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“Morto dopo un volo nella casa di riposo, pochi 4 operatori per 43 ospiti”

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Carabinieri del Nas

Carabinieri del Nas


Tuscania – Tragedia a Villa Iris, pochi quattro operatori compresa la cuoca per 43 ospiti. Uno solo era inoltre operatore sociosanitario qualificato, invece di almeno 5-6 Oss, come sarebbe dovuto essere secondo la procura in base a quanto stabilito dalla normativa che regolamenta il settore nella regione Lazio. 

E’ la vicenda giudiziaria scaturita dalla morte sul colpo di un anziano precipitato da una finestra della casa di riposo: una disgrazia evitabile per l’accusa e imprevedibile per la difesa.

E’ entrato nel vivo ieri il processo per la morte di Gian Paolo Rossi, l’81 enne originario dell’Argentario deceduto il 15 gennaio 2019 dopo avere fatto un volo di oltre tre metri da una finestra del secondo piano di Villa Iris a Tuscania. Parti civili i figli. 

Due gli imputati chiamati a rispondere dal pm Massimiliano Siddi del reato di abbandono aggravato dalla morte davanti alla corte d’assise presieduta dal giudice Silvia Mattei. Sono i legali rappresentanti della società che all’epoca gestiva la struttura, Amedeo Menicacci e Noemi Castellani. Quest’ultima anche nel ruolo di responsabile della struttura, che secondo l’accusa non avrebbe potuto esercitare non avendo né la laurea, né il diploma di scuola superiore con esperienza quinquennale, ma soltanto la terza media. 

La vittima, in base a quanto emerso durante il controesane da parte della difesa del comandante della stazione carabinieri di Tuscania e di un collega del Nas di Viterbo, potrebbe avere messo in atto un gesto premeditato, con l’intento di togliersi la vita. Improbabile che abbia sbagliato strada. Per raggiungere le camere da letto, situate al primo piano, la casa di riposo era dotata di ascensore.


Un volo di oltre tre metri dalla finestra di una soffitta

Senza che nessuno se ne accorgesse, subito dopo cena, verso le 19, Gian Paolo Rossi sarebbe passato (attraverso una porta antipanico adiacente all’infermeria situata al pianoterra) dalla zona riservata agli ospiti alla parte ancora a rustico del fabbricato. Avrebbe quindi salito una scala inutilizzata fino a una stanza del sottotetto al secondo piano, tutto allo stato grezzo. 

Una volta nella stanza, una soffitta dal tetto spiovente, si sarebbe quindi chinato per aprire una finestra stretta e bassa (circa 60 centimetri di larghezza per poco più di 90 di altezza), posta a un’altezza di 30 centimetri da terra, all’incirca un gradino, con una soglia particolarmente profonda, dalla quale sarebbe precipitato sul terrazzo sottostante, facendo un volo di circa tre metri e mezzo e decedendo sul colpo. 


Sulle tracce di una pantofola per la dinamica

“Abbiamo potuto ricostruire il percorso e la dinamica grazie a una pantofola rimasta sotto la finestra del sottotetto, mentre l’altra, insieme agli occhiali rotti, è stata ritrovata sul terrazzo. Nella caduta, inoltre, il corpo, ha strappato il filo per stendere del terrazzo”, ha detto il militare della stazione di Tuscania, spiegando di essere giunti sul luogo della tragedia poco dopo i sanitari del 118, i cui tentativi di rianimare l’81enne si sono rivelati inutili. 


Solo quattro operatori, cuoca compresa

Nella struttura erano presenti quattro operatori, una cuoca e tre Oss, due dei quali però sarebbero stati dei tirocinanti ancora sprovvisti di diploma e uno solo dotato di qualifica professionale.

Secondo quanto riferito dai testi, a fronte dei 43 ospiti, tra i quali diversi parzialmente autosufficienti, per la Asl, in base alla normativa regionale, avrebbero dovuti esserci almeno 5-6 operatori socio sanitari qualificati.

Diverse le irregolarità rilevate, tra cui l’accessibilità del sottotetto, in base alle quali il comune, fece immediatamente una diffida, seguita dalla sospensione e dalla revoca delle autorizzazioni, successivamente rinnovate a un’altra società. 

I gestori hanno messo i lucchetti alle porte tra la zona riservata agli ospiti e il rustico prima del quinto e ultimo accesso dei Nas, l’11 febbraio 2019. Nello specifico l’ordine sarebbe stato impartito dall’imputato Menicacci. La società aveva comunque un’assicurazione di responsabilità civile. 


Vittima affetta dal morbo di Alzheimer

La stessa vittima sarebbe stata affetta da morbo di Alzheimer, quindi non totalmente autosufficiente, secondo quanto riferito dal direttore del distretto sanitario Asl di Montefiascone che ne ha esaminato la documentazione sanitaria. Ma l’81enne non avrebbe mai manifestato intenti suicidari, né si sarebbe mai allontanato da solo in precedenza, né sarebbe mai caduto. L’unico referto di pronto soccorso relativo a una caduta risale al 22 maggio 2017, quasi due anni prima della tragedia. 

La difesa, ritenendo esaustiva la testimonianza dell’altro militare del Nas, ha rinunciato a sentire il comandante Fernando Signore. Le parti hanno inoltre concordato di acquisire la relazione del professor Luigi Cipolloni, il medico legale incaricato dalla procura di effettuare l’autopsia sulla vittima. 

Ritmi serrati per il processo. Si torna in aula lunedì 15 marzo. 

Silvana Cortignani


Articoli:Perinelli (Cgil): “Case di riposo: controlli più serrati, periodici e senza preavviso”  – Precipita dalla casa di riposo, per la procura è abbandono aggravato dalla morte – Precipita dalla casa di riposo e muore


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