Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Arriva anche in Italia il gesto con cui da oggi potremmo essere in grado di riconoscere una violenza domestica in atto, molti movimenti, associazioni e giornali sono tornati anche in Italia, e grazie a Gengle Onlus a spiegare di che cosa si tratta per renderlo il più possibile riconoscibile e utilizzato.
Signal for help
Tra i tanti effetti secondari del Covid e del lockdown c’è l’impennata dei casi di violenza domestica in tutto il mondo, Italia compresa: il luogo che dovrebbe essere più sicuro, la casa, diventa spesso la prigione da cui è impossibile scappare.
Così molte donne si sono trovate costrette a stare tutto il giorno insieme al proprio aggressore, facendo impennare i casi di violenza e di femminicidio. L’agenzia delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere ha parlato di “pandemia ombra” per spiegare l’intensificarsi di abusi fisici o psicologici subiti dalle donne.
Denunciare per troppe donne è difficile, per questo le associazioni hanno pensato a modi semplici per chiedere e ricevere aiuto: gesti apparentemente banali che possono salvare una vita. Un esempio è il “Signal for help”, è stato creato per la prima volta da ‘Women’s Funding Network’ (Wfn), in connessione con la ‘Canadian Women’s Foundation’, all’inizio del lock down del Covid-19, come un modo per le vittime di abusi domestici di indicare visivamente e senza dover parlare il loro bisogno di aiuto.
Signal For Help, inizia ad essere riconosciuto come un segnale internazionale di aiuto.
Il segnale, che si effettua con una mano, consiste nel rivolgere il palmo verso una persona in collegamento visivo, per esempio in video chiamata o fuori dalla finestra, per poi piegare il pollice verso l’interno ed infine chiudere le dita rimanenti per fare il pugno.
Lo scopo è lanciare un sos silenzioso in una situazione quotidiana, che non venga notata dal partner violento. Per esempio si può usare durante una videochiamata con amici, colleghi o parenti mentre si parla di tutt’altro o ci si scambiano ricette. Oppure con il fattorino che consegna la cena, o con il corriere o il postino.
La campagna SignalForHelp si propone di offrire un nuovo strumento per i chi è in pericolo, ma anche di insegnare alle persone che vogliono aiutare, come farlo in modo da non mettere a rischio la sicurezza di chi ha bisogno di aiuto.
Chi è dall’altra parte ovviamente non può mettere la vittima in condizione di esporsi, per esempio facendole domande ad alta voce: l’ideale è dimostrare di aver capito (magari annuendo) e poi avvertire le autorità, per esempio telefonando al numero anti-violenza 1522, che è sempre gratuito.
Per questo è importante che tutti imparino a riconoscerlo: potrebbe bastare un attimo per salvare una donna dalle violenze, l’attenzione verso l’altro e il senso di comunità sono una rete di salvataggio prezioso. Non dimentichiamolo.
Come Coordinamento Donne First e Cisl di Viterbo continuiamo a porre l’attenzione ad ogni forma di discriminazione, sfruttamento, sopraffazione e violenza verso le persone più deboli e vulnerabili.
Daniela Bocci
Responsabile coordinamento donne First/Cisl Viterbo
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