Roma – Servono almeno altri due o tre mesi di sacrifici in cui le riaperture dovranno essere rimandate così come i cambi di colore delle varie regioni: è l’unico modo per uscire dal raggio di minaccia del virus e delle sue varianti ormai giunge in Europa. A dirlo è Giorgio Palù, virologo e presidente dell’agenzia italiana del farmaco Aifa.
Giorgio Palù
“Se terremo a bada il virus nei prossimi due tre mesi, forse usciremo dal raggio della sua minaccia. Le infezioni respiratorie raggiungono il picco in inverno e in primavera-estate si mitigano – ha spiegato in un’intervista al Corriere della Sera, per questo è necessario ora “spingere sulla vaccinazioni e rinunciare per qualche altra settimana ad attenuazione di colori e tentazioni di riaperture”.
“Le tre varianti che stanno circolando nel mondo, l’inglese, sudafricana e brasiliana, rendono il Sars-CoV-2 più contagioso e quindi aumentano il rischio di ricoveri in ospedale e di decessi – ha continuato Palù -. La preoccupazione non si può negare. Però ripeto, per tenere sotto controllo le varianti, a cominciare da quella inglese, più diffusa in Italia, servono le stesse precauzioni e le stesse misure utilizzate per il ceppo originario di Wuhan, la città cinese dove la pandemia è nata”.
E sulle riaperture, ha spiegato: “Sono contrario, anche se mi space dirlo. Anche gli impianti sciistici potrebbero costituire un rischio”. Così come le scuole e le università. “Sappiamo da 4-5 studi che l’infezione, a prescindere dalle mutazioni, ha una certa prevalenza tra 12-19 anni e poi tra 19 e 50 anni. Quindi andrei cauto con la ripresa di scuole superiori ed università. Sarebbe ideale poter spostare il calendario scolastico in avanti, quando il quadro sarà migliore”.
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