Viterbo – In libreria da marzo “Storia di una ragazza italiana”, libro-intervista a Aurelia Petroselli, vedova dell’ex sindaco di Roma Luigi Petroselli, scritto da Gaetano Buscemi con prefazione di Walter Veltroni.
Aurelia Sergi Petroselli è nata a Messina e ha vissuto a Viterbo, Roma e Furci Siculo. Questi luoghi formano una rete che via via si intreccia attraverso la trascrizione di una chiacchierata tra amici, una lunga conversazione arricchita da riflessioni sulla vita di Aurelia e dell’autore. Storia di una ragazza italiana non vuole essere la biografia della moglie di Luigi Petroselli.
Certo, loro due hanno condiviso un “meraviglioso cammino” e questo libro ci offre la possibilità di ricordarlo e conoscere aspetti meno noti del “sindaco dei romani”, ma è anche l’occasione di ripercorrerela storia italiana dal dopoguerra a oggi.
Gaetano Buscemi ci regala una testimonianza personale e universale al tempo stesso, raccolta con delicatezza e curiosità, impreziosita da approfondimenti culturali e fotografici. La storia di una donna forte, colta e moderna. La storia di una ragazza italiana.Gaetano Buscemi è nato nel 1953 a Sassari e vive a Roma. Ha lavorato per anni in banca, ma è anche autore di testi teatrali, poetici e letterari, e attore. Ha scritto le pièce Una cena sul tetto (2009)e I terremoti dell’anima (2012).
La prefazione di Walter Veltroni
«Non volevo fare di professione la moglie» dice a un certo punto Aurelia a Gaetano Buscemi, nel corso di questa lunga e bella conversazione che ripercorre tutta la sua vita. Ed è vero, è così. Aurelia ha condiviso un meraviglioso cammino insieme al suo amato Gigi, a Luigi Petroselli, il sindaco di Roma e dei romani, il “sindaco del popolo”. Ma la presenza al suo fianco, si capisce bene da queste pagine, è stata forte e piena di personalità. Quella di una donna colta ed emancipata, determinata e insieme con le sue naturali fragilità. Quella di una giovane partita dalla Sicilia e arrivata prima a Viterbo e poi a Romacon il suo carico di aspettative, di speranze, di sogni. È sul serio “strabiliante” la memoria di Aurelia. Permette allettore di vivere, come fosse lì, le situazioni e le atmosfere dell’Italia di allora.
La giovinezza spensierata, la scuola di danza e le lezioni di pianoforte, e poi i bombardamenti, la paura, la ripresa della vita, la passione per l’insegnamento che la porta lontano da casa, in una terra nuova dove fare nuove amiciziee girare in autostop per andare a ballare.
Anche in quel teatro di Viterbo dove poi sarebbe stata girata la scena del ballo di carnevale de I vitelloni. Per poi tornare a dormire a Tuscania, nella stanza in affitto presso una famiglia che prima di conoscerla meglio e di scusarsi per il suo pregiudizio si chiudeva a chiave in stanza per paura – lei siciliana – della mafia. Ed è tutto da leggere il racconto del primo incontro con Gigi. Forse non del tutto casuale, forse combinato grazie a un amico comune.
Lui, funzionario della federazione del Pci di Viterbo, che si presenta con l’immancabile mazzetta di giornali e si siede al bar non mostrando, all’apparenza, un particolare interesse. Anche se poi i fatti si incaricheranno di dimostrare che così, evidentemente, non era. Aurelia che rimane colpita, affascinata, da quest’uomo che le trasmette subito la sensazione diessere animato da una grande passione.
Non può fare a meno di notare subito, racconta, “il suo forte convincimento in tutto ciò che diceva”. E questo tratto fondamentale di Gigi non c’èdubbio che Aurelia non fece mai fatica a ritrovarlo, in tutti glianni successivi. Soprattutto, inevitabilmente, nei due anni in cui Petroselli fu sindaco e non si tirò mai indietro, nemmeno un giorno, di fronte a impegni che per lui erano, ricorda Aurelia, “gravosi” ma “graditi”.
Commuove, ancora oggi, leggere di come lei fosse in qualche modo consapevole di quel che lui sentiva: che doveva fare presto, che di tempo non ce n’era molto, perché non sarebbe vissuto a lungo. E poi la sua complicità discreta, ad aspettare in macchina mentre il marito all’improvviso si fermava per visitare un cantiere e verificare lo stato dei lavori. E la mattina di quel 7 ottobre, il caffè che lui per la prima volta le porta a letto, per poi salutarla, senza sapere chesarebbe stato per l’ultima volta…
Gigi è stato un grande sindaco di Roma. Poco tempo è bastato a lui, che romano non era, per farsi amare da tutta la città. L’intelligenza politica finissima, la partecipazione al destino delle persone, l’idea generale di uno sviluppo possibile di Roma lo facevano percepire come una guida della città e come un fratello di lotta e di sofferenza per chi stava in fondo alla piramide sociale di Roma.
Ma lo amavano gli intellettuali e lo rispettava chi la pensava diversamente da lui. Io gli ho voluto molto bene e se un sindaco ho avuto come riferimento, lo dissi celebrando in Campidoglio i venti anni della sua morte, è stato proprio Luigi Petroselli. Aurelia lo sa. Ce lo siamo detti a Viterbo al cimitero e ce lo siamo ripetuti le tante volte che insieme lo abbiamo ricordato. C’è questo e molto altro, nelle pagine ricamate da Gaetano Buscemi. C’è davvero la “storia di una ragazza italiana”, discreta e intelligente, sapiente e ironica. Una storia che oggi, soprattutto oggi, vale la pena leggere e tenere con sé.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY