Viterbo – Un flash mob di protesta davanti all’Agenzia delle entrate di Viterbo. Il 17 marzo alle ore 13. E in contemporanea in altre città d’Italia. Il giorno dell’anniversario dell’Unità del paese. Ad organizzarlo diverse sigle sindacali di base in rappresentanza delle partite Iva. Movimento nazionale italiano, Pil, Amici d’Italia e associazione Fipi. Realtà che qualche settimana fa hanno protestato anche davanti a uno dei due punti vendita Douglas a Viterbo, in via Carlo Cattaneo, contro l’ipotesi di chiusura delle profumerie.
Viterbo – Agenzia delle entrate
“Noi amiamo il nostro lavoro e la nostra patria – dichiarano Vincenzo Macrì di Pil, Francesco Campopiano del Movimento nazionale italiano, Ivano Campanelli di Amici d’Italia e Beba Pucciatti dell’associazione Fipi -. Ci è stato chiesto sacrificio e lo abbiamo fatto. Per tutta risposta, qualcuno ha ricevuto una elemosina, altri neanche quella. Non possiamo e non vogliamo essere le vittime sacrificali di un sistema che protegge e tutela innanzitutto i poteri forti e l’alta finanza. Per questo, le rappresentanze di Pil, Partite Iva libere Piemonte, Movimento nazionale italiano, Amici d’ Italia, associazione Fipi, Futuro italiano Partite Iva, attueranno un Flash Mob di protesta che si terrà il 17 marzo, alle ore 13, in contemporanea in diverse città italiane, davanti a sedi dell’Agenzia delle entrate”.
Viterbo – Ivano Campanelli di Amici d’Italia
L’obiettivo della mobilitazione è la tutela delle Partite Iva. “Riteniamo ormai irricevibili – spiegano le sigle che hanno organizzato il flash mob – le soluzioni del governo a sostegno delle partite Iva e dei loro lavoratori. È acclarato che da 1 anno subiamo solo misure restrittive di chiusure, con gravissimo danno alle nostre già precarie condizioni economiche. A nulla sono servite le elemosine promesse. E’ impensabile mantenere in vita le nostre attività che a fronte di perdite di fatturato che oscillano dal 30% al 100%, hanno ricevuto sostegni economici assolutamente inadeguati. Inoltre, il governo dimentica che la chiusura permanente di alcune attività ha inevitabilmente provocato una contrazione del lavoro ad altre attività connesse che vivono anch’esse una crisi senza precedenti”.
Viterbo
Non solo, ma a peggiorare le cose, anche il possibile invio “di circa 50 milioni di cartelle esattoriali – sottolineano gli organizzatori del flash mob del 17 marzo – che andranno a sommarsi a quelle che molte partite Iva hanno già in corso di pagamento rateizzato. Sarà impossibile pagare le rate in corso e le ulteriori cartelle esattoriali. Ciò provocherà un inevitabile collasso economico con pignoramenti dei conti correnti e dei beni immobiliari. Saremo costretti a fallire lasciando senza lavoro anche i nostri dipendenti. Non serve a nulla la rottamazione delle cartelle esattoriali inferiori a 5.000 euro e antecedenti il 2015. Non servono a niente i rinvii e le sospensioni. Se lo Stato non ha soldi, non chieda a noi di morire di debiti. Le nostre attività vivono una crisi economica dal 2014 e siamo stati già spremuti da una pressione fiscale insostenibile. Ecco perché non siamo riusciti a pagare tasse, tributi. Per ogni 100 euro fatturati, almeno 70 euro sono svaniti a causa della pressione fiscale, senza considerare i mancati incassi. Non siamo evasori. Chiediamo con forza di poter sopravvivere a questa ulteriore crisi economica. Chiediamo di salvare le nostre attività e il lavoro di milioni di famiglie. Non vogliamo regali”.
Le richieste. “Chiediamo – concludono Macrì, Campopiano, Campanelli e Pucciatti – che le cartelle esattoriali già in corso di rateazione siano rinegoziate con sanzioni e interessi ridotti rispetto a quelli attuali che determinano il raddoppio del debito. Chiediamo il congelamento delle cartelle esattoriali ancora da notificare. Proponiamo lo sconto del debito verso l’erario in misura pari alle perdite del fatturato degli anni 2020 e 2021 e per gli eventuali anni successivi di emergenza pandemica. Altrimenti, dopo i pignoramenti, la Stato avrà un ulteriore carico sociale da sostenere. Milioni di italiani senza lavoro e alla fame”.
Daniele Camilli
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