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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – È ritornata alla sua bellezza originaria la facciata della Chiesa della Trinità, giusto in tempo per riprendere le celebrazioni giubilari in onore della Madonna Liberatrice, che si concluderanno nel maggio prossimo.
In questi giorni sono infatti stati rimossi i ponteggi, al termine del restauro iniziato alcuni mesi fa, e i viterbesi ora passano con il naso rivolto all’insù per ammirare come se fosse la prima volta la chiesa imponente. Ora si può infatti vedere la facciata dell’edificio sacro come appariva un tempo: attraverso un’attenta analisi stratigrafica è stata riportata al colore primitivo, da rossiccia e scrostata come appariva ultimamente.
La facciata della chiesa attuale venne commissionata nel 1795 dal priore agostiniano Stefano Bellesini su progetto dell’architetto romano Giovanni Battista Gazzale.
Realizzata in uno stile misto tra barocco e neoclassico, è divisa su due livelli. Sul primo livello inferiore si aprono tre portali, di cui quello centrale sormontato da timpano con in alto la testa di un leone. Ai lati, due nicchie due nicchie: in quella di destra à collocata la statua di san Tommaso di Villanova, in quella di sinistra la statua di sant’Agostino.
Sul secondo livello superiore è presente un timpano triangolare sotto cui si apre un finestrone con balcone, sormontato dal simbolo della SS. Trinità contornato da angeli. Di lato, tra quattro lesene, altre due nicchie in corrispondenza del piano inferiore, contenenti rispettivamente la statua di santa Rita da Cascia a destra e quella di santa Monica a sinistra. Concludono la maestosa facciata torce fiammeggianti sul timpano, unite a quelle posizionate più in basso, agli angoli di sporgenza del cornicione.
Con il rifacimento della facciata si sono conclusi, almeno parzialmente, i restauri alla chiesa della Trinità, che hanno riguardato il tetto e e le tre navate. I padri Agostiniani auspicano che i lavori di risanamento riprendano quanto prima per il presbiterio, la cupola e le cappelle, in particolare per quella della Madonna Liberatrice, protettrice di Viterbo.
Roberto Saccarello
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