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Salute - Interviene la presidentessa Fenascop Lazio Paola Marchetti

“Servono supporto e risposte efficaci per le strutture che si occupano di disagio psichiatrico”

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Paola Marchetti

Paola Marchetti


Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Un po’ tutti ormai riconoscono che uno degli effetti più subdoli di questo lungo periodo di pandemia sia costituito dalla crescita esponenziale del disagio psichico.

Noi, operatori e strutture del settore, lo tocchiamo con mano tutti i giorni, confrontandoci con una realtà complessa fino a poco tempo semplicemente impensabile.

La perdita delle certezze economiche, la solitudine forzata, la malattia di un genitore, una sensazione perdurante di precarietà di fronte ad un nemico invisibile sono alla base di un disagio che si estende e che va a sommarsi a quello storico, di cui le nostre strutture sono espressione e comunità di cura.

Di fronte a questo contesto così complicato, di fronte alla necessità di ripensare i sistemi di welfare e di presa in carico, è necessario che le istituzioni, che hanno a cuore la salute ed il benessere dei propri cittadini, facciano un salto di qualità, garantendo supporto e risposte efficaci, in tempi compatibili con la vita delle persone e delle strutture.

A seguito della sentenza del Consiglio di Stato del 2019, che ha annullato alcune disposizioni di legge, le strutture residenziali socio riabilitative che si occupano di disagio psichiatrico stanno ricevendo le richieste di rimborso delle quote di compartecipazione della quota cosiddetta “sociale” per gli anni 2017/2019 da parte dei familiari dei pazienti (in alcuni casi anche attraverso diffide legali), che
chiedono di riavere indietro quanto previsto dalla normativa, poi annullata dalla suddetta sentenza.

Tutto questo determina un clima di incertezza e di possibili contenziosi legali, che rischiano di fiaccare ulteriormente la tenuta e la resistenza delle nostre strutture, già indebolite dai ritardi nei pagamenti, dai mancati ristori per l’obbligo di tampone e dalle conseguenze della sentenza del Consiglio di Stato.

Senza considerare il fatto che questa situazione, di cui le nostre strutture non hanno alcuna responsabilità, rischia di deteriorare anche il rapporto tra le stesse e le famiglie dei pazienti, con conseguenze negative potenziali anche sui percorsi terapeutici, proprio nel momento in cui, anche per ragioni di contesto generale, servirebbe il massimo della fiducia, dell’affidamento e della capacità di includere.

Se a questo si aggiunge che, in questo momento anche molti comuni, specie della provincia di Roma, non stanno versando la quota di compartecipazione socio sanitaria per il 2019, gli stessi che si sono rifiutati di accettare domande di pazienti già inseriti nel 2017 poiché senza invalidità, si comprende che la situazione rischia di diventare ingestibile ed esplosiva.

Come Fenascop e come Federlazio abbiamo scritto alla Regione Lazio, chiedendo di farsi carico di trovare una soluzione normativa, senza ottenere però risposte concrete.

E questo è un peccato, perché proprio il peggioramento della situazione generale, l’estendersi del disagio psichico, il riconoscimento della necessità di strumenti di intervento più efficaci, rende indispensabile una tempestiva risposta normativa ed economica da parte della Regione, senza la quale la Regione stessa rischia di essere trascinata nel vortice dei contenziosi, per un errore prodotto da una propria normativa ed annullata dalla magistratura amministrativa.

Il nostro vuole essere un appello alla Regione Lazio, di cui spesso abbiamo apprezzato la sensibilità sul tema.

Serve intervenire con la massima urgenza: è una necessità sociale, è una richiesta esplicita delle famiglie e delle strutture, già indebolite dai ritardi nei pagamenti di rette.

Rette che sono rimaste invariate da oltre 10 anni, mai interessate alle rivalutazioni monetarie e mai riparametrate in funzione delle molteplici richieste di adeguamento dei requisiti per mantenere valido l’accreditamento, mai aiutate, a differenza di altre categorie, dai ristori per l’obbligo di tampone e dalle conseguenze della sentenza del Consiglio di Stato.

Paola Marchetti
Presidentessa Fenascop Lazio


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1 febbraio, 2021

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