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Viterbo – Violenza sulle donne, il consiglio comunale non riesce a esprimere solidarietà. L’8 marzo è appena passato, ma a palazzo dei Priori non ha lasciato minima traccia e l’assemblea tocca uno dei livelli più bassi.
Nella scorsa seduta era stato approvato l’ordine del giorno di solidarietà a Giorgia Meloni, leader FdI duramente insultata in una trasmissione radiofonica e a Liliana Segre, senatrice presa di mira da haters via social.
Massimo Erbetti (M5s) aveva chiesto con un emendamento, d’estendere la solidarietà ad altre donne, come l’ex ministra Azzolina, la sindaca di Roma Raggi o la senatrice Segre. Il capogruppo FdI Buzzi lo aveva invitato a trasformare l’emendamento in un ordine del giorno, da votare oggi. L’esito era scontato. Solidarietà, dura condanna, vicinanza alle donne. Era facile. Invece si è assistito a uno scivolone senza precedenti. Perché il documento, così come presentato ha sollevato perplessità in maggioranza.
Andrea Micci (Lega) chiede che il documento esprima solidarietà a prescindere dai nomi di singole donne. Nel documento figurano Segre, Azzolina, Raggi. “Dura condanna a insulti sessisti, violenze – spiega Micci – siamo d’accordo e va espressa solidarietà, ma non citando solo rappresentanti di una certa parte politica. Oggi possiamo lanciare un messaggio per tutte le donne, una condanna a prescindere. Non c’è motivo di fare un elenco, pure molto partigiano”. Ma il consigliere M5s, ritiene di non dover apportare modifiche.
Il dibattito incalza e più sale il tono, più si abbassa il livello. Sotto la soglia dell’imbarazzante. Perché le parti non si parlano, ognuno sulle proprie posizioni. Fino a quando Massimo Erbetti non ritira il documento.
Poco prima, Chiara Frontini (Viterbo 2020), visto l’andazzo, con un duro intervento aveva annunciato che il suo gruppo sarebbe uscito dall’aula, stessa scelta di Giacomo Barelli (Forza civica).
“Non ha senso mettere nomi – spiega Barelli – è stato un errore per Giorgia Meloni e lo è oggi. Le logiche sessiste vanno avanti proprio per questo, perché ci si accorge solo quando si è chiamati in causa per motivi partigiani. Non è un bello spettacolo”.
Per Erbetti, le donne ricordate sono le stesse che erano presenti nell’emendamento della volta scorsa. Il documento non si cambia.
Deve anche intervenire il presidente del consiglio Stefano Evangelista per sottolineare come il consiglio non stia dando un bello spettacolo e lancia la provocazione: “D’ora in poi, a ogni consiglio sono disponibile ad accettare la solidarietà a proprie donne di partito o parte politica”.
Lina Delle Monache (Pd) ricorda come l’errore d’inserire un nome è stato fatto la volta scorsa. Lo aveva detto a tempo debito. Ma a mettere una pietra sopra la discussione, ci pensa Chiara Frontini: “Mi imbarazza non poco partecipare a questo dibattito, abbandoniamo l’aula con la morte nel cuore, con sdegno, imbarazzo e vergogna su come il dibattito si sta svolgendo. Bisogna andare oltre i partiti sulla condanna”.
In linea con Barelli: “Meno male che è arrivata Chiara a mettere la parola fine a questa pagliacciata. Non parteciperò al voto. Comprendo le buone intenzioni di Erbetti, ma sono naufragate. Non ho preso parte al precedente dibattito su Meloni, non perché non ritenessi sconsiderate le affermazioni di cui è stata vittima, tutt’altro. Ma vedevo il festival dell’ipocrisia”.
Buzzi (FdI) fa un passo indietro, a come tutto è nato: “L’emendamento di Erbetti arriva dopo l’ordine del giorno a sostegno di Giorgia Meloni. In assenza di quest’ultimo forse non ci sarebbe nemmeno stata questa discussione, poi abbiamo approvato quello di Ciambella su Liliana Segre. Oggi dovevamo discutere un documento a sostegno della donna in quanto tale, contro ogni violenza e io mi ero detto pronto a sottoscriverlo. Fare un elenco è ingiusto, si rischia di dimenticare qualcuno”.
Il “pericolo” non si corre. “Un dibattito vergognoso – osserva Erbetti – ritiro l’ordine del giorno, che non era per rappresentanti politiche del mio partito, ma per donne in quanto donne”.
Micci preannuncia di voler predisporre un ordine del giorno generico, di condanna, senza nomi, mentre Frontini invita a far cadere la discussione: “Il silenzio è meglio di tante chiacchiere”.
E Valter Rinaldo Merli (Lega) alza bandiera bianca. Il consiglio comunale si occupi d’altro, resti terra terra. “Io d’ora in poi mi asterrò su altri ordini del giorno – osserva Merli – sono contro la violenza, ma Viterbo ha bisogno d’altro, pensiamo a cose che occorrono alla città, c’è la pandemia, attività in difficoltà. Lasciamo certi argomenti alla politica nazionale. Pure il punto di Meloni l’ho votato non con troppo fervore”.
Dichiarazione che fa storcere il naso ad Alfonso Antoniozzi (Viterbo 2020). Limitarsi a parlare di asfaltature e buchi da tappare è quantomeno limitante. Giusto. Solo che vedendo il dibattito e soprattutto come è finito, è complicato non dare ragione a Merli.
Giuseppe Ferlicca
Articoli: L’odg presentato da Erbetti (M5s): “Ferma condanna a ogni forma di linguaggio sessista e attacco ingiustificato alle donne” – Insulti a Giorgia Meloni e Liliana Segre, dura condanna dal consiglio comunale
