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“Nel bagno c’erano il pusher sotto la doccia e la cocaina sopra lo scaldabagno”

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Polizia - La droga e i contanti sequestrati al 32enne

Polizia – La droga e i contanti sequestrati il 28 febbraio 2020

Viterbo – Quando in via Bussi è scattato il blitz lui era sotto la doccia e mezz’etto di cocaina sopra lo scaldabagno. La polizia è entrata con le chiavi del coinquilino, fermato sotto casa mentre usciva dal portone e portato nel frattempo in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle per accertare con una lastra (che ha dato esito negativo) se avesse ingoiato stupefacenti. 

A processo uno dei due pakistani arrestati tra il 28 febbraio e il 7 settembre dell’anno scorso per droga tra corso Italia e via Mazzini. Per la difesa uno scambio di persona.

Era il tardo pomeriggio del 28 febbraio 2020 quando la narcotici della squadra mobile è entrata in azione nel vicolo adiacente a corso Italia, su input di una “fonte riservata”, secondo cui in quello stabile viveva uno spacciatore pakistano che gestiva un giro di cocaina.

Il presunto pusher, un bracciante agricolo 33enne, finito ai domiciliari con l’accusa di detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio, ieri è comparso davanti al giudice Gaetano Mautone per il processo, difeso dall’avvocato Giovanni Bartoletti. 

L’imputato era in bagno sotto la doccia, la droga pure. Mezz’etto di cocaina, era nascosta in due scatole sopra lo scaldabagno: 25,7 grammi di cocaina, suddivisa in 40 involucri in cellophane, più un altro involucro di 23,9 grammi, per un totale di 49,6 grammi. 

Inoltre sono stati sequestrati 4,3 grammi di hashish, un bilancino di precisione e ritagli in plastica idonei al confezionamento delle dosi. Più, in un comodino della camera da letto, dieci ricevute di altrettanti versamenti tramite money transfer da mille euro l’uno e un quaderno con conteggi in pakistano dentro il quale erano custoditi anche 700 euro in contanti. 


Spaccio- Pakistano arrestato dalla polizia

Spaccio – La cocaina sequestrata il 7 settembre 2020


I particolari dell’operazione sono stati svelati in aula da uno dei poliziotti che hanno preso parte al blitz, fortemente contestato dal difensore Giovanni Bartoletti.

“In quella casa abitavano quattro persone e c’era un solo bagno, come fate a dire che lo stupefacente apparteneva al mio assistito?”, ha chiesto, mentre il testimone spiegava che, fonte riservata a parte, le altre tre camere da letto erano semiabbandonate e in una c’era solo un materasso per terra. “Ma sotto casa avete fermato il coinquilino e in casa c’erano due altre persone, un uomo e una signora  bionda”, la replica del legale. 

Bartoletti, chiedendo lumi sul perché abbiano escluso responsabilità da parte del coinquilino, ha poi rivelato che lo stesso, un pakistano anche lui 33enne, è stato a sua volta arrestato, sei mesi dopo, il 7 settembre 2020, dalla squadra volante, quando è stato trovato in possesso di un ingente quantitativo di cocaina. 

Dopo averlo intercettato al corso con una grossa valigia mentre si nascondeva in un vicolo alla vista della polizia, gli agenti lo hanno bloccato mentre entrava nel solito portone di via Bussi, con addosso 246 grammi di cocaina e in casa un bilancino di precisione con tracce di sostanza stupefacente.

Bartoletti, a dimostrazione che il suo assistito è un immigrato regolare, venuto in Italia solo per lavorare, ha anche depositato il suo contratto. Il processo è stato rinviato al prossimo 22 ottobre.

Silvana Cortignani


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