Domenico Lippolis con la moglie Gianfranca Porcu
Viterbo – Ex carabiniere muore dopo un intervento chirurgico a Belcolle, la procura chiede l’archiviazione del fascicolo. Si oppongono la vedova di Domenico Lippolis e i cinque figli, che un anno fa sporsero denuncia assistiti dagli avvocati Matteo Moriggi e Simone Maria Fazio.
La tragedia risale al 7 febbraio 2020, quando Domenico Lippolis, un maresciallo dei carabinieri in pensione, è deceduto a soli 63 anni all’ospedale di Viterbo, dove era stato sottoposto a un intervento chirurgico a distanza di poco più di un mese da un ictus che lo aveva colpito la vigilia di Capodanno.
Al centro della vicenda il fascicolo per omicidio colposo contro ignoti aperto dal pm Franco Pacifici in seguito all’esposto presentato dalla moglie Gianfranca Porcu coi figli Davide, Giovanni, Angela, Federico e Francesco.
In seguito alla denuncia, sono state sequestrate le cartelle cliniche e disposta l’autopsia, affidata a quattro medici legali: due consulenti nominati dal pm Franco Pacifici e due medici legali per i familiari.
“E’ emerso che l’operazione, giudicata concausa della morte, è stata correttamente effettuata, per cui non ci sono errori medici nell’intervento chirurgico. Proprio l’assenza di errori medici è alla base della richiesta di archiviazione da parte della procura”, spiegano gli avvocati Fazio e Moriggi.
“Ma c’è un aspetto che la perizia del pm non ha indagato o non ha indagato abbastanza approfonditamente – proseguono i legali – il problema, secondo noi, non è se l’operazione sia stata fatta bene o male, ma che non andava proprio fatta. Per due motivi, il recente ictus e non si trattava di un’operazione salvavita, per cui poteva essere rinviata o non effettuata proprio”.
“Questa è la ricostruzione scientifica dei nostri consulenti di parte, per cui noi diciamo che il problema non è se l’operazione sia stata fatta bene, ma se dovesse essere fatta. Motivo per cui andremo a chiedere al gip un approfondimento della perizia per valutare se, come dicono i nostri periti, l’operazione andasse sconsigliata, non dovesse essere fatta per niente, sia per il recente ictus che per una serie di esami da cui emergeva un rischio importante che sono stati invece sottovalutati”, concludono i legali della famiglia.
“Dopo ictus, no all’anestesia prima di sei mesi”
Colpito da un ictus cerebrale il 30 dicembre 2019, l’uomo era stato trasferito da Belcolle a Villa Immacolata per la riabilitazione, in regime di dimissioni protette, cioè restando in carico all’ospedale. Presso il centro di riabilitazione, Lippolis sarebbe giunto con dei problemi di deglutizione e un calo di sensibilità al caldo e al freddo nella parte sinistra del corpo.
Sottoposto a Belcolle a una risonanza magnetica con mezzo di contrasto, gli è stata diagnosticata una massa di tre centimetri sulla colonna vertebrale. “Una massa che, secondo i sanitari, se non operata, avrebbe potuto portarlo alla perdita dell’uso degli arti inferiori – spiegava un anno fa a Tusciaweb il figlio Giovanni – ci hanno parlato di un intervento chirurgico di routine, con un rischio di mortalità inferiore a quello dei pazienti operati di appendicite”. “Solo dopo – ha proseguito – abbiamo saputo che nei pazienti reduci da un ictus l’anestesia totale non andrebbe somministrata prima di sei mesi”.
Silvana Cortignani
