Viterbo – (g.f.) – “Il nostro territorio non adatto al deposito nazionale scorie”. Pronte le osservazioni da parte di docenti Unitus ed esperti, al progetto Sogin per un sito nazionale di scorie radioattive nel territorio del Biodistretto della via Amerina e il presidente del comitato scientifico, Leonardo Varvaro ribadisce quelle che sono le obiezioni alla possibile individuazione.
Un no motivato e ribadito anche dagli amministratori comunali intervenuti all’incontro online, convocato in mattinata.
“Non siamo contrari – osserva Varvaro – a un sito in Italia, anzi è scandaloso che le scorie girino oggi per il nostro paese senza un sufficiente livello di sicurezza. Noi contestiamo il merito”.
Ovvero, le ragioni di una scelta che ha individuato due siti prioritari su dodici proprio sul territorio in questione. Per le ripercussioni in campo agricolo, la vicinanza del fiume Tevere: “Sottovalutata dalla Sogin”, sostengono dal biodistretto.
Le possibili conseguenze potrebbero andare anche oltre, interessare la capitale. Gli amministratori di Corchiano, Vignanello e Gallese, che ricadono all’interno hanno più di un dubbio: “Com’è possibile – si chiede il vicesindaco di Corchiano Piergentili – che in una realtà piccola come la nostra, siano risultati idonei tre siti. Vicino persino a un’oasi Wwf.
È stato tolto peso al valore naturale del territorio, elementi di sismicità e geomorfologici. L’impatto sulla salute lo difenderemo con tutte le forze”.
Da dieci anni in zona hanno investito nel biodistretto, sposando la compatibilità ambientale, il biologico, in un territorio a vocazione agricola.
Da quelle parti temono che tutto possa essere compromesso, se la scelta dovesse ricadere proprio in zona. Oltretutto, a cinquanta chilometri da Roma. Sarebbe un radicale cambiamento della fisionomia per il territorio.
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