casolare a Vitorchiano?
“Sì, assolutamente”.

Che ne pensi delle dichiarazioni del nuovo premier Mario Draghi, che ha messo la sostenibilità ambientale e i giovani al centro del suo programma di governo?
“Spero che sia la volta buona per andare oltre gli slogan e raggiungere risultati concreti. Secondo me, comunque, il cambiamento nasce dai comportamenti individuali delle persone. Certe cose bisogna sentirsele dentro”.


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19 febbraio, 2021

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