Tarquinia – Ferri arrugginiti, blocchi di cemento e un muro pericolante che rischia di crollare sul mare.
L’area antistante allo stabilimento ex Cale è lo specchio della parte interna, in stato di abbandono ormai da anni nonostante il passaggio di proprietà di gennaio 2020, quando l’agenzia del demanio ha trasferito il bene al comune.
“Il bene è un ex stabilimento militare che si trova all’inizio della riserva naturale delle Saline – spiegò allora l’agenzia del demanio – e un tempo veniva utilizzato dai familiari del centro di aviazione leggera dell’esercito. Il complesso necessita di interventi di recupero e l’amministrazione comunale, acquisendolo in proprietà, potrà riqualificarlo e valorizzarlo come stabilimento balneare“.
Da quel giorno fino a oggi non è stato fatto nulla e tra le criticità più forti c’è la parte esterna che raccorda la struttura al mare: le parti di ferro e cemento, abbandonate a sé stesse, sono un pericolo per i passanti.
Nei giorni scorsi alcuni volontari dell’associazione “Tarquinia nel cuore” si sono recati sul posto per delimitare con il nastro segnaletico i punti più pericolosi.
“Ogni giorno la zona è transitata da tante persone, bambini compresi – raccontano dall’associazione –. Chiediamo al comune di bonificare urgentemente questo tratto di spiaggia. A oggi non si è fatto male nessuno, per fortuna, e speriamo non si faccia male mai nessuno. Proprio per questo c’è bisogno di un intervento almeno su questa porzione di area pericolosa che si affaccia sul mare“.
Per alcune estati il complesso, che si estende su circa 7mila metri quadrati, ha ospitato la protezione civile, la guardia costiera e i vigili del fuoco mentre ora si trova in completo abbandono.
A settembre è stato inserito dal comune in uno studio di fattibilità per un progetto da oltre due milioni di euro, da finanziare tramite il “Piano degli interventi straordinari per lo sviluppo economico del litorale laziale”. Tra i vari interventi pensati c’era anche quello di edificare un nuovo stabilimento balneare sopra quello ormai abbandonato.
Samuele Sansonetti
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